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Bellezza: 14 fiori della salute che i cosmetici non possono ignorare

fiori e bellezza

Se uomini e donne cercano la bellezza del viso e della pelle, devono fare attenzione a cercare nelle etichette delle confezioni di creme e cosmetici che usano, i 14 fiori, alcuni made in Italy, che hanno eccellenti proprietà per la salute.

Se non li trovano, beh, meglio cambiare cosmetici.

Che i fiori fossero un ingrediente o materia prima essenziale per essenze e profumi era noto, ma che lo fossero anche per la salute della pelle era noto solo agli esperti, soprattutto riguardo alla circostanza che esistono fiori che hanno proprietà terapeutiche indubitabili e note anche da molti secoli.

Qualche esempio? La stella alpina è un potente antiossidante; la rosa ha grandi quantità di vitamina C e di mucillagini idratanti; l’arnica montana ha acido caffeico, flavonoidi e fitosteroli attivi contro la cellulite.

 

 

Come i fiori possono dare bellezza

A gettare un fascio di luce sulle proprietà terapeutiche dei fiori per la cosmesi e la salute della pelle sono, in situazioni diverse, Carla Scesa, docente di cosmetologia presso l’università di Siena e Umberto Borellini, che copre la stessa cattedra presso l’Università Tor Vergata di Roma.
Tutti i derivati dei vegetali offrono principi attivi interessanti per la bellezza, tanto è vero che già gli Egizi più di 3000 anni fa avevano inventato l’Enfleurage, uno dei più antichi metodi di estrazione per ricavare fragranze dei petali dei fiori – dice Carla Scesa .

E aggiunge il suo collega Borellini: I fiori sono dei potenti alleati della pelle che si espone al sole: i flavonoidi e gli antociani degli estratti dei fiori blu del fiordaliso, per esempio, sono decongestionanti mentre le pectine trattengono l’acqua della pelle e per questo rientrano nel novero delle materie prime necessarie a produrre contorno occhi per pelli sensibili”.

Ma quali fiori? L’idea che la cosmesi debba necessariamente andare a pescare fiori esotici provenienti da terre lontanissime e dunque rari e costosi è sbagliata. La realtà invece, sostengono i due docenti , è che ci possono essere anche meravigliosi fiori made in Italy con analoghe potenzialità cosmetiche e terapeutiche come, appunto, la citata stella alpina.

 

 

I 14 fiori della bellezza e della salute

Ma di quali fiori parliamo ? E come riconoscerli?

Ecco il punto: i cosmetologi hanno individuato i principali 14 fiori che fanno la bellezza ma anche la salute della pelle. Ve li indichiamo uno per uno con accanto alcune delle loro proprietà.

Vi forniamo cioè una piccola guida che vi servirà per riconoscerne la presenza nelle etichette dei prodotti cosmetici che deciderete di acquistare. Se trovate alcuni di questi fiori saprete almeno l’effetto che producono. Se non li trovate, a voi la decisione sul che fare.

 

 

Arnica Montana

E’ ricca di fitosferoli, flavonoidi ed acidio caffeico. Solo l’arnica svolge un’azione anti infiammatoria.

 

Calendula

Rica di carotenoidi, steroli, mucillagine e saponine. Svolge un’azione decongestionante ideale per il contorno occhi e pelli sensibili.

 

Camomilla

Contiene sostanze attive quali il bisabololo e azulene che le danno un potente potere antiossidante.

 

Fiordaliso

Ricco di glucosidi, tannini, mucillagini e potassio. E’ l’ideale per decongestionare gli occhi.

 

Gardenia

Contiene polisaccaridi, tannini, flavonoidi. E’ idratante, protettivo UV, anti-aging.

 

Girasole

Ricco di vitamina E. Ha proprietà emollienti che servono a predisporre la pelle all’abbronzatura.

 

Lavanda

Contiene tannini e flavonoidi. E’ un toccasana per pelli grasse e miste. Azione calmante.

 

Iris

Contiene iridina, zuccheri e amidi. Restringe i pori e favorisce la rigenerazione cellulare.

 

Ninfea

Ricca di vitamina C. Potente anti-rughe.

 

Orchidea

Ricca di minerali e polisaccaridi. Ha un potente effetto rigenerante della pelle.

 

Peonia

Contiene i flavonoidi, le antocianine i tannini. E’ un anti batterico ed anti-aging.

 

Rosa mosqueta

Contiene vitamina C e A, licopene, omega 3e 6. E’ anti-aging, anti macchia, a è utile anche per la prevenzione dell’acne e delle smagliature

 

Stella Alpina

Contiene acido clorogenico e leontopodico.E’ un potente antiradicalico e anti-aging.

 

Tiglio

Contiene zuccheri, polizaccaridi,f lavonoidi. E’ un potente riparatore e rinforzante per i capelli, ciglia e sopracciglia.

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Alcolici, ecco perché bevono gli under 14

Perché gli adolescenti eccedono negli alcolici? Per divertimento, per adeguarsi o sballare con gli altri: i motivi del binge drinking.

Alcolici, ecco perché bevono gli under 14

Il fenomeno del binge drinking, quello per cui adolescenti e giovanissimi bevono deliberatamente alcolici fino a ubriacarsi del tutto e perdere conoscenza,  è in piena espansione. Ecco perché un´indagine presentata da poco a Roma ha voluto affrontare il tema, cercando di capire i motivi per cui sempre più giovani si danno all´alcol: le statistiche parlano di 2 casi su 10 di under 14 che si sono già ubriacati almeno una volta.

 

La ricerca
L´indagine, dal titolo “Adolescenti e Alcol”, è stata realizzata dall’Osservatorio permanente giovani e alcol (Opga), in collaborazione con la Società italiana di medicina dell’Adolescenza (Sima), su un campione rappresentativo di 2.102 studenti di terza media.
Gli adolescenti non considerano l´alcol una via di fuga, ma una sorta di rito, spesso giocoso, di appartenenza. E non è un caso che la percentuale di chi ha ammesso di aver provato l’esperienza dell’ubriacatura – il 22,15% del campione totale – cresce quasi esponenzialmente a seconda di quanto sia diffusa questa abitudine all’interno del gruppo dei pari di riferimento.
Per quando riguarda le motivazioni, nel dettaglio, le risposte più gettonate sono state: divertirsi (59%), adeguarsi al gruppo (45,1%) e sballare (36%).

 

Leggi anche: Problemi con l’alcol: il primo soccorso

 

Il rischio di diventare consumatori abituali
Il dato dell´ubriacatura, anche occasionale, desta molta preoccupazione data l’età del campione intervistato. Nelle aree metropolitane il fenomeno è più accentuato che altrove (30,3%). Una lieve differenziazione nell’abuso si registra tra maschi e femmine rispettivamente al 26,5% i primi e il 22,3% le seconde.
Il giovane che frequenta un gruppo che fa abituale uso di bevande alcoliche è più vulnerabile e portato a diventare un consumatore abituale.

 

Leggi anche : Adolescenza: il rischio delle dipendenze

 

Troppo facile procurarsi alcol
La diffusione di un comportamento d’abuso tra i giovani adolescenti – spiegano gli esperti – è in parte dovuta ad un facile accesso alle bevande alcoliche. Il 59,2% degli intervistati può procurarsi senza particolari impedimenti la birra, la percentuale ha una flessione per il vino (49,8%) e per i superalcolici (32,4%).

 

Quanti alcolici posso bere stasera? Scoprilo con il Calcola alcolici

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Test genetici, come non perdersi nel jungla del business e delle false promesse

Test genetici come avanzate tecniche diagnostiche che prevedono malattie che verranno o Oroscopi della salute, come alcune degenerazioni a fini di business hanno reso possibili?Eccio le risposte.

test_genetici

Test genetici come avanzate tecniche diagnostiche che prevedono malattie che verranno o Oroscopi della salute, come alcune degenerazioni a fini di business hanno reso possibili? Da quando Angelina Jolie  si è fatta asportare l’utero senza avere alcun sintomo o evidenza diagnostica di avere un cancro, ma solo perché un test genetico le aveva pronosticato che il tenuto tumore  le sarebbe venuto,   su questa nuova frontiera della diagnostica si è scatenata una vera e propria corsa ed anche un colossale business che, in alcuni casi, fa leva proprio sulle ansie più recondite e le paure più inconfessate degli uomini.

C’è però anche chi considera il test genetico come un modo per dar sfogo all’innata curiosità umana, o anche per provare a sapere in anticipo anche questioni ben più banali di una importante malattia: se cioè lei avrà la cellulite dopo il primo figlio; o se a lui cadranno i capelli. Sicchè, alla diagnostica seria e rigorosa, in certi casi assolutamente consigliabile, si somma  una  assai  meno seria   curiosità  simile all’interrogazione degli astri, tipica degli Oroscopi, che di scientifico hanno ben poco.

Ma cosa sono i test genetici? Quando è utile farli? Come si interpretano? E quali accortezze occorre avere?

Un preziosissimo opuscolo  informativo fornisce tutte le risposte; è stato elaborato dal Consiglio d’Europa, l’organismo internazionale fondato nel 1949 da 47 Stati con lo scopo di tutelare i diritti umani, con l’assistenza del Prof. Pascal Borry, con i commenti di Dr Heidi Howard, del Prof. Martina C. Cornel e degli altri membri del Comitato Politico, Professionale e Pubblico della Società Europea sulla Genetica Umana.

Un vero fascio di luce su una materia sulla quale, secondo l’ultimo censimento, si sono gettate a capofitto 500 società private e pubbliche pronte a cavalcare l’onda.

 

 

Leggi anche: Tumore al seno, come scoprire quando è ereditario

 

Cosa sono i geni e il DNA

Per capire come valutare i test genetici bisogna partire dall’inizio e cioè dal dire che ogni corpo umano ha diverse migliaia di miliardi di cellule, mattoni fondamentali di tutte le creature viventi. Le cellule sono la struttura del corpo.

Esse convertono le sostanze nutritive dei prodotti alimentari in energia e svolgono diverse funzioni specializzate. Le cellule dello stesso tipo si uniscono e formano i tessuti che, a loro volta, unendosi formano gli organi.

Esistono oltre 200 diversi tipi di cellule che compongono i muscoli, i nervi, i polmoni, il cuore, gli organi sessuali, il sangue, ecc.

La maggior parte delle cellule hanno un nucleo nel quale sono memorizzate tutte le informazioni necessarie per lo sviluppo e il corretto funzionamento dell’organismo.

Tali informazione sono “scritte” su un supporto biologico chiamato DNA (acido desossiribonucleico). Se il

DNA è come una lunga frase che fornisce la descrizione completa di un organismo, i geni sono come parole separate all’interno di questa frase.

All’interno dell’organismo un gene può essere coinvolto in una o più funzioni. Se è danneggiato o carente non può più svolgere correttamente la propria funzione.

L’insieme di tutti i geni forma il genoma. Un nucleo cellulare contiene quindi il genoma, che è il “patrimonio genetico” della persona.

Ogni bambino riceve metà genoma da ciascun genitore, per tale motivo spesso ci si riferisce al genoma come la “base dell’ereditarietà”.

 

 

Leggi anche: Pessimisti si nasce, colpa di un gene

 

Cosa sono i test genetici

Dopo la mappatura del genoma umano la scienza ha cominciato a capire il bagaglio di informazioni che i geni contengono. I test genetici fatti in laboratorio consentono di ottenere informazione su specifici aspetti delle status genetico di una persona. E  di capire se alcuni di questi geni sono anomali  come quelli di alcuni pazienti che hanno patologie anche gravi, come i tumori. Tanto basta per prevedere che anche un soggetto oggi sano ma con geni anomali  sarà oggetto di un tumore?

A volte si a volte no.

 

Le malattie genetiche

Le malattie genetiche sono quelle che riguardano le mutazioni dei geni. Sono di tre tipi:

malattie geniche, come la fibrosi cistica;

le malattie cromosomiche, come la sindrome di Down;

le malattie poligeniche che – come spiega la dottoressa Antonella Sciarra, genetista e Perito del Tribunale Ordinario Penale di Roma – richiedono l’intervento di fattori ambientali per manifestarsi (come l’aterosclerosi, la psoriasi, alcuni tipi di tumori o il deficit di alfa-1-antitripsina che, associato al fumo, predispone all’enfisema polmonare giovanile”.

 

I test sono di 4 tipi:

Test genetici diagnostici

I test genetici diagnostici sono indirizzati a identificare una malattia genetica in una

persona che ne presenta già i sintomi. I risultati di questi test possono aiutare nelle scelte

del trattamento o della gestione dei problemi di salute. Potrebbero inoltre aiutare a

risolvere il problema della diagnostica dubbia, permettendo finalmente alle persone di

sapere da quale malattia sono affette.

 

Test genetici predittivi

I test genetici predittivi vengono effettuati su persone che non presentano ancora alcun

sintomo. Servono ad individuare i mutamenti genetici che indicano il rischio di sviluppare

una malattia con il passare dell’età. Questa prevedibilità può variare notevolmente da un

test all’altro. Solo in casi rari, il test genetico indica un’elevata probabilità di sviluppare una

malattia nel corso della vita (es. test per il morbo di Huntington).

In molti casi, il test fornisce soltanto un’indicazione del rischio di sviluppare la malattia nel

corso della sua vita, ma non è un test predittivo preciso poiché i fattori ambientali giocano

un ruolo importante accanto a quelli genetici. I test predittivi sono chiamati anche test

genetici di suscettibilità.

 

Test per i portatori

I test per i portatori vengono utilizzati per identificare le persone che sono “portatori” del

gene con un allele mutato associato ad una specifica malattia (es. fibrosi cistica). I portatori

possono non manifestare alcun sintomo della malattia. Tuttavia, vi è il rischio per i loro figli

di esserne affetti.

 

Test farmacogenomici

I test farmacogenomici vengono effettuati per testare la sensibilità ad una specifica terapia.

Ad esempio, alcune persone potrebbero avere bisogno di un dosaggio più alto, mentre

altre potrebbero sviluppare reazioni allergiche nei confronti di alcuni farmaci.

Quali test sono affidabili

I più usati ed affidabili sono quelli che analizzano le mutazioni dei geni MSH2 e MLH1 (portatori di cancro al colon) e BRCA1 e BRCA2 che indicano la predisposizione al cancro della mammella a dell’ovaio ( quello che ha indotto Angelina Jolie all’intervento chirurgico di asportazione totale dell’ovaio come forma drastica di prevenzione del tumore.

In alcuni casi il test individua una situazione che con certezza evolverà in tumore, per esempio chi eredita un gene mutato che determina il tumore alla tiroide – dice la genetista Brigida Stagno – certamente avrà quel tipo di tumore. In altri casi la mutazione del gene evolve in una patologia grave come il tumore solo se associata ad altre condizioni, come   l’ambiente, l’alimentazione, ecc). Ed in tal caso il testo non prevede con certezza nulla; determina solo probabilità che diventano più alte o più basse a seconda della presenza della patologia nella famiglia del paziente.

 

Leggi anche: Sarai depresso? Fai le analisi per scoprirlo

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I popcorn fanno ingrassare? Quello che devi sapere

Tutti i difetti (non solo calorie e grassi) e i modi per non privarsene per forza

I pop corn al cinema sono un appuntamento obbligato per molti. Ma pop corn e Coca cola (o aranciata o altre bevande gassate e zuccherine) rappresentano anche il connubio più pericoloso per la dieta. Sì, perché il rischio di ingrassare è altissimo: in confronto il fast food può essere addirittura un esempio di alimentazione sana (e sappiamo bene quanto hamburger e patatine fritte possono essere nemici della bilancia…). Ma vediamo di capire come e perché i pop corn sono così deleteri per la dieta.

 

Troppe calorie, troppi grassi
Un recente studio Usa ha calcolato che un’uscita al cinema può costare circa 1.160 calorie, pari quasi al totale fabbisogno giornaliero. Per non parlare di grassi saturi, responsabili delle malattie cardiovascolari e nemici pubblici delle arterie: l’accoppiata bibita-popcorn regala a chi la consuma una quantità di questi grassi pari a quella che dovrebbe essere assunta da un adulto nell’arco di tre giorni.
E poi ci sono le calorie: davvero tante. Il secchiello maxi che troviamo al cinema contiene più di un etto di pop corn. E 100 g equivalgono a 378 calorie, 4,2 g di grassi, 78 di carboidrati, solo per citare alcune delle sostanze che più mettono a rischio la dieta. Certo, ci sono anche proteine (poche), fibre e potassio. Ma resta il fatto che mangiare così tanti pop corn, magari dopo aver cenato o pranzato, rappresenta un eccesso inutile e dannoso per l’organismo. Tutto il contrario di un ingrediente perfetto per un menu anti-colesterolo, per esempio.

 

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Seduzione: come capire se lo/ la attrai sessualmente

Come capire da gli occhi se abbiamo risvegliato il desiderio in chi ci è di fronte

Se volete scoprire se lui o lei sono attratti da voi, basta guardare con attenzione gli occhi di chi avete di fronte: quando il desiderio si accende, la pupilla si dilata. Per la prima volta uno studio della Cornell University (Usa), ha dato una valenza scientifica al detto popolare che indica proprio nell´”occhio lo specchio dell´anima”. Secondo quanto sottolinea lo studio pubblicato sulla rivista “PlosOne”, c´è un´elasticità nei gusti e nei desideri sessuali. Uomini e donne eterosessuali possono manifestare dei turbamenti verso il proprio sesso, anche se minori – precisano i ricercatori – rispetto a chi è dichiaratamente bisessuale o omosessuale.

 

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Lo studio
I ricercatori hanno utilizzato una lente speciale a raggi infrarossi per misurare i cambiamenti delle dimensioni delle pupille di alcuni candidati, selezionati per assistere a dei filmati hard. In questo modo gli scienziati hanno potuto analizzare le tendenze sessuali degli spettatori in relazione al dinamismo dell´occhio.
“Abbiamo voluto trovare una misura alternativa che può darci un´indicazione automatica dell´orientamento sessuale, senza essere invasiva” afferma Gerulf Rieger, autore della ricerca “e con questa nuova tecnologia siamo in grado di esplorare anche le tendenze di chi non avrebbe mai partecipato a un´indagine, ad esempio, con vecchie metodologie”.
Come previsto, gli uomini eterosessuali hanno mostrato forti reazioni pupillari ai video con protagoniste le donne e deboli quando c´erano degli uomini. Le donne eterosessuali, tuttavia, hanno mostrato reazioni pupillari quando nelle scene ´hot´ c´erano entrambi i sessi. Questo risultato – sottolinea – conferma precedenti ricerche che suggerivano come il sesso debole ha un tipo diverso di sessualità, più elastico, rispetto a quello forte”.

 

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Le 6 scuse più usate dagli uomini per non fare sesso

VIDEO – Le 6 scuse più usate dagli uomini per non fare sesso

Otto uomini su 10 hanno confessato di aver inventato una scusa per non fare l’amore almeno 1 volta nell’ultimo anno. Ecco le 6 scuse più usate, le ragioni del diniego e come si comportano le coppie italiane

Una volta erano le mogli, le fidanzate o le amanti stanche a dire “no, oggi niente sesso”, ho mal di testa. Ora però le cose sono cambiate ed a dire no  sempre più spesso è anche l’uomo. Ma con quali scuse? Una recente ricerca ha  centro di ricerche sociologiche americano si è preso la briga di andare ad intervistare gli uomini renitenti alla leva. E’ emerso che l’80% delle persone ha ammesso di aver inventato una scusa per non fare l’amore almeno 1 volta nell’ultimo anno. E che le scuse accampate più frequentemente sono queste:

  1. Sono stanco, ho bisogno di un buon sonno ristoratore;
  2. Non mi sento bene, ho mal di testa (o simili);
  3. Non sono dell’umore giusto;
  4. Sono troppo preoccupato per mio figlio (o per il mio cane o gatto);
  5. Ho problemi seri sul lavoro…;
  6. … perché invece non ci guardiamo un bel film alla tv?

Il fenomeno riguarda anche noi italiani. La sessuologa Chiara Simonelli calcola che il 40% delle coppie italiane  di sesso ne fa poco o non lo fa affatto.
Il punto è capire perché. Una ricerca inglese spiega l’aumento del 40% dei rifiuti maschili con la depressione e la vita super stressata che impedisce di rilassarsi. Altri danno la colpa alla aggressività femminile ed all’ansia di prestazione maschile. Il dibattito è aperto.

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Cellulare: quanto puoi telefonare senza rischiare il tumore

E’ ufficiale: l’uso eccessivo e scorretto del telefono cellulare provoca il tumore. Come capire quando lo usiamo troppo e rischiamo la salute.

cellulare

Se usate il telefono cellulare per tre ore al giorno da almeno un anno e mezzo, siete esposti al rischio di contrarre un neurinoma, cioè un tumore benigno al nervo acustico che potrebbe rendervi sordi.

Finora erano molte le informazioni, tutte controverse e non ufficiali, che insinuavano il ubbio che l’uso eccessivo dei telefonini potesse provocare tumori, ma mancavano certezze e soprattutto la sanzione ufficiale emessa da un’istituzione poubblica.
Questa certezza, almeno fino a prova contraria, è arrivata il 30 settembre 2017 dalla sentenza emessa dal Tribunale di Ivrea che, per la prima volta, ammette un nesso tra l’esposizione del corpo umano alle emissioni di onde elettromagnetiche prodotte da smartphone o telefoni cellulari ed il tumore al nervo acustico.

 

 

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Che cos’è il neurinoma dell’acustico?

 

Il neurinoma del nervo acustico è un tumore benigno che interessa l’ottavo nervo cranico. L’ottavo nervo cranico è formato da due rami: il ramo cocleare – fondamentale per l’udito – e il ramo vestibolare – fondamentale per il mantenimento dell’equilibrio. I sintomi che questo tumore benigno comporta dipendono dalla grandezza del tumore e dall’eventuale interessamento delle strutture nervose circostanti. Questo tumore benigno può crescere fino a dimensioni considerevoli e arrivare a interessare i nervi cranici vicini o il tronco cerebrale.

 

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Come si è arrivati alla sentenza
Alla sentenza si è arrivati per iniziativa del signor Roberto Romeo, dipendente di una grande azienda italiana di 57 anni che ha denunciato il suo datore di lavoro per un uso eccessivo del telefono cellulare al quale era obbligato per motivi di lavoro.

“Ero obbligato ad utilizzare sempre il cellulare per parlare con i collaboratori e per organizzare il lavoro – racconta l’uomo -. Per 15 anni ho fatto innumerevoli telefonate anche di venti e trenta minuti, a casa, in macchina. Poi ho iniziato ad avere la continua sensazione di orecchie tappate, di disturbi all’udito. E nel 2010 mi è stato diagnosticato il tumore. Ora non sento più nulla dall’orecchio destro perché mi è stato asportato il nervo acustico”.

Il Tribunale di Ivrea , al quale l’uomo si era rivolto, dopo una istrutoria che ha impegnato anche indagini scientifiche, ha così condannato l’Inail , ente assicuratore dell’azienda denunciata, a corrispondere una rendita vitalizia da malattia professionale al dipendente dell’azienda cui è stato diagnosticato il tumore dopo che per 15 anni ha usato il cellulare per più di tre ore al giorno senza protezioni.

Il giudice del lavoro del Tribunale di Ivrea, Luca Fadda, ha infatti riconisciuto che il tumore, benigno ma invalidante, contratto dall’uomo è stato causato dall’uso scorretto del cellulare.

 

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I 3 segnali per riconoscere l’ invidioso che si nasconde

L’invidia è uno dei 7 visi capitali. Ecco i 3 inequivocabili segnali che aiutano a riconoscere l’invidioso e qualche consiglio per contrastarlo.

È uno dei vizi capitali. Non il più odioso forse – anche se dipende dai punti di vista – ma di sicuro uno dei più insopportabili, quando ci si trova dalla parte di chi lo subisce. L’invidia è dura a morire, molto più diffusa di quanto si dica e si pensi (alzi la mano chi non ne ha provata almeno un po’, almeno una volta nella vita), dannosa per chi la prova, l’invidioso, e per chi la suscita, l’invidiato.

 

I segnali dell’invidia
Ma non sempre è facile capire se qualcuno ci invidia, se siamo al centro del livore di un collega di lavoro o magari di un amico. Per questo possono essere utili alcuni segnali che il viso di un invidioso, inconsapevolmente, trasmette all’invidiato.
Cerchiamo di approfondirli insieme, con un presupposto: il linguaggio del corpo difficilmente sbaglia; ma è altrettanto vero che non si tratta di regole scientifiche, valide per tutti. Prendetele piuttosto come punti di riferimento che possono risultare molto utili per capire meglio se qualcuno a noi vicino ci invidia.

 

 

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1) L’invidioso non ti guarda negli occhi – Molto difficilmente un invidioso ha la forza di sostenere il vostro sguardo, se prova livore verso di voi. In fin dei conti, basta prendere l’etimologia del termine “invidia”: è una parola di origine latina, da “invidere”, che vuol dire guardare di traverso, in modo non solare e diretto, ma infido.

 

2) L’invidioso evita ogni contatto fisico – L’invidioso doc non stringe mai la mano volentieri, tende a evitare il bacio e a limitarsi ad appoggiare la guancia a quella altrui. Ha insomma quello che gli psichiatri definiscono “atteggiamento evitante”, specie quando il suo sentimento di invidia raggiunge il massimo: cioè al momento in cui si ritrova a contatto con l’oggetto del suo livore.

 

Leggi anche: Come interpretare il linguaggio del corpo ?(segue)

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