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Adolescenza, perché la danza fa bene alle quindicenni

Ballare rafforza l’autostima e tiene lontano stress e depressione tipici di questa età

L´adolescenza, tra le fasi più delicate della vita di un individuo, si caratterizza per lunghi periodi di malessere psicologico. I teenagers sono irritabili e scontrosi, tristi e umorali, fragili come in pochissimi altri momenti della propria esistenza. Ebbene, c´è una cosa che contro queste difficoltà tipiche adolescenziali può fare molto: la danza.

 

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Bastano 8 mesi
Proprio così: un corso di 8 mesi è sufficiente a far stare meglio le ragazze, mantenendo il beneficio per un anno. Il ballo, infatti, ha il potere di rafforzare i pensieri positivi e l´autostima, tenendo lontano il malessere frequente nell´età adolescenziale.
Almeno secondo uno studio svedese pubblicato sulla rivista scientifica “Archives Of Pediatrics Adolescent Medicine” e realizzato da Anna Duberg, docente di kinesiterpia e insegnante di danza, insieme a ricercatori dell´università di Örebro.

 

 

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Lo studio
Lo studio è stato condotto su 112 ragazze tra i 13 e 18 anni, seguite per tre anni, in una scuola svedese. Le giovani sono state reclutate dall´infermiera scolastica tra le studentesse che esprimevano il loro malessere con disturbi psicosomatici ricorrenti: mal di testa, stanchezza, inquietudine, depressione.

La metà del gruppo ha seguito un programma di danza, mentre le altre sono state controllate per un confronto. Il corso di danza (contemporanea, africana, moderna o jazz) si è tenuto due volte la settimana, seguendo uno schema standard: 15 minuti di riscaldamento, 40 minuti di danza, stretching, massaggio e rilassamento.

Ogni lezione permetteva uno spazio per la libera espressione, con coreografie immaginate dalle ragazze. In maniera regolare, inoltre, le studentesse compilavano un particolareggiato questionario sul loro stato di salute.

Dopo 8 mesi i dati di benessere erano migliorati molto. E il 91% delle ragazze considerava positiva l´esperienza.

 

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Disfunzione erettile, crollo in vista per il prezzo della “pillola” dell’amore

Se davvero la disfunzione erettile interessa un uomo su due dopo i 50 anni, c’è metà di questo universo maschile che potrebbe presto gioire, almeno dal punto di vista economico.

Sta infatti per scadere il brevetto del Cialis, uno fra i più venduti farmaci che risolvono molti casi di disfunzione erettile.

Secondo le leggi in vigore, infatti, un’industria farmaceutica può produrre in esclusiva il farmaco da lei stessa brevettato per non oltre 20 anni.

 

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Trascorso questo periodo il brevetto che consente di riprodurre il farmaco utilizzando lo stesso principio attivo non è più esclusivo appannaggio dell’industria scopritrice ma può essere prodotto anche da altri soggetti.

E’ nato così il mercato dei cosiddetti farmaci  equivalenti o generici. Un mercato fiorentissimo che oggi copre circa il 20% dell’intero consumo di farmaci da parte degli utenti.

 

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La differenza fra i farmaci equivalenti e di marca

 

Qual è la differenza? Il Prezzo. Infatti il farmaco equivalente costa nettamente meno di quello “ di marca” .

Qualche esempio? Per esempio il Cialis, di cui sta per scadere il brevetto.

Il principio attivo è il Sildenafil, un principio che  agisce da vasodilatatore e facilita l’afflusso di sangue nelle  suoperfici cavernose del pene,  favorendo l’erezione.  Ebbene, il  Sildenafil può essere utilizzato in altre formulazioni per  produrre un farmaco sostitutivo di quello di marca. Solo  che il prodotto di marca, costa 37 euro per 2 compresse da 20 mg , costo che è totalmente a carico dei pazienti( fascia C), mentre il generico costa  meno. Quanto?

 

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Con la scadenza del brevetto esclusivo di produzione, questo prezzo dovrebbe ridursi forse anche di due terzi, pare a 12 euro, secondo le indicazioni non ufficiali che trapelano sul mercato.

Anche altri farmaci costeranno meno, ma  per esempio anche il Crestor (principio attivo è la rosuvastatina) una  statina usatissima per combattere il colesterolo alto o l’Avodart, ( principio attivo è la Dutasteride) usato per combattere lipertrofia prostatica benigna, o  l’ipertensivo Olmetec (principio attivo è l’Olmesartan Medoxomil) molto prescritto per  chi soffre di pressione alta.

 

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Sport , per dimagrire meglio 30 minuti che un’ora a patto che…

I risultati migliori per perdere peso si ottengono se l’allenamento è di breve durata

Se chi fa sport abitualmente lo fa per dimagrire, c’è una notizia ghiottissima che potrebbe assicurare risultati migliori con sacrifici  più leggeri: inutile infatti sudare in palestra per un’ora intera, perché trenta minuti, se fatti a regola d’arte,  sarebbe il tempo ideale per dimagrire.
Una ricerca, pubblicata sull´ “American Journal of Physiology”,  ha evidenziato che chi fa jogging, rema o va in bicicletta per mezz´ora al giorno perde in media tre chili e mezzo in un periodo di tre mesi. In confronto, coloro che hanno fatto sport per un´ora al giorno hanno smaltito soltanto due chili in meno.

Come si spiega?

 

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I risultati dello studio
Ormai sappiamo tutti che una dieta – per quanto rigorosa – da sola non basta a dimagrire e bisogna fare anche attività fisica. Già, ma i tempi di impegno possono variare molto.

Nel loro studio i ricercatori hanno seguito 60 uomini danesi in sovrappeso, ma sani e desiderosi di tornare in forma grazie all´attività fisica. Alla metà del campione è stato chiesto di esercitarsi per un´ora al giorno, con un cardiofrequenzimetro e un contatore di calorie, mentre il secondo gruppo ha fatto sport per 30 minuti.

Grazie agli esami effettuati al termine dell´indagine, il team ha concluso che “mezz´ora di attività è sufficiente a produrre una quantità di sudore in grado di invertire la tendenza al sovrappeso dei volontari.

 

 

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Dieta dei “due giorni”, più benefici per la dieta
E se siete a caccia di “sconti” in tema di dimagrimento,  consideratate questo altro consiglio che arriva dalla ricercatrice Michelle Harvie, del Genesis Breast Cancer Prevention Centre dell´ospedale universitario di South Manchester : basta una dieta circoscritta a due soli giorni su sette per ottenere risultati doppi rispetto a quelli che si possono ottenere con le diete di durata tradizionale.

Seguire una dieta rigida per 2 giorni la settimana produce un “sovra-effetto” in termini di dimagrimento. In altre parole, i benefici delle 48 ore sotto stretto controllo calorico finiscono per influire positivamente sugli altri 5 giorni della settimana in cui non si segue una dieta stretta.

 

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Musica, come avvicinare i bambini allo studio di uno strumento

I genitori che vogliono avvicinare i loro bambini alla musica fanno in genere un errore:  tendono spesso a indirizzarli allo studio dello strumento da loro preferito quando erano ragazzi, o quello che suonano attualmente, ma la scelta dello strumento dovrebbe essere lasciata libera e istintiva  alla scelta del bambino.

Si può offrire al bambino di conoscere più da vicino le sonorità dei diversi strumenti, magari facendoli assistere a concerti di diversi generi musicali, ma non si deve obbligarlo a scegliere il pianoforte o la tromba.
Non solo. Non tutti i bambini devono, per forza, diventare musicisti. Già a 4, 5 anni il bambino è in grado di chiedere di suonare e deciderlo da solo e, se non decide nulla, i genitori devono abbandonare l´impresa. Sarebbe sbagliata un’imposizione perché, se il desiderio non parte da lui, si è già falliti in partenza, dal momento che, in ogni caso, dovrà affrontare momenti di noia e di frustrazione.

Lo studio della musica in genere, e di uno strumento musicale in particolare, va visto come percorso educativo, di rigore attraverso il quale si educa il bimbo a mantenere un impegno, ma se è un’imposizione il senso di frustrazione e di sconfitta è assicurato.

 

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A 3-4 anni la musica solo per gioco

 

I bambini anche molto piccoli imparano il linguaggio musicale con la stessa naturalezza con cui imparano a parlare, ma non c’è un’età ideale per imparare uno strumento musicale. L´età giusta è quando il bambino esprime il desiderio di farlo. Di solito questo avviene quando il piccolo va già a scuola intorno ai 4-5 anni, ma bisogna sempre assecondare i suoi desideri. Come? Avvicinandolo alla musica attraverso il gioco e in modo graduale

In genere nelle scuole di musica ci sono corsi che sono pensati proprio per i piccoli di 3-4 anni, propedeutici ai corsi per lo studio dello strumento vero e proprio. Durante le lezioni si canta (la voce è il primo strumento che abbiamo a disposizione), le mani diventano percussioni che battono e i bambini saranno lasciati liberi di rispondere con movimenti alle sollecitazioni sonore. Se durante questa prima fase, il piccolo inizia a manifestare un particolare interesse per la musica si può sperimentare lo studio di uno strumento.

 

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Il dado da brodo nella dieta: sì o no?

Dà più gusto ai piatti, ma contiene un po’ troppo sale. Preferisci quello di carne, evita il glutammato

Che cosa c´è davvero nel dado da brodo? Quello che sappiamo di sicuro è che arricchisce un risotto “debole”, aggiusta un sugo insipido, è facile da usare e disponibile in gusti diversi.   ma dei contenuti spesso ne sappiamo ben poco. Ecco allora qualche informazione in più che ci aiuta a sceglierlo oppure ad evitarlo.

In media un cubetto è composto per il 60% da sale alimentare, per il 20% da grassi vegetali o animali, per il 10% da glutammato di sodio e per il resto da acqua, aromi e conservanti.

 

Quanto sale e quanto glutammato
Nel dado classico, in realtà , c´è anche l´estratto di carne (che rappresenta solo il 3% del peso: in un dado da 11 g se ne trova poco più di 0,3 g), importato in gran parte dal Sud America e ottenuto da animali sottoposti a test veterinari. Tutto il sapore, però, non dipende dall´estratto di carne, quanto piuttosto dal sale e dal glutammato di sodio, classificati come “esaltatori di sapidità “, cioè sostanze che esaltano il gusto. Sono proprio questi due ingredienti i responsabili dell´alto contenuto di sodio nei cubetti, che devono essere usati con cautela soprattutto da chi soffre di pressione alta.
Il glutammato agisce soprattutto nella percezione del gusto, uniformando i sapori di molti alimenti. Risultato? Cibi sempre più ricchi di sale, ma tutti simili nel sapore.

 

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Un tipo per ogni gusto
Dalla classica tavoletta al liofilizzato, ecco le caratteristiche dei dadi che si possono trovare in commercio.

1) Il cubetto tradizionale. Ne bastano due per ottenere 1 litro di brodo. Oltre a quello di carne ci sono quelli vegetali, di pesce, di pollo, di funghi. Le calorie sono poche (12 ciascuno), ma a causa dei grassi idrogenati, come olio di cocco e di palma, contengono molti grassi saturi. Se volete tenere sotto controllo il glutammato, fate attenzione agli ingredienti, perché potrebbe contenerne più un dado vegetale che uno alla carne (il sapore delicato delle verdure, infatti, deve essere rafforzato).

2) I preparati in polvere. Sono quelli di seconda generazione che hanno ottenuto il gradimento del pubblico perché si dosano meglio della versione in cubetto. In commercio si trovano in diverse varianti: pollo, verdure e anche pesce. Per restituire agli ingredienti i sapori persi durante la preparazione vengono aggiunti ingredienti chimici. Per evitare che i grassi irrancidiscano, spesso si ricorre agli antiossidanti come il gallato di ottile. Rispetto ai dadi classici ……( segue)

 

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….sono meno grassi (di solito non arrivano al 6%), si sciolgono in fretta e si possono aggiungere a fine cottura.

3) I dadi senza glutammato. I loro ingredienti sono sale, derivati della soia oppure estratti di lievito, verdure e quantità variabili di grasso. Eliminano i rischi delle intolleranze al glutammato (che si trova anche in natura nei pomodori e nei funghi) e della “sindrome del ristorante cinese, così chiamata proprio per l´uso abbondante di glutammato che caratterizza la cucina orientale. Ma questo non significa che si può usare senza limiti, perché compensano con alte dosi di sale e grassi.

4) Estratto di carne. Si ottiene facendo evaporare il brodo di carne e concentrandolo fino a ridurlo a un terzo del volume originario. Rispetto ai dadi tradizionali ha meno grassi e meno sale, quindi può essere usato anche da chi ha la pressione alta. E´ ricco di proteine, calcio ferro e potassio. Attenzione alle dosi, per insaporire ne basta un pizzico: per non rischiare di rendere un piatto eccessivamente salato.

 

 

Le alternative al dado da brodo
Al primo posto, soprattutto per chi segue un regime dietetico, ci sono aromi e spezie come aglio, cipolla, rosmarino, basilico che oltre che insaporire i piatti limitano l´uso di grassi e contengono componenti protettive per l´organismo.
Un´altra alternativa al dado è il gomasio, che si ottiene usando del sale marino ai semi di sesamo tostati e macinati. Il vantaggio? Oltre che essere più leggero del glutammato, può aiutare la digestione.

 

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Sformatini di melanzane grigliate


Calorie: 206
Sformatini di melanzane grigliate

melanzane grigliate surgelate, 12 fette
ricotta 450 g
uova, 1 tuorlo
pomodori maturi 500
basilico
olio d´oliva
sale

Calorie a porzione 206 – Le dosi sono per 4 persone

Preparazione
Lasciate scongelare le fette di melanzana. Ungete con un po´ d´olio 4 stampini. Foderate ognuno di essi con tre fette di melanzana, lasciandole debordare. Lavorate in una ciotola la ricotta con il tuorlo, una cucchiaiata di basilico finemente tritato, una d´olio e un pizzico di sale.
Riempite gli stampini con questa farcia. Ripiegate la parte debordante delle melanzane sul ripieno di ricotta Passate gli stampini nel forno a 180 °C per 7-8 minuti.
Riducete a dadini i pomodori e fateli saltare in padella con olio, basilico e sale. Sformate e servite le preparazioni su piatti singoli con il contorno di pomodoro.

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Zuppa di pesce light


Calorie: 201
Zuppa di pesce light
  • pesce misto per zuppa già pulito, 800 g
  • concentrato di pomodoro, 2 cucchiai
  • cipolla
  • prezzemolo
  • aceto
  • olio d´oliva
  • sale
  • pepe in grani

*le dosi sono per 4 persone

Preparazione
Fate un trito con
una piccola cipolla insieme con un mazzetto di foglioline di prezzemolo e soffriggete il tutto con un filo d´olio in un tegame preferibilmente di coccio.
Stemperate 2 cucchiaiate di concentrato di pomodoro con 2 mestoli d´acqua tiepida, unite alla salsina 30 g di aceto, mescolate e versate il tutto sul soffritto; fate sobbollire per 10 minuti, quindi aggiungete il misto di pesce e lasciate stufare, lentamente, per circa 30 minuti a pentola coperta. Alla fine, aggiungete un pizzico di sale una generosa macinata di pepe e servite molto caldo.
Buon appetito!

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Patate al profumo di mare

La ricetta Patate al profumo di mare, è una ricetta dietetica, di 135 calorie.


Calorie: 135
Patate al profumo di mare
  • patate novelle, 600 g
  • porri, 2 (circa 260 g)
  • scalogno, 1 (circa 40 g)
  • filetti di acciuga sotto sale, 6 (50 g circa)
  • prezzemolo, 2 rametti
  • aceto, 2 cucchiai (20 ml)
  • burro, 2 cucchiai (20 g)
  • olio di oliva 20 ml

*Calorie: 135 a porzione – le dosi sono per 6 persone

Preparazione
Sbucciate le patate, lavatele e asciugatele poi dividetele in 4 in senso della lunghezza. Lavate lo scalogno e tritatelo finemente. Eliminate la parte verde del porro e tritatelo finemente. Sciacquate i filetti di acciuga per eliminare il sale poi metteteli a bagno in una ciotolina di acqua fredda miscelata con l’aceto. Scolate le acciughe, tamponatele per asciugarle e tagliatele a pezzetti. Lavate il prezzemolo, asciugatelo e tagliatelo finemente.

Scaldate in una padella antiaderente il burro con l’olio. Rosolatevi lo scalogno e i porri senza farli scurire. Aggiungete le patate e lasciatele insaporire per alcuni minuti. Abbassate la fiamma e fate cuocere per circa 15 minuti coprendo con un coperchio. Mescolate ogni tanto con un cucchiaio di legno. Unite le acciughe e proseguite la cottura per altri 10 minuti circa. Non aggiungete sale, oppure giusto un pizzico, perché le acciughe sono già abbastanza saporite.<br/>Spegnete il fuoco e spolverizzate con il prezzemolo tritato. Servite il piatto caldo.
Buon appetito!

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Cleptomania, dove nasce la tentazione di rubare

Chi colpisce, come si riconosce e come si cura

Presupposto: se vi è capitato, almeno una volta nella vita, di portare via il kit di cortesia dalla camera d’albergo o un posacenere dal ristorante, non è di voi che stiamo parlando. La cleptomania, infatti, non è una banale tentazione di fare qualcosa che non è del tutto lecito; essere cleptomani vuol dire vivere con l’ossessione di rubare qualcosa, sentirsi continuamente attratti da oggetti che abbiamo di fronte e per i quali sentiamo un’irrefrenabile voglia di metterceli in tasca.
Una lattina di Coca-cola al supermercato diventa come una dose di droga, per il cleptomane: non sa resistere. E quel bisogno diventa patologico. Soltanto dopo averlo soddisfatto, chi è affetto da cleptomania si sente finalmente soddisfatto. A quel punto, subentra uno stato di coscienza molto simile al post orgasmo, unito talvolta a sensi di colpa e vergogna che spesso inducono i cleptomani a restituire ciò che hanno rubato.

 

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Perché si diventa cleptomani
La cleptomania, intesa come bisogno insopprimibile di rubare, rientra tra le dipendenze patologiche diverse da quella verso le droghe. Per esempio, il gioco d’azzardo, lo shopping compulsivo, la bulimia. Non a caso, spesso questi problemi si verificano contestualmente nello stesso individuo.
Perché succede? Molto spesso questa dipendenza è un modo per riempire un senso di vuoto nella vita. I malati di furto non si sentono all’interno di un progetto esistenziale voluto da loro, quasi come se avessero perso la bussola della loro esistenza. E infatti la cleptomania è frequente tra……. (segue)

 

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…i giovani e tra le donne.

Come si cura la cleptomania con la psicoterapia
Per risolvere il problema della cleptomania, nei casi meno gravi, quando cioè la persona è consapevole di avere un problema e chiede aiuto, è sufficiente la psicoterapia comportamentale. Di solito i sintomi passano in 6-7 mesi, dopo aver fatto emergere la delusione per non sentirsi all’altezza delle aspettative altrui, e il dolore per non essere amati così come si è realmente e per essere stati manipolati.

Di recente si è andata affermando una forma di terapia definita “psicodramma psicoanalitico di gruppo”, con circa otto pazienti seguiti da uno specialista: seduta dopo seduta, ognuno racconta la propria storia, poi a turno si recita, come si fosse a teatro, la scena di un piccolo furto. In quel momento è utile che un altro membro del gruppo suggerisca: «Non farlo, non hai bisogno di portare via questo profumo dallo scaffale del negozio, ma di un bacio o di quel fumetto che i tuoi non ti lasciavano leggere e che invece desideravi tanto. Ricordi? Ce l’hai raccontato…”.

 

 

 

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Come si cura la cleptomania con i farmaci
Per curare la cleptomania, meglio evitare gli psicofarmaci, proprio perché queste dipendenze assomigliano a quelle per cui si cerca spasmodicamente una droga: prescrivere una pillola agirebbe da rinforzo.

Ma nei casi più gravi le medicine servono. Per esempio, per le personalità con tratti psicotici, antisociali e aggressivi, che non si limitano a rubate un oggetto, ma compiono atti vandalici, rompono le vetrine.

In questo caso sono indicati, accanto alla psicoterapia, farmaci antidepressivi come la paroxetina, che aiutano a stabilizzare l’umore.

 

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Dieta, 6 regole per salvarci dalle “grandi abbuffate” da matrimoni, battesimi ecc..

Se siamo a dieta o ci teniamo a non ingrassare, ma abbiamo un pranzo di nozze, un battesimo o una cena di lavoro inevitabili che manderanno a monte tutti i nostri sacrifici, il dilemma è: trasgredire e tanti saluti ? Oppure fare la figuraccia di fronte agli altri per dire “ non posso, sono a dieta..” far finta di mangiare e lasciare tutto nel piatto?

Prima di lanciarvi nel ragionamento che vi porterà a scegliere fra queste due alternative, leggete questo articolo, perchè, grazie alla ricerca pubblicata sulla rivista scientifica “Appetite”, siamo in grado di dirvi che c’è una terza via, una risposta che consente di partecipare con serenità e senza sensi di colpa alle classiche abbuffate delle cerimonie o dei meeting, senza stravolgere il nostro regime alimentare e mandare in fumo settimane di dieta dimagrante.

Di che si tratta?

 

 

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Come giocare d’anticipo

 

La soluzione è giocare d’anticipo. I ricercatori della che hanno condotto lo studio sono partiti dall’assunto basilare che, per non ingrassare, noi abbiamo bisogno di ingerire calorie in quantità uguali a quelle che quotidianamente consumiamo. Hanno così fatto a 430 adulti-campione una serie di domande per conoscere i cambiamenti relativi all’alimentazione e all’esercizio fisico in vista dell’abbuffata prevista. Ad una parte di essi è stato poi inviato un questionario per sapere se le buone intenzioni si fossero poi tradotte in realtà.

I risultati sono stati molto interessanti. Intanto è emerso che i partecipanti avevano introdotto in media 350 calorie in più rispetto ad un pasto medio, ma soprattutto è emersa la tendenza di tutti a compensare in anticipo le calorie in più, modificando la dieta ( nel 38% dei casi) e aumentando l’attività fisica (11%) nei giorni precedenti.

Un atteggiamento di sano anticipo, che è risultato più frequente rispetto a quanti, invece, si sono proposti di porre rimedio dopo la “ grande abbuffata”.

Non solo: è emerso anche che chi giocava d’anticipo “avvantaggiandosi” con dieta e esercizio fisico prima della grande mangiata, riusciva anche a mantenere un atteggiamento alimentare più contenuto anche dopo.

 

Sai calcolare le calorie dei piatti che mangi? Scoprilo con il TEST

 

 

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