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Proteine, come sostituire la bistecca ed avere muscoli ok

Per potenziare i muscoli una bistecca o una pasta e fagioli sono la stessa cosa: proteine animali e vegetali hanno gli stesi effetti ma con una accortezza. Eccola.

proteine

E’ sempre stata la carne il cibo ideale di atleti e sportivi che vogliono potenziare e fortificare la muscolatura perchè ricca di proteine animali, le migliori e più energetiche tra i cibi.

Ma un recente studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition svela che anche le proteine vegetali, quelle contenute nei legumi e nei vegetali non sono affatto da meno e producono gli stessi effetti “energetici” e potenti sulla muscolatura della classica bistecca

 

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Che così fosse, prima della ricerca lo avevano testimoniato nei vari sport molti atleti professionisti che avevano già sostituito la carne rossa dalla loro alimentazione con alimenti ricchi di proteine vegetali senza che le performance ne risentissero.

I ricercatori della Massachusetts Lowel University , invece, sono arrivati alla conclusione che proteine vegetali ed animali pari sono per i muscoli, al termine di una indagine condotta su quasi tre mila persone tra i 19 ed i 72 anni, ai quali è stato chiesto di compilare un formulario sul loro stile alimentare e che poi, in base alle risposte, sono stati suddivisi in sei gruppi”alimentari” a seconda delle fonti di proteine di ciascuno:

  1. cibo da fast food accompagnato da latte e derivati;
  2. pesce;
  3. carne rossa;
  4. pollo;
  5. latte magro e derivati;
  6. legumi.

I ricercatori hanno quindi stimato le proteine assunte da ciascun gruppo e poi hanno “misurato” l’effetto di potenziamento generale conseguito dalle proteine assunte con l’alimentazione di ciascuno, quantificando 3 variabili importanti per determinare le caratteristiche muscolari: la massa muscolare magra; la densità minerale ossea; la forza del muscolo quadricipite.

 

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I risultati: ai muscoli servono proteine
I risultati hanno confermato che chi segue una dieta ricca di proteine ha una muscolatura più in salute e più forte. Ma – ed è questa la novità – non sono emerse differenze tra la forza muscolare tra il gruppo che aveva assunto proteine da fast food e quelli da legumi, né tra chi si nutriva di pesce e chi di pollo. Ai fini della forza muscolare dunque , proteine vegetali ed animali pari sono, e non importa se le assumiamo da una bistecca di vitello o da un piatto di pasta e fagioli.
Stefano Erzegovesi nutrizionista e psichiatra del Centro disturbi alimentari dell’Ospedale San Raffaele di Milano però precisa: “Si, non c’è differenza ma si dovrebbero scegliere le fonti proteiche ricordandosi delle più generali regole dell’alimentazione equilibrata che prevedono comunque di limitare i grassi saturi e gli alimenti ad alto contenuto di sodio. E i legumi rispondono a questi requisiti.”

 

Una ricetta  dietetica ai legumi? Eccola:  Misto di legumi al tegame

 

Quanti legumi per sostituire una bistecca
La questsione richiede una precisazione che riguarda le quantità di alimenti. Infatti, se è vero che tutte le proteine contengono aminoacidi essenziali ( cioè non prodotte autonomamente dal nostro organismo e quindi da introdurre attraverso il cibo) fondamentali per produrre energia e garantire l’attività muscolare, è anche vero che in quelle vegetali gli aminoacidi sono nettamente meno presenti che nella carne. Ciò significa che ne dobbiamo assumere di più per avere la stessa quantità di aminoacidi. Inoltre, le proteine vegetali sono digeribili all’80% mentre quelle animali al 95%.

Che significa? Che se decidiamo di sostituire la carne come fonte di proteine con una pasta e fagioli o con un piatto di pasta e lenticchie, dobbiamo mangiare il 15% di legumi in più.

La soluzione? Per Stefano Erzegovesi è sempre la stessa: sin chiama dieta mediterranea. Piatti unici come pasta e lenticchie, riso con piselli, farro con ceci offrono un bilanciamento ottimale degli aminoacidi essenziali.

 

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Sigarette elettroniche, per i giovani un rischio imprevisto

Le sigarette elettroniche sono di gran lunga meno dannose delle sigarette tradizionali ma una novità sta preoccupando i medici pneumologi. Ecco perchè.

sigarette elettroniche

Le sigarette elettroniche sono di gran lunga meno dannose delle sigarette tradizionali ma…. c’è un “ma” che sta preoccupando i medici specialisti nelle patologie del polmone e della respirazione che richiede studi ed approfondimenti ulteriori.
Di che si tratta?

 
Gli effetti sui geni umani
Prima di rispondere alla domanda principale, è opportuno fare chiarezza intanto sul perimetro dei danni dell’una (la sigaretta tradizionale) e dell’altra (quella elettronica).

Le ricerche condotte finora hanno accertato senza ombra di dubbio che la sigaretta fatta di carta, catrame, nicotina e tabacco altera il funzionamento di 123 geni del corpo umano e stimola l’infiammazione.

I vapori delle sigarette elettroniche,invece, modificano l’espressione di 2 soli geni. Il match dunque si chiude con la vittoria delle sigarette elettroniche per 2 a 123.

 

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Il fatto che la scoperta sia stata fatta dai ricercatori del British American Tobacco R&D usando il modello di polmone in 3D ed una innovativa tecnica di biologia molecolare, la dice lunga sull’affidabilità dei risultati.

Ma gli effetti delle sigarette elettroniche non si misurano solo dalle alterazioni dei geni perché, come noto, la correlazione con enfisemi polmonari e tumori sono accertate.Ed infatti a confermarlo è il Centro anti fumo del’Istituto Tumori di Milano.
Secondo Roberto Boffi, lo pneumologo responsabile del Centro, “ le sigarette elettroniche sono meno genotossiche delle normali sigarette ma non per questo senza altri rischi. Il suo centro infatti ha raccolto alcuni dati che confermano la presenza nelle sigarette elettroniche di metalli pesanti come nichel, piombo e cromo a volte anche in quantità superiori a quelle contenute nelle sigarette normali.

 

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Le altre altre conseguenze

 

Il risultato è un effetto irritante sulle vie aeree che può rendere pià gravi le condizioni per esempio di chi già soffre d’asma, bronchite cronica o di enfisema polmonare.

La circostanza che getta una luce nuova sul consumo di sigarette elettroniche è la motivazione con cui vengono fumate.

E’ certo che aiutino alcuni grandi fumatori a ridurre il consumo di sigarette normali e li aiutino a smettere, ammesso che ci sia la forte volontà del fumatore. Ma le statistiche censite in questi primi anni di consumo di fumo elettronico dimostrano che chi fuma sigarette elettroniche , Il 70% delle persone, non lo fa tanto per smettere quanto per fumare nei luoghi pubblici in cui sarebbe vietato; per cui fumano sigarette normali all’aria aperta e swappano altrove.

Mentre l’11%, soprattutto adolescenti che fumano sigarette elettroniche non ha mai fumato prima e dunque la sigaretta elettronica potrebbe essere il primo passo per diventare fumatori di sigarette tradizionali. E se così fosse sarebbe un vero guaio.

 

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Amore tra colleghi, i perchè delle donne italiane

Amore tra colleghi, ecco che succede alle donne italiane: i motivi per cui il colpo di fulmine al lavoro è così frequente non è quello che pensi tu. Ecco qual è.

Amore tra colleghi? Sulle relazioni sentimentali sul posto di lavoro, ciascuno ha la sua posizione: c’è chi le considera impossibili, chi infruttuose, chi utili a fare carriera, chi piacevoli diversivi dalla routine. Di sicuro, accadono molto più di quanto si immagini. In Italia, come in Europa. Lo dimostra un sondaggio sul tema realizzato dalla società Parship in sei paesi Ue (Italia, Germania, Austria, Svizzera, Spagna e Regno Unito) su 7734 uomini e donne single.

 

Innamorarsi sul lavoro è facile

Il 65% dei single europei pensa che sia facile per due persone libere prendersi una cotta, lavorando nella stessa azienda. Ne sono molto convinti gli uomini spagnoli con il 52,63%, seguiti dagli svizzeri con quasi il 50%, dagli italiani con il 42,6% e dagli austriaci con il 40,34%. Alta, anche se inferiore, la percentuale femminile (svizzere 38,90%; italiane 31,85%; inglesi 24,05%); con l’eccezione delle donne spagnole, che per il 64,38% considerano il posto di lavoro come un luogo particolarmente favorevole ai colpi di fulmine.

 

 

Leggi anche: Sesso in ufficio: 10 consigli infallibili

 

Mai flirtare col capo o un sottoposto

Posta questa generale “disponibilità” alla relazione sentimentale in ufficio, quanto può funzionare un ménage di questo tipo? La questione tocca decisamente di più le donne: in media il 30,81% (contro il 23,90 degli uomini) risponde che non c’è nessun problema solo se si tratta di due persone allo stesso livello; ma se nascesse una storia con il proprio o la propria responsabile oppure con qualcuno che ha un ruolo subalterno, tutto diventerebbe più complicato. In particolare, la pensa così il 34% delle tedesche, seguite dalle svizzere (31,4%), dalle inglesi (28,4%) e dalle italiane (25%). Gli uomini più sensibili alle differenze di ruolo lavorativo sono i tedeschi (29%), seguiti dagli inglesi (27,5%). Il distinguo tra livelli professionali non interessa proprio, invece, agli spagnoli: meno del 6% di uomini e donne si preoccupa dei rapporti gerarchici quando scatta l’amore.

 

 

Leggi anche: Dimmi che capo ufficio hai, ti dirò che stress avrai

 

Un’avventura in ufficio, perché no?

Favorevoli a una piccola storia senza grandi conseguenze si dimostrano in generale soprattutto gli uomini (in Italia, la preferisce il 19% contro l’11% delle donne). Unica eccezione, il Regno Unito: oltre il 20% delle inglesi, infatti, preferisce il flirt con il collega, contro un 17% maschile.

In ogni caso, se e quando capita di innamorarsi sul posto di lavoro, la maggior parte dei single è favorevole ad avviare una relazione importante. Solo i maschi spagnoli preferiscono avere un´avventura e per il 21% si tengono bene alla larga da una storia d´amore con una collega.

 

Quelli che… meglio di no

Meglio lasciare distinti lavoro e sfera sentimentale: questo binomio potrebbe infatti diventare estremamente pericoloso per la propria felicità. La pensa in questo modo il 23% dei single. Idea condivisa dal 27% degli italiani che sono, in generale, i meno disponibili a intrecciare i due piani, quello lavorativo e quello privato: in special modo le donne (contrarie al binomio per il 31,6%, verso il 22,4 degli uomini). I più possibilisti sono i concretissimi svizzeri: solo il 18,5% esclude a priori l’amore in ufficio.

 

 

 

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Dolci a Carnevale, come mangiarli senza ingrassare

Come preparare frappe, castagnole, ravioli e zeppole senza fare troppi danni alla dieta

dolci carnevale

I dolci di carnevale sono quanto di più gustoso offra la tradizione regionale italiana. Si chiamano in mille modi diverse: frappe e castagnole, chiacchiere e zeppole, ravioli e cenci… Ma il risultato è uno solo: golosità allo stato puro.

Con qualche piccola variante, la ricetta è sempre la stessa: impasto di zucchero, uova e farina, fritto nell’olio o nello strutto, poi cosparso di zucchero o miele.

 

Dove nasce la tradizione dei dolci a Carnevale?

La data esatta non è nota ma sappiamo che già  nell’antica Roma si usava festeggiare il Carnevale come festa romana dedicata a Saturno.

Si trattava  di un periodo in cui il Potere costituito ammetteva per il popolo, per un periodo limitato nel tempo, scherzi, festeggiamenti, balli, canti come spazio temporale dedicato ai piaceri.

Quelli della tavola in primis, e dunque i dolci.

E sempre nell’epoca romana sarebbero da ricercare le radici dei festeggiamenti in maschera: i nostri antenati festeggiavano infatti in onore di Bacco tra canti e balli in strada nonché vino a fiumi.

L’origine del termine Carnevale non trova una spiegazione univoca. Secondo alcuni deriverebbe da carnem levare, ossia “togliere la carne” come imposto da una regola ecclesiastica medievale, mentre per altri l’origine sarebbe da far risalire a carna aval, “non mangiare carne sino a Carnalia“, festa romana dedicata a Saturno.

Da qui i dolci “sostanziosi”con varianti che partono dalle frittelle ed arrivano  a varianti  dal ripieno di crema, marmellata, sciroppo, liquore…

Arrivata fino a noi, la tradizione dei dolci di Carnevale si scontra (ogni epoca ha le sue fissazioni) con la dieta e il timore di molti di ingrassare. Ed allora ecco qualche consiglio per mangiare i dolci di Carnevale senza farsi  eccessivamente male sulla bilancia.

 

Leggi anche: Friggere con l’olio d’oliva? Ecco che succede

 

Occhio alla cottura
Dal punto di vista nutrizionale, i dolci di Carnevale sono purtroppo autentiche “bombe”: l’olio fritto, gli ingredienti altamente calorici, i condimenti, le decorazioni…

Ma se non ci sono particolari problemi di salute (fegato, digestione), possiamo dire che due o tre strappi alla regola sono concessi, senza lasciarci andare a sensi di colpa.

Ecco allora qualche trucco per rendere i dolci di carnevale meno dannosi per la salute e la linea.

 

 

  • Usa l’olio di oliva – L’olio è molto meglio dello strutto, che ha un contenuto energetico e di colesterolo molto elevato (900 calorie per 100 g e 82 mg di colesterolo ogni 100 g).
  • Fai la sfoglia molto sottile – Se li preparate in casa, fate attenzione a tirare la sfoglia molto sottile: basta infarinare molto bene il piano di lavoro e il mattarello, in modo che la pasta non si attacchi. In questo modo la frittura risulterà più leggera, più rapida e molto fragrante.

 

Leggi anche: Golosità, ecco perchè non resistiamo ai dolci

 

  • Usa la farina integrale – Un ingrediente sano che permette di aumentare la quantità di fibre benefiche per l’intestino.
  • Aggiungi vanillina all’impasto – Dà più sapore e non costringe a esagerare con lo zucchero a velo.
  • Cuocili al forno – E’ un tipo di cottura ottimo come alternativa alla frittura, perfetto soprattutto per le frappe (o chiacchiere).

 

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Carnevale, come capire il partner dalla maschera che sceglie

Carnevale, come capire il partner dalla maschera che sceglie? Scopri quali aspetti del carattere nasconde il travestimento che preferisce il tuo partner.

carnevale maschera

Che vi piaccia mascherarvi a Carnevale oppure no, questo articolo potrà risultarvi molto utile sia come single che come coppia. Perché nel primo caso, saprete capire che cosa nasconde, dal punto di vista psicologico, la vostra preferenza per questa o quella maschera (e così quella del partner); nel secondo, avrete tutte le armi per decifrare meglio la personalità del vostro lui (o della vostra lei) che sceglie comunque di travestirsi. Così come saprete meglio su quali aspetti puntare per sedurre qualcuno durante i party di Carnevale.

 

 

Tutti i significati delle maschere
Ma procediamo con ordine. Il professor Piero De Giacomo, neuropsichiatra dell’università di Bari, ha individuato 10 diversi abbinamenti tra maschera di Carnevale e il profilo psicologico delle persone.

 

1) Un personaggio molto noto – Se il vostro lui (o la vostra lei) indossa questa maschera è un tipo meticoloso. L’indizio clou? Quasi certamente tenderà a riprodurre in maniera fedele anche il modo di muoversi, parlare e comportarsi del personaggio interpretato.

2) Un personaggio ambiguo nella maschera e nel comportamento – Di solito è un’opzione cui ricorre chi vuole nascondere la propria vera natura (anche sessuale, per esempio).

3) Mascherarsi in modo chiaro e ben definito – Ad esempio, un personaggio o un animale forte. Indice di una personalità molto spiccata, quando un individuo è sicuro di sé.

4) Un ambasciatore, un diplomatico, un politico – Con ogni probabilità, chi vi ricorre tende a essere un “viveur” piacevole nell´aspetto, gradevole nel proporsi, ma che mostra di non rinunciare al suo mondo.

5) Una maschera “astratta” – Un’opzione molto valida per ambienti raffinati, di solito rivela spirito molto originale e provocatorio.

 

Leggi: Dolci tipici di Carnevale, puoi farli anche light

 

6) Una maschera “artistica” – Ispirarsi a un quadro, magari a un autoritratto di Van Gogh, significa volersi mascherare, ma senza troppo cambiare l’originale…

7) Mascherarsi da Brontolo – Qualunque maschera di personaggio che sia “bastian contrario”, oppositore a oltranza, polemico e arrabbiato cronico, svela incondizionatamente l’indole irascibile di chi la indossa.

8) Un animale – Di solito sono travestimenti scelti da chi ha poca fantasia: tigre uguale cattiveria, scimmia uguale dispettosità…

9) Un dittatore folle – In particolare, se la persona è per carattere buontempona, sceglierà uno stile di maschera caricaturale.

10) Maschere metaforiche o ispirate ai sogni – Di solito sono quelle che indossano personalità dallo spirito più complesso, che vogliono comunicare qualcosa di non diretto, ma velato.

Ma che cosa significa, invece, scegliere di non mascherarsi in una festa in cui invece tutti sono mascherati? Chi si comporta in questo modo non vuole prestarsi a modificare la realtà delle cose, né tantomeno la sua persona. Vuole soltanto rappresentare la maschera di sé.

 

Leggi: Carnevale, il decalogo per la festa mascherata sicura.

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Oltre le maschere,  c’è dell’altro

 

Questa classificazione può dunque essere molto utile per capire chi si cela davvero dietro la maschera che incontriamo a Carnevale; ma può essere anche utile  a trasmettere un messaggio riguardante noi stessi a seconda della maschera che scegliamo.

Nell’uno è nell’altro caso, comunque, è consigliabile scegliere maschere e gadget che non facciano male alla salute. A questo riguardo il Ministero della Salute ha stilato un decalogo di consigli per situazioni alle quali spesso non si pensa.

E la dieta? Tra castagnole, frappe, miele, frittelle, Carnevale è anche un momento gastronomicamente complicato. Tanto è vero che il senso trasgressivo della festa non riguarda solo la sfrontatezza e la scherzosità dei comportamenti (nella religione Cattolica, dopo il carnevale della licenziosità arriva il mercoledì delle ceneri e della penitenza), ma anche la trasgressione a tavola dove, qualche strappo ce lo possiamo sempre consentire.

Tuttavia c’è un modo per non esagerare e non fare molti danni alla linea senza rinunciare al carnevale.

 

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Arriva la fiori-terapia: e siamo tutti più cordiali

Un mazzo di fiori giusto piazzato in ognuno degli ambienti del mattino ( bagno, cucina, guardaroba) è in grado di cambiare l’umore della nostra giornata. Ad Harvard hanno scoperto perchè.

I fiori hanno sempre avuto destini molteplici: biglietto di presentazione, come gesto d’amore, come ricordo al caro estinto; ma che fossero anche  l’antidoto ai caratteri scontrosi ed ai risvegli difficili lo sapevano davvero in pochi.

Ed invece ecco puntuale lo studio svolto da un gruppo di ricercatori della Harvard University in collaborazione con il Massachusetts General Hospital che dimostra come i fiori siano in grado di esercitare un forte impatto sulle nostre emozioni.

In ricercatori sono partiti  come spesso accade dalla commessa di una qualche industria di fragranze ed essenze per profumi per studiare gli impatti di  queste nella reazione olfattiva fra le persone. Si sa, infatti, che questa è molto importante ed è alla base del successo secolare dei profumi. Un profumo attraente avvicina  le persone, crea attorno a chi lo indossa una capacità magnetica di suscitare benevolenza che, se non risolve, certamente aiuta la relazione. Al contrario un profumo sgradevole, allontana fisicamente il rapporto con tutto ciò che ne consegue sul piano della frequenza della relazione.

 

Leggi anche: Allergico alle piante? prova con le… piante

 

Ebbene, la ricerca  ha scoperto che le persone che faticano a svegliarsi la mattina o a reagire al suono della sveglia , dimenticano ogni fatica e ritrovano istantaneamente il buonumore se la prima cosa che vedono quando aprono gli occhi è un mazzo di fiori o una composizione di piante e fiori.

L’hanno subito chiamata morning flowers therapy ad indicare gli effetti terapeutici di una simile situazione che, se non può certo realizzarsi in camera da letto ( tenere piante e fiori   nella stanza dove si dorme è dannoso alla salute perchè le piante di notte emettono anidride carbonica), può tranquillamente avvenire  collocando un mazzo di fiori in cucina, il luogo dove  andiamo subito dopo alzati per fare colazione.

 

Leggi anche: Ditelo e fatelo con i fiori

 

Un fiore giusto  per ogni stanza del mattino

Esattamente come accade nella moda, anche i fiori hanno  il loro decalogo sociale, perchè la modalità di presentarli cambia a seconda delle realtà sociali – spiega Michael J. Skaff esponente di spicco di quella nuova professionalità che va sotto il nome di “analista floreale”.

Per il 2017, con le sue crisi e le sue incertezze sul futuro, l’analista prevede che i fiori che vanno di più sono quelli che consentono composizioni sofisticate e un po’ selvagge: orchidee, ortensie, nigelle, calle, gerbere.

Se volete svegliarvi di buon umore, dunque, piazzate un’ortensia in bagno (forse il primo luogo  che  visitiamo appena alzati) e poi subito una orchidea in cucina (il secondo luogo, quello della colazione). Se poi  avete una stanza armadio guardaroba, separata dalla camera da letto, piazzate una gerbera  vicino all’armadio e, se  gli studi della Harvard University sono confermati, ritroverete energia e buon umore istantaneamente per tutta la giornata.

 

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Le tendenze del 2017

Secondo i dati della società Npd, la tendenza dei fiori si muove in parallelo con quella dei profumi. E poichè  nel 2017 la vendita di profumi  nelle giovani donne fino a 35 anni ha fatto registrare aumenti di circa il 10% in Italia e Spagna e del 5% in Francia specialmente su certi tipi di fragranze gourmand, la tendenza è per  essenze golose, dove il profumo attrae non solo l’olfatto ma, se fosse commestibile, ce lo mangeremmo anche.

I fiori protagonisti? La rose. ma con sfumature diverse dal tradizionale, cioè assai simile a come la odoriamo in natura;la tuberosa ma non più opulenta bensì lavorata con tecnologia che fraziona e taglia alcune molecole privandola delle sue parti più scure.

 

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Impepata di cozze

Impepata di cozze: ingredienti preparazione e piccoli trucchi per una ricetta dietetica da 64 calorie.


Calorie: 64 calorie
impepata di cozze ricetta

Cozze: 800 grammi
Limone: 1
Aglio: 1 spicchio
Olio extravergine di oliva: 1 cucchiaio da tavola
Pepe nero: q.b.

Le dosi sono per 4 persone – 64 calorie

Sciacquate le cozze e raschiatele con cura con un coltellino.
Schiacciate l’aglio e privatelo della buccia (se non amate l’aroma forte, privatelo della parte verde al suo interno). Mettetelo in un tegame abbastanza ampio con l’olio, a fiamma viva, quindi aggiungete le cozze e coprite in modo da farle aprire con il calore. Saranno necessari circa 5 minuti di cottura in questo modo.
Quando le cozze sono pronte, raccoglietele in una zuppiera, irroratele con il liquido di cottura (che avrete filtrato) e cospargetele con abbondante pepe nero macinato sul momento. Quindi, servitele accompagnate con il limone tagliato a spicchi.

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Insalata di patate e spinaci

Insalata di patate e spinaci


Calorie: 184
Rcette - Insalata di patate e spinaci
  • patatine pelate 500 g
  • spinaci in foglia surgelati 200 g
  • carotine lessate 200 g
  • erba cipollina
  • aceto di mele
  • olio d´oliva extravergine
  • sale q.b.
  • pepe a.b.

*le dosi sono per 4 persone

Preparazione
Mettete sul fuoco una pentola con acqua calda e, l´acqua bolle , tuffatevi le patatine. Lasciate cuocere per 15 minuti poi scolatele e lasciatele da parte. Sbollentate gli spinaci e scolateli molto bene dall´acqua. Lessate anche le carotine.
Disponete le verdure nel piatto da portata, alternando i tre colori. Cospargetele con erba cipollina tritata e conditele con una vinaigrette preparata emulsionando 3 cucchiaiate d´olio extravergine con 2 di aceto di mele, sale e pepe.
Buon appetito!

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Mela in coppa con uvetta e gherigli di noci

Mela in coppa con uvetta e gherigli di noci


Calorie: 237
Mela in coppa con uvetta e gherigli di noci
  • 2 mele
  • uvetta secca 60 g
  • gherigli di noci 60 g
  • limone
  • miele

*le dosi sono per 4 persone

Preparazione
Predisponete 4 coppette. Distribuite in ciascuna mezza mela, pelata e ridotta a dadini, l´uvetta ammollata nell´Armagnac (o nel cognac) e poi sgocciolata e qualche goccia di succo di limone.
Mescolate i gherigli di noce con un paio di cucchiaiate di miele liquido, poi aggiungeteli nelle coppette.
Buon appetito!

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Bambini e primi passi, quello che c’è da sapere

I consigli dello specialista, dal girello alle scarpe

primi passi

Per i primi passi del tuo bambino, serve esperienza, ma anche qualche informazione che ti aiutano a fare la scelta giusta nella prima scarpa della vita.

Morbida, flessibile, con un plantare scarso o nullo e sostenuta nel retropiede. Sono queste le caratteristiche della scarpina giusta per i bimbi che muovono i primi passi secondo il dottor Onofrio Donzelli, direttore di Ortopedia Pediatrica dell´Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna.

“Se l´ecografia all´anca fatta nelle prime sei-otto settimane di vita evidenzia una situazione nella norma – spiega Donzelli – il bambino può essere messo in piedi a 8 mesi: il consiglio è di iniziare dal box, nel quale dopo neppure 15 giorni inizierà ad arrampicarsi e a voler stare dritto”.

 

 

Mai forzare i tempi
“Nelle prime fasi va bene anche il girello, soprattutto se si ha una casa nella quale è un po´ difficoltoso muoversi e ci sono diversi spigoli – prosegue Donzelli. “In ogni caso una regola di base a ricordare è che i bimbi non vanno mai spronati eccessivamente a camminare, perché tanto è una cosa che vorranno fare naturalmente”.

 

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Preoccupazioni infondate
Quando il piccolo muove i primi passi mamma e papà, oltre ad accompagnarlo tenendolo per tutte e due le braccine, secondo l´esperto non devono preoccuparsi troppo se a volte cammina sulle punte, è un´attitudine normale e con il tempo passerà.
Non deve creare troppa preoccupazione neppure il cosiddetto piede piatto, una condizione abbastanza comune e che fino ai quattro anni di vita è considerata fisiologica, purchè non associata al calcagno valgo.

 

Leggi anche: Scuola materna? Per i bambini solo vantaggi

 

Il valgismo e il varismo
Diversa è invece la situazione nel caso di valgismo (cioè predisposizione delle ginocchia verso l´interno) e varismo (la tendenza opposta, cioè quella di rivolgerle verso l´esterno), che sebbene siano per certi versi fisiologici vanno monitorati.
Per una condizione fetale il bambino quando nasce può avere le tibie rivolte all´interno – è la conclusione – può esserci quindi un naturale varismo (che dai tre anni e mezzo può essere valutato per scoprire che non sia invece patologico) che poi si evolve in valgismo e infine si assesta. Se dopo i 6 anni questo non accade, si può pensare all´utilizzo di un plantare, magari di quelli adattabili a una calzatura normale.

 

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