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Cambiare carattere: le 4 bugie che diciamo a noi stessi per non farlo

Cambiare carattere si può? Ecco le risposte di psicologi e mental coach. Le 4 bugie che diciamo a noi stessi per non farlo e le 2 ragioni che fanno crollare l’autostima.

cambiare carattere

Cambiare carattere si può o il carattere timido, aggressivo, egoista o arrogante è scritto nel dna dalla nascita e nessuno può cambiarlo?

Il quesito è di quelli che ci poniamo tutte le volte che timidi come siamo, proviamo ammirazione ed invidia per quell’amico spigliato che ”si butta” in ogni situazione o affascina tutti con le sue parole; o tutte le volte che dobbiamo affrontare una prova difficile, come iniziare una dieta, cambiare lavoro, rispondere per le rime, e diciamo a noi stessi “non sono capace non ce la faccio”; oppure ancora quando ci facciamo prendere da uno scatto d’ira e ci accorgiamo di aver fatto del male ingiustamente a qualcuno e vorremmo non averlo fatto.

Il punto è che spesso vorremo essere diversi da come siamo e a vole capita, molto più spesso di quanto non si creda, che siamo alla ricerca di un modello di riferimento che è lontano da ciò che sentiamo.

Ebbene, sappiamo che rispondere alla domanda “il carattere si può cambiare?” per chi legge questo post potrebbe avere effetti diversi: si potrebbero trovare conferme alla proprio disfattismo o, al contrario, trovare la forza di alzare la testa e provarci.

 
Cosa dicono gli esperti

 

Ed allora cominciamo ad orientarci nei meandri del carattere di ognuno di noi .

La prima cosa da dire è che esistono due scuole di pensiero:
quella degli psicologi, che sostengono che il carattere è immutabile ma possiamo cambiare alcuni comportamenti che ci fanno sentire inadeguati;
e quella dei mental coach, nuova figura di allenatori mentali, molto presenti nello sport professionistici, i quali invece sono assolutamente convinti che il carattere di cambia, soprattutto nelle situazioni in cui l’inadeguatezza è conseguenza di un distorto concetto di autostima.

La prima conclusione comunque è che, se viviamo una situazione di disagio e vorremmo essere diversi da come siamo o appariamo, nulla è immutabile, cambiare si può.

 

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Perchè a volte ci sentiamo inadeguati

 

Per capire la fonte della inadeguatezza che a volte sentiamo riferita a noi stessi prendiamo a prestito le parole di Giovani Gabrielli, un rappresentante della categoria dei Mental Coach.
Egli sostiene che alla base c’è un problema di autostima, ovvero qualcosa che nell’età evolutiva critica per la formazione del nostro carattere, tra i 3 ed i 10 anni, un genitore, un nonno, un’insegnante, una baby sitter, insomma chiunque abbia avuto l’opportunità di trascorrere del tempo con noi bambini ha detto, fatto qualcosa che, anche inconsapevolmente, ha inciso sulla nostra autostima.

Per fare qualche esempio, deve aver pronunciato troppo spesso la fatidica frase: “se non fai questo, mi dispiace, se fai quest’altro tutti si metteranno a ridere ecc.) Oppure frasi come: “ guarda quel bimbo come è bravo, pulito, educato e tu invece no”.

Gabrielli sostiene che si tratta di approcci sbagliati perchè possono essere la causa del crollo dell’autostima in un bimbo, proprio nel momento in cui sta formando la propria individualità, il suo essere da adulto.

 

Le 2 cause che fanno crollare l’autostima

 

Gabrielli ha dunque codificato le 2 principali cose che fanno crollare l’autostima, sia di un bimbo che di un adulto , sia pure in modi diversi:

  • 1) Sentirsi in competizione con gli altri – E’ una situazione molto frequente perchè tipica della società in cui viviamo che è molto competitiva. La competitività, attenzione, non è un disvalore ed è la molla del miglioramento quando serve a rinfiorzare le nostre capacità individuali, ma enfatizzarla dal punto di vista caratteriale come fosse l’unica verifica della propria capacità finalizzarla esclusivamente a sconfiggere gli altri è sbagliato. Dunque non si può giudicare un bimbo e farlo sentire bravo se arriva primo e fallito se si calssifica ultimo, se risponde a tutte le domande della maestra o non risponde a nessuna; se è più furbo di un altro bimbo o più tontolone. Così come per un adulto non si è una nullità se non ci si fa notare dal capo e si è un esempio se il capo si ricorda il nostro nome.

Bisogna in sintesi smettere di sentirsi in competizione con gli altri e competere per mostrare la propria superiorità sugli altri, ma fare le cose per noi, ed essere in competizione solo con noi stessi. Qualche esempio: “Ieri sono riuscito a fare fin qui, ma oggi con un po’ di pazienza in più, preparazione in più, leggendo meglio sono riuscito a fare un po’ di più ed ho migliorato me stesso.

 

Leggi anche: La competizione fa bene o fa male? Ecco da che dipende

 

  • 2) Sensi di colpa-  Anche il senso di colpa è un connotato della nostra cultura. Spesso i bambini lo imparano dal Catechismo, o dai genitori quando questi usano espressioni o metodi sbagliati che potremmo definire ricatti affettivi. Tipica è la frase: “se non mangi la pappa, non mi vuoi bene”; oppure se non dormi/dici le parolacce, fai capricci mamma piange”.
    O negli adulti, “se non riesci a consegnare il lavoro entro domani penalizzi tutto il team di lavoro”, oppure: “se non ti fermi in ufficio oltre l’orario, sei un lavativo”.

Il metodo per valutare se stessi è un altro: è mettere in campo tutte le risorse che abbiamo a disposizione. Quindi rispondere a queste domande: Ho fatto tutto quello che potevo fare per raggiungere il risultato ? Non ho lasciato nulla di intentato ? O potrei prepararemi meglio? Consultare qualcuno in più? Ricontrollare le cos fatte da altri? Se non si è lasciato nulla di intentato e si è fatto tutto l possibile, anche un riosultato negativo sarà accolto come una delle eventualità della vita non certamente come una nostra mancanza.

 

 

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Cambiare i comportamenti non il carattere?

Gli psicologi sono i fautori della tesi deterministica; il carettere in sostanza è quello che è, e cambiarlo non si può, ma possiamo cambiare alcune nostre attitudini.
Dice la psicologa Silvia Guglielmetti : “Molte volte ci piacerebbe essere diversi da quello che siamo. In realtà, è importante imparare a conoscersi, prendere consapevolezza dei propri limiti ma anche delle proprie risorse e impegnarsi nel miglioramento di quei comportamenti che la fanno vivere male. L’obiettivo non è cambiare il proprio “carattere” ma cambiare quei comportamenti inadeguati su cui si può lavorare, anche con l’aiuto di uno psicoterapeuta”.

Più categorico è Giuseppe Del Signore, anche lui psicologo: “Cambiare il proprio carattere non è assolutamente possibile, soprattutto volendo “diventare” o “ostentare” qualcosa di diametralmente opposto a come si è realmente. Se pensa di essere molto timidi e con poca autostima, potrebbe essere utile lavorare su questi aspetti,per comprendere qualcosa in più su di sè e del rapporto con gli altri.

Più possibilista è un’altra sicologa, Raffaella Orlando la quale sostiene: “è possibile potenziale le proprie capacità e potenzialità latenti e lavorare, all’interno di un setting terapeutico, sulle motivazione alla base della mancanza di sicurezza ed austostima.

 

 

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Le 4 bugie che ci diamo per non cambiare

 

 

Ma è possibile fare un check up fai-da-te per capire se la colpa è dentro di noi o se l’impossibilità di cambiare il nostro carattere è davvero totale?

Ci soccorre Gabrielli, il Mental Coach, il quale ritiene che molto spesso siamo noi a non voler cambiare anche se pensiamo il contrario ; e per autovincerci raccontiamo a noi stessi delle bugie belle e buone con le quali vogliamo trovare una scusa alla nostra apatia.

Ed allora basta individuare quali sono queste bugie e se ci riconosciamo in più di una di esse, avremo la diagnosi: possiamo cambiare e la cosa dipende solo da noi.

Ecco quali sono le 4 bugie che raccontiamo più frequentemente a noi stessi per non cambiare il nostro modo di essere.

  1. Non è il momento giusto –
    E’ la scusa più frequente. Se ce lo diciamo da tempo e siamo sinceri con noi stessi, scopriremo che per noi non è mai il i tempo giusto, abbiamo trovato sempre una motivazione per indurci a rinviare lo sforzo di cambiare.
    Invece bisogna rivalutare il proverbio: non rinviare a domani ciò che puoi fare oggi.
  2. Comincio quando voglio –
    E’ la stessa debolezza osservata da un punto di vista diverso. Non riteniamo di essere inadeguati ad iniziare adesso, ma diciamo a noi stessi che, siccome possiamo farlo in ogni momento, lo faremo più in là. Invece in questo caso bisogna prendere a prestito il testo di un brano di Claudio Baglioni: “la vita è adesso” e cogliere l’attimo.

 

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  1. Non fa per me –
    E’ la bugia che sottintende in giudizio su noi stessi che è “non sono capace”. I cambiamenti non sono possibili solo se verifichiamo concretamente che ciò che facciamo per cambiare fallisce. Ma mai alzare troppo le aspettative: non si cambia tutto e subito, ma a piccoli passi, poco per volta. E basta annotare su un taccuino i piccoli cambiamenti fatti per poi guardarsi indietro rileggendo gli appunti e scoprire che ne abbiamo fatta di strada. Un esempio: l’attività fisica: annotate le scale fatte a piedi ogni giorno progressivamente: primail 1° piano, poi il secondo, poi 3 piani, poi 4 ; oppure a quale fermata dell’autobus siete scesi prima di quella giusta per proseguire a piedi: 1 fermata, poi 2 poi 3. Oppure la dieta: annotate la riduzione dei biscotti, dolci, pop corn ecc che mangiate davanti alla tv di 1, poi di 2 poi di 3 poi del tutto.
  2. Devo cambiare – Qui subentra un po’ il concetto di colpa. Dire a noi stessi “Devo” significa un po’ darci la colpa del “non riesco. Dire invece a noi stessi “Voglio” significa mettere in primo piano non qualcosa che è al di fuori di noi, ma dentro di noi, la nostra volontà.

 

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Smettere di fumare: dimmi come fumi, ti dirò come vincere

Per ogni fumatore c’è un metodo ad hoc: qual è il tuo?

smettere di fumare

Alzi la mano chi, tra le varie categorie di fumatori, non ha pensato almeno una volta dismettere di fumare e dire addio alle sigarette. Si fuma e si smette di fumare per motivi diversi, ma la chiave per liberarsi definitivamente da questo vizio sta nel capire perché si fuma e quindi poi cambiare i comportamenti che stanno alla base di questi motivi.

Daniel Seidman è un medico statunitense esperto in problemi legati al fumo. Ha scritto il volume “Liberi dal fumo in 30 giorni”, in cui individua le sei categorie più comuni di fumatori con i relativi modi personalizzati per smettere. Vediamoli nel dettaglio.

 

 

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1) Quelli che… fumo solo a party e cene
Sono convinti che fumando solo in alcune occasioni, questo non provochi danni alla salute né che, tantomeno, danneggi gli altri con il fumo passivo. Attenzione, perché anche fumare occasionalmente può trasformarsi in una dipendenza, soprattutto nei periodi di stress. Il consiglio? Pensare periodicamente a questi segnali pericolosi e trovare la spinta a considerare di smettere.

2) Quelli che… ho paura di smettere
A questa categoria appartengono coloro che rimandano di dare un taglio al fumo a data da destinarsi. Il consiglio? Smettere di fumare anche solo per un giorno. Se è possibile farlo per una giornata, sarà possibile farlo per sempre. Se dire “smetterò di fumare per sempre” è troppo difficile, basta provare a far diventare ogni giorno un giorno senza fumo. Tutto qui.

 

 

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3) Quelli che… stress sotto controllo solo quando fumo
Pensano che il fumo li aiuti a tenere sotto controllo i piccoli e grandi problemi della vita. Se per 20 anni, ogni volta che vi arrabbiavate, vi siete accesi una sigaretta, questo impulso non svanirà certo in un solo giorno. Il consiglio per questa categoria di fumatori? Far passare la sensazione senza bisogno di fumare: scoprirete con il tempo che si può affrontare meglio di quanto avresti mai immaginato.

4) Quelli che…non smetto perché ingrasso
E’ probabile che smettendo di fumare potreste guadagnare qualche chilo, ma qui sarà bene trovare un compromesso ragionevole. Preoccuparsi del peso potrebbe distogliervi da altre considerazioni importanti che riguardano, per esempio, la vostra salute. Il consiglio? Trovate dei modi creativi per accelerare il metabolismo. La fiducia nell’aver smesso di fumare vi aiuterà a trovare nuove soluzioni a vecchi problemi, come il peso, lungo la strada.

 

 

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Quanto conta il sesso nella moda? Lo dice il corpo. Ecco perchè

moda e sesso

Quanto conta il sesso nelle creazioni di moda? Provate a chiederlo ad un creativo per sapere se quando concepisce un abito ha in mente l’eleganza, la funzionalità o l’attrazione sessuale che deve esercitare la persona la persona che lo indossa e vi risponderà con un giro di parole tale che non avrete capito niente.

Ma se lo chiedete a Maria Luisa Frisa, direttore del Corso di laurea in Design della moda e Arti multimediali  all’Università IUAV di Venezia, vi risponderà, che la moda segue la cosiddetta “zona erogena mutevole”, ovvero quell’imperativo di valorizzare di volta in volta l’aspetto seduttivo che i tempi esprimono. In sintesi, che a comandare la moda è il sesso.

 

 

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A parlare per primo di “zona erogena mutevole” riferito agli abiti era stato nel 1969 James Laver, il principale storico del costume inglese, per anni curatore dell’esposizione al Victoria and Albert Museum di Londra.

Erede del concetto tedesco ottocentesco di “zeitgeist” o “ spirito del tempo”, inteso come coacervo di connotati psicologici, spirituali, culturali che caratterizzano una data epoca storica e sociale, sosteneva che è proprio l’abbigliamento una delle cose più sensibili ai cambiamenti del zeitgeist. In un abito, sosteneva, si trova una manifestazione fisica immediata dei modelli dello spirito del tempo (stile), mentre nei loro rapidi cambiamenti (moda) si può osservare l’influenza sempre crescente della forma moderna del tempo.  Sicchè – sosteneva – nulla illustra il Trionfo del Tempo più chiaramente che il crescente predominio della moda” .

 

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L’evoluzione dei costumi sessuali e della moda

 

Provate dunque ad applicare le categorie di Laver ai tempi attuali e sarete costretti ad ammettere che mai come negli ultimi 100 anni, la sessualità esibita ha ispirato gli usi ed i costumi delle persone ; e dunque mai prima d’ora la moda ha avuto il sesso al centro della sua ispirazione come accade oggi.

Qualche esempio? Negli anni Trenta del Novecento la zona erogena mutevole del tempo era la schiena; indossare un abito che mostrasse la schiena nuda per una donna , significava la certezza di scatenare tempeste ormonali. (segue)

 

 

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Adolescenti, come difenderli da Blue whale, il gioco estremo che li “suicida”

Si chiama Blue Whale ed è il gioco terribile che porta al suicidio figli adolescenti fragili e poco seguiti dai genitori. Ecco come funziona, da dove nasce, come difendere gli adolescenti italiani.

balena blu

Si chiama Blue whale ed è il gioco terribile che porta al suicidio figli adolescenti fragili e poco seguiti dai genitori.

A denunciarlo è la Polizia Postale che, di fronte al dilagare diffusissimo e crescente della notizia, è corsa ai ripari e indaga sugli autori e sui rischi che corrono centinaia di migliaia di ragazzi, utenti di Facebook e di altri socialnetwork, canali attraverso i quali colpisce il gioco suicida.

Ma come funziona? Da dove nasce? Come riconoscere un figlio vittima del gioco prima che sia troppo tardi? E cosa si può fare per mettere al riparo gli adolescenti italiani?

 

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Come funziona il gioco maledetto

 

Le indagini sono in corso e finora ci si deve affidare solo alle testimonianze di chi lo ha praticato, perchè il gioco, simboleggiato da un disegnino che invita a diventare una balena blu, e diffuso come App attraverso i Social, sarebbe una creatura di un russo di nome Philipp Budeikin, ex studente di psicologia espulso dall’università ed arrestato a novembre 2016.

Obiettivo del folle gioco sarebbe quello di depurare l’umanità dei soggetti deboli ed indegni di vivere, che scoprirebbero di essere tali appunto attraverso le prove estreme del gioco stesso.

Solo considerando questa motivazione, appare evidente la psicopatia dell’inventore che tuttavia, grazie alla pervasività senza controllo dei contenuti pubblicati in rete attraverso i social, ed al potere diffusivo di alcuni quotidiani scandalistici inglesi come il Sun ed il Guardian, sarebbe riuscito a scatenare un effetto emulativo e moltiplicativo della curiosità e della percezione del pericolo.

Il russo è stato arrestato nel 2015 anche se informazioni pubblicare sulla stampa il 15 maggio 2017 accreditavano l’ipotesi dell’arresto recente.

Il funzionamento del gioco, secondo quanto riferito da chi ne ha avuto cognizione, consiste nel catturare sui social ragazzi adolescenti attraverso un messaggio intrigante al quale segue una tecnica di adescamento.
Raggiunti in un’età particolare della vita, cioè l’adolescenza, particolarmente fragile perchè di transizione tra l’età infantile e quella adulta, con maturazione cerebrale in piena evoluzione e tale da falsare le reali percezioni razionali, i ragazzi più fragili e meno seguiti dai genitori cadrebbero nella trappola e si sottoporrebbero alle terribili prove estreme richieste da un sedicente tutor dirette a verificare la consapevolezza di sé.

 

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Lavoro, il gossip tra colleghi può essere pericoloso

Intacca la reputazione, ma aiuta anche a creare un’immagine positiva

Il gossip sul lavoro è un´arma a doppio taglio. Può essere usata per intaccare la reputazione di capi e colleghi, ma anche come una sorta di “regalo”, per aumentarne potere e influenza.
A fotografare l´effetto delle chiacchiere da scrivania è uno studio dei ricercatori americani dell´Indiana University. Che spiegano in che modo questa arma viene affilata, usata su questo o quel collega, ma anche come la sua influenza possa mutare.

 

La ricerca
Lo studio identifica i modi in cui le persone oggetto del gossip vengono valutate negativamente nel corso dei meeting: dalle critiche velate al sarcasmo, al confronto con alcuni colleghi “virtuosi”.
Non solo. Secondo gli studiosi, gli sforzi di qualcuno per imbarcarsi in un gossip negativo possono essere sottilmente anestetizzati modificando il soggetto, proponendo qualche altro protagonista delle critiche o prevenendo la chiacchiera malevola con commenti positivi.

 

Un inatteso regalo
“In generale, quando si partecipa a un incontro di lavoro, è bene essere attenti alla direzione che prendono le conversazioni, specie quando si esce dai temi ufficiali e si parla di persone che non sono presenti”, suggerisce Tim Hallett, sociologo dell´ateneo Usa. “Essere attenti a quello che sta accadendo è una forma di politica che potrebbe rivelarsi utile: un´arma contro gli assenti, ma anche un inatteso regalo. Se se ne parla bene questo si trasforma in un elisir per la loro reputazione”.

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Risotto trevisana e scampi

Risotto trevisana e scampi


Calorie: 350
risotto con trevisana e scampi

riso carnaroli, 400 g
code di scampo sgusciate a crudo 300 g
trevisana, un cespo
brodo vegetale
vino bianco secco
brodo l 1,25
olio di oliva, 3 cucchiai
sale q.b.
pepe q.b.

Calorie a porzione 350 – Le dosi sono per 6 persone

Preparazione
Pulite l’insalata trevisana eliminando la base dei gambi; lavate quindi le foglie, sgocciolatele e tagliatele a striscioline. Tritate finemente uno scalogno e mettetelo in padella  ad appassire con 3 cucchiaiate d’olio. Unite  il riso, fatelo tostare a fuoco vivo, irroratelo con mezzo bicchiere di vino e, non appena quest’ultimo sarà evaporato, incominciate ad aggiungere il brodo caldo, poco per volta, mescolando spesso. Dopo circa 7 minuti, unite le listerelle di radicchio, sale, pepe e, circa 2 minuti prima della fine della cottura, le code di scampo: il tempo di cottura complessivo dovrà essere di 16 minuti circa e alla fine il risotto dovrà risultare al dente.
Insaporitelo con un filo d’olio crudo, mezza cucchiaiata di prezzemolo tritato, lasciatelo riposare coperto ancora un paio di minuti quindi trasferitelo nel piatto da portata e servitelo con qualche fogliolina di radicchio fresco.

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Frullato di ciliegie

Frullato di ciliegie


Calorie: 110
Frullato di ciliegie
  • ciliegie 200 g circa
  • succo di mela, 1 bicchiere

Preparazione
Scegliete ciliegie con buccia rosso vivo o anche visciole, dal sapore un po´ più acidulo.

Mettete a bagno i frutti in una ciotola, sciacquateli e scolateli dall´acqua, togliete il nocciolo e mettete i frutti in un frullatore nel quale aggiungerete un bicchiere molto freddo di succo di mela (preferite la qualità  “senza zuccheri aggiunti”). Frullate per pochi secondi fino a quando il composto non risulterà  omogeneo, lasciate riposare alcuni minuti e servite freddo.
Buon appetito!

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Insalata di radicchio e arancia

Insalata di radicchio e arancia


Calorie: 131
Insalata di radicchio e arancia
  • sedano di Verona 180 g
  • indivia riccia 100 g
  • radicchio rosso di Treviso, due cespi
  • arancia
  • succo di limone
  • scalogni
  • ketchup
  • olio extravergine d´oliva
  • sale
  • pepe

*le dosi sono per 6 persone

Preparazione
Lavate, tagliate il sedano a julienne. Tagliate la parte centrale dura del cespo di radicchio e lavatelo. Lavate l´indivia riccia e una arancia.

Tagliate a julienne anche l´indivia e il radicchio, tranne una decina di foglie che utilizzerete per la decorazione. Dividete l´arancia in due metà e riducetene una in spicchietti sottili.
In una insalatiera versate la julienne di radicchio, indivia e sedano e poi decorate sistemando tutto attorno gli spicchietti d´arancia, alternati alle foglie di trevisana lasciate da parte.
Preparate il condimento: sbollentate 2 scalogni poi metteteli nel vaso del frullatore insieme con il succo di mezza arancia e quello di mezzo limone, un cucchiaino di ketchup, olio, un pizzico di sale e uno di pepe. Avviate l´apparecchio alla massima velocità, ottenendo un condimento perfettamente emulsionato, che raccoglierete in una ciotolina. Portate in tavola l´insalata con il condimento a parte. Buon appetito!

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Sport, ecco perchè chi beve poco non vince

Una cattiva idratazione in gara riduce le prestazioni

Se siete professionisti, di sicuro conoscete già l´importanza dell´idratazione per un atleta. Se invece fate sport a livello dilettantistico o anche solo saltuariamente, è bene che vi sia chiaro un concetto importante: idratarsi durante l´attività sportiva è fondamentale. Sia per la salute dell´organismo – un fattore che già da solo dovrebbe essere sufficiente – sia per la prestazione stessa, dal punto di vista dei risultati che si ottengono in gara.

 

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La giusta quantità di acqua
Fare sport senza un´adeguata idratazione può compromettere l´intera prestazione dell´atleta. Basta infatti una perdita di liquidi durante la perfomance del 2% per determinare un deficit atletico del 20%. È quanto riporta una ricerca pubblicata sul magazine “In a Bottle” sul tema della disidratazione e performance sportive.
A seconda del sesso, dell´età e del livello di forma fisica, il corpo umano è composto tra il 60% e il 75% di acqua. “Per questo gli atleti devono essere consapevoli della loro assunzione di liquidi e sapere che le loro prestazioni dipendono in gran parte da come si idratano. Il concetto di fondo è che per affrontare qualsiasi competizione ci vuole la giusta quantità d´acqua”, avvertono gli esperti.

 

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Ben idratati e vincenti
Il Comitato olimpico internazionale (Cio) ha stilato una serie di linee guida, il cui principio base è che una cattiva idratazione compromette quasi sempre la prestazione. Per questo gli atleti – a qualunque livello – devono essere ben idratati prima di affrontare un esercizio o competere in una gara.
Fondamentale secondo i membri del Cio “il fatto che i fluidi all’interno del corpo di un atleta debbano essere sostituiti durante l´esercizio in modo tale da limitare la disidratazione a meno del 2% della massa corporea”.
I livelli di idratazione e le prestazioni sono così intrinsecamente legate che la loro relazione viene studiata continuamente dagli specialisti del Cio.
“Le contrazioni muscolari sono stimolate dal sistema nervoso attraverso l´invio di impulsi elettrici in tutto l´apparato muscolare – osservano gli esperti – questi impulsi sono continuamente attivi nel corso dell’esercizio fisico, e le ripetute contrazioni causano l’avvertimento del senso di fatica nel nostro cervello”.
Tuttavia, la ricerca dimostra come il mantenimento di adeguati livelli di idratazione prima e durante l´esercizio fisico riduca la tensione sia sui muscoli che sui neuroni, evitando cosi’ l’avvertimento del senso di fatica.

 

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Carpaccio di polpo al profumo di zenzero

Carpaccio di polpo al profumo di zenzero


Calorie: 213
Carpaccio di polpo al profumo di zenzero
  • polpo 1,600 kg
  • sedano
  • zenzero fresco
  • carota
  • alloro
  • limone
  • aceto
  • olio extravergine d´oliva
  • sale

*le dosi sono per 6 persone
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Preparazione
Mettete a bollire il polpo per 3 0 minuti in pentola a pressione, in abbondante acqua aromatizzata con sedano, alloro e carota. Scolatelo, fatelo intiepidire, cospargetelo con sale, zenzero grattugiato, poche gocce di succo di limone, quindi avvolgetelo in un foglio di pellicola stringendolo in modo da ottenere un grosso salame.

Tenetelo in frigorifero almeno per 3 ore. Con questa procedura gli si darà il tempo necessario per far prendere al polpo la forma cilindrica.
Togliete la pellicola, affettatelo a rondelle piuttosto sottili (carpaccio) e accomodatelo nel piatto da portata. Potete guarnire con una julienne di sedano e carota; condite il tutto con una vinaigrette fatta con olio e aceto.
Potrete preparare il polpo anche il giorno prima.
Buon appetito!

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