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La competizione fa bene o fa male? Ecco da che dipende

La competizione fa bene o fa male all’individuo? E fa bene o fa male alla società? E fa bene o fa male all’amicizia, all’amore, al lavoro, alla cultura? Ecco le risposte che cercavi.

COMPETIZIONE

Una via italiana alla competizione?
E’ evidente che il concetto di competizione e competitività risente del contesto e del modello culturale nel quale si formano le persone.

In Giappone, ed in genere nel mondo asiatico, pur essendo la competizione molto spinta, guai al professore che a caso individua uno studente e lo invita alla cattedra a rispondere ad una domanda. Perchè in caso di incapacità a rispondere si scatenerebbe un senso di vergogna sociale che potrebbe avere epiloghi anche traumatici. Non a caso il tasso di suicidi è in Giappone molto elevato, anche fra gli studenti.

Negli Stati Uniti, per contro, la parola “challenging” ovvero “sfidante” è un invito ad una opportunità da non mancare, sul quale aziende come Google e Amazon hanno fatto la fortuna loro , del Paese e dei ragazzi che hanno accettato la sfida. Ma se negli Usa la parola “challenging” è un’opportunità, in Italia suona come minaccia.

Con qualche tentativo di eccezione che potrebbe cambiare gradualmente le cose e individuare una via italiana alla competizione.

L’ha ideata all’Università Bocconi Antonella Carrù, direttrice della Scuola Superiore Universitaria che la racconta così:”Facciamo un lavoro sull’individuo che si traduce inevitabilmente in una sfida a superare gli altri. Ma a questo affianchiamo il lavoro sulla capacità di collaborare”.
Un po’ come in una squadra di calcio.

 

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