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Ictus, il modo più semplice per scoprire se sei a rischio

Ecco quelli che espongono a trombi e attacchi cardiaci

C’è un modo, semplice, immediato  per  sapere se corriamo il rischio di avere un ictus?  Il modo c’è , asta una semplice analisi del sangue. Lo ha scoperto un´équipe di ricercatori americani dell´università di Harvard (negli Usa). Ma vediamo  di ceh si tratta

 

 

Conoscere il gruppo sanguigno

 

Dite la verità, probabilmente anche voi siete tra quelli che non conoscono il proprio gruppo sanguigno. Non siete una minoranza, anzi: molto spesso il fatto di sapere quale tipo di sangue scorra nel nostro corpo è considerata un´informazione tutto sommato trascurabile. E invece è importantissimo, fondamentale. Sia in situazioni di emergenza, sia dal punto di vista della prevenzione.
Non ci credete? Facciamo un esempio: esistono gruppi sanguigni che espongono di più al rischio di avere un ictus. Lo ha scoperto un´équipe di ricercatori americani dell´università di Harvard (negli Usa), secondo cui chi ha un sangue appartenente al gruppo di tipo AB e le donne che hanno invece il gruppo B corrono molti più pericoli rispetto a chi ha sangue di altri gruppi.

 

 

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Gruppo sanguigno e malattie croniche
Il rischio di incorrere in un ictus per le persone con questi tipi di gruppo sanguigno è superiore del 26% (per chi ha il tipo AB) e del 15% (per le donne con il gruppo di tipo B), in particolare rispetto a coloro che hanno il sangue di tipo O, che risultano invece più protette dal pericolo.
“C´è una crescente evidenza che il gruppo sanguigno possa influenzare il rischio di malattie croniche”, ha spiegato Joann Manson, che ha coordinato lo studio presentato durante la sessione scientifica dell´American Heart Association e che ha preso in esame 90 mila persone nell´arco di 20 anni.

 

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Malattie sessuali, tutti i rischi che corrono gli over 50

Il rischio delle malattie a trasmissione sessuale non riguarda sono gli adolescenti e i ragazzi ma anche gli over 50. Ecco tutte le ragioni, le opportunità e i rischi del “sesso maturo”.

Da loro ci si aspetterebbe una maggiore attenzione ai temi della sessualità consapevole. E invece sono proprio gli over 50, più dei giovani e dei giovanissimi, i meno disposti ad adottare le dovute precauzioni sotto le lenzuola.

L´allarme su un´autentica esplosione di casi di malattie a trasmissione sessuale arriva dalla Gran Bretagna, ma il fenomeno – secondo gli esperti – è atteso anche nel resto d´Europa.

 

Niente preservativo

La crescita del rischio di malattie sessuali per gli ultracinquantenni risulta da uno studio certificato dall´Agenzia britannica per la protezione della salute.

 

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Più di uno su 10 degli intervistati ha ammesso di non utilizzare il preservativo per prevenire un´infezione, pur non conoscendo la storia sessuale del partner. L´indagine ha esaminato le condizioni generali di salute di un gruppo di 8.000 individui, così come la loro vita sessuale.

“C´è la vasta percezione”, si legge sulla rivista che ha pubblicato la ricerca, Saga Magazine, “che le malattie a trasmissione sessuale siano un problema per i giovani, e inoltre gli over 50 non hanno bisogno di contraccezione per prevenire la gravidanza, e quindi pensano sia normale avere rapporti sessuali senza protezione”.

 

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Pranzo a buffet, 7 modi difendere la dieta dalle insidie

Come resistere alle tentazioni senza privarsi del gusto

Oltre al pranzo fuori casa, il pranzo a buffet rappresenta una delle maggiori insidie per chi è a dieta.

Una insidia, secondo una ricerca realizzata dall’università del Texas e pubblicata sul “Western Journal of Nursing Research”, soprattutto per le donne che proprio lontano dalle mura domestiche consumano le più frequenti “scorribande” culinarie.
Come evitare allora di ingerire molte più calorie in una sola volta senza dover rinunciare alla festa? Ecco qualche piccolo accorgimento per affrontare le mille tentazioni rappresentate da cocktail, tartine e piatti più calorici.

 

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  • Punta sulle crudité. Vanno bene tutte le verdure come carote, finocchi o pomodori da intingere in un cucchiaio di olio (89 calorie). Per esempio, 100 g di carote apportano 35 calorie, 100 g di finocchi solo 9 calorie e 100 di sedano 20 calorie.

 

  • Riempi il piattino della frutta. I piatti da dessert sono più piccoli e eviteranno che tu li possa riempire troppo.

 

  • Cosa mettere nel piatto. Tenetevi alla larga da salatini, patatine e noccioline, un’autentica mini-bomba calorica: il suo contenuto può toccare anche 410 calorie, quanto un piatto di pasta al ragù. Considerate che bastano 20 arachidi per totalizzare 60 calorie…
    Occhio alle patatine in busta (30 g equivalgono a 165 calorie), preferite due o tre olive e capperi sott’aceto. Se le patatine fritte piacciono così tanto, il segreto sta nell´aroma. Lo sostengono i ricercatori dell´Università di Leeds (GB), dopo essere riusciti a scomporre in laboratorio il profumo di questo alimento. Scoprendo così che si tratta di un aroma tanto complesso da essere paragonabile a quello del vino.
    Evita anche i grissini, solo all’apparenza poco calorici: 1 grissino contiene ben 108 calorie…Se sul tavolo del buffet sono presenti i formaggi, puntate su quelli più magri.

 

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Vino novello? Tutti i segreti che lo rendono diverso dagli altri vini

Il vino novello è il classico prodotto dell’autunno: non ha niente a che vedere con il vino delle prime vendemmie ma in compenso ha tante virtù. Eccole.

Vino novello: tanto gusto, poco alcol

Dicono che il vino novello “non è vino”, che è un prodotto di serie B. Niente di più sbagliato. Da anni in Italia si producono novelli che non hanno nulla da invidiare agli altri vini, anche i più famosi. In eterna competizione con il Beaujolais, nato negli anni ´50 in Francia, il vino novello ha come il suo parente francese una bassa gradazione che lo rende accettabile (con moderazione, ovviamente) anche nella dieta: non supera mai i 12° e si presta agli abbinamenti più variegati: dai salumi alle caldarroste, dalle verdure in pinzimonio ai formaggi piccanti.

 

 

 

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Come si ottiene il vino novello
Il novello si distingue dal vino tradizionale per la particolare tecnica di vinificazione, chiamata macerazione carbonica. La caratteristica di questo procedimento è che i grappoli d’uva vengono messi in una vasca a tenuta stagna, dove viene aggiunta anidride carbonica.

A differenza del vino “normale”, che prevede l’immediata spremitura dell’uva, qui gli acini restano interi e la fermentazione avviene al loro interno. Solo successivamente, dopo un intervallo di tempo variabile, le uve vengono versate in una pressa e pigiate.

Il novello è il modo migliore per avvicinarsi all’universo variegato del vino e imparare a familiarizzare con i vari bouquet, gli aromi tipici delle diverse tipologie.

Poco acido, ricco di profumi e odori gradevoli, è l’ideale per allenare il naso e il palato a riconoscere le forti sfumature di frutti di bosco, le tracce di spezie come chiodi di garofano e cannella.

 

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Mosche innocue? Macchè! Ogni giorno rischiamo 100 malattie

mosca sul cibo

Le mosche sono insieme alle zanzare fra gli insetti più fastidiosi ed anche pericolosi per l’uomo, ma siamo portati in genere a considerarle familiari, meno pericolose dell’insetto la zanzara, che punge e talvolta arriva fino a provocare la malaria.

Ed invece no, niente indulgenza, perchè la mosca può essere portatrice addirittura di un centinaio di malattie tra umane ed animali, di cui almeno 6 patologie gravi e può essere veicoli di almeno 5 parassiti terrificanti per l’uomo, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un allarme mondiale svelando che ogni anno muoiono a causa delle punture da insetto 700 mila persone.

Un utilissimo opuscoletto stampato dalla Regione Veneto insieme all’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie ha perso di petto il problema dando risposta alla domanda che tutti noi da sempre ci facciamo senza attendere troppo le risposte: “Mosche: solo fastidio o anche rischio per la salute?” E le risposte sono tutt’altro che rassicuranti.

 

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Mosche e salute

 

Sicuramente le mosche sono fastidiose ma possono anche rappresentare un rischio sanitario per la popolazione in quanto possono veicolare diversi agenti d’infezione -viene detto nell’opuscolo. La loro presenza è spesso indice di una scorretta gestione dei rifiuti urbani ma, anche, di poca conoscenza delle cause che possono favorirne la proliferazione nelle nostre case.

Possono anche causare perdite economiche per gli allevatori. Se presenti in grandi quantità, ciò significa che quasi sicuramente la gestione degli allevamenti non è delle migliori. La gestione del problema deve avvenire principalmente presso le aziende zootecniche, ma anche il comportamento di ciascun cittadino può contribuire alla riduzione della presenza di mosche.

 

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L’ossessione della bilancia: il 10% degli italiani “ciccioni immaginari”

bilancia ossessione

Tra le tante  fissazioni degli italiani  ce n’è una che è all’origine di tanti guai ed è l’ossessione della bilancia; ovvero  ci sentiamo più grassi di quanto sia vero nella realtà, come dire che la percezione del nostro peso è sovradimensionata e, in un caso su due, ci convince a seguire una dieta, che poi è rigorosamente  fai-da-te, invece che consigliata da un medico.

Dopo la temperatura percepita, la paura percepita,  l’inflazione percepita ora siamo anche al sovrappeso percepito, il chè, trattandosi di qualcosa che ha a che fare con l’immagine di sè, ha  ragioni di fondo non meno rilevanti dell sovrappeso reale o addirittura dell’obesità.

A gettare questo fascio di luce nuova sulla galassia del peso del corpo, delle diete, della forma fisica legata all’alimentazione è la Fondazione Istituto  Danone che ha commissionato un’indagine su 2000 soggetti adulti spalmati su 700 comuni di tutta Italia, dalla quale è emerso lo scostamento tra percezione e realtà quando, al mattino,  saliamo sulla bilancia. I ricercatori della Fondazione Danone hanno messo a confronto i dati Istat che fotografano la realtà,  secondo i quali il 45% degli italiani è in sovrappeso o obesa, con  le risposte fornite dal campione analizzato dalla ricerca che si dichiara  in sovrappeso  o obeso; ebbene è emerso  che  il 55% degli intervistati si sente in sovrappeso o obeso contro il 45% della realtà; ovvero c’è un 10% di “grassi immaginari” che potremmo definire il  numero di italiani ossessionati dalla bilancia; italiani che poi, 1 su 4, si pesano una volta a settimana e se decidono di seguire una dieta, anzichè rivolgersi all’esperto, seguono il “fai-da-te”.

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Leggi anche: Come impedire ai bambini di andare in sovrappeso

 

L’universo  del sovrappeso

 

Per   tanti italiani ossessionati dalla bilancia, ce ne sono altri che al contrario sono obesi  e se ne infischiano, oppure  fanno poco o nulla per curarsi. Il sovrappeso e l’obesità  costituiscono  infatti un problema anche in Italia. L’OMS segnala che l’aumento di peso è una tendenza crescente nel mondo , ed è raddoppiato dal 1980.

E’ da questa realtà che nasce  l’idea della Fondazione Danone di  pubblicare un lavoro scientifico sull’obesità dal titolo ” Sovrappeso e obesità: nuovi scenari dell’epidemiologia dell’obesità nell’ultimo ventennio”, presentato il 10 ottobre 2017  in un convegno svoltosi nella biblioteca della Camera dei Deputati.

Partendo dall’ osservazione che l’obesità è ormai riconosciuta come uno dei 10 maggiori fattori di rischio per la salute, e che muoiono ogni anno per le  sue complicanze 57 mila persone, lo studio consolida un nuovo metodo per capire se siamo o no in una situazione di rischio conseguente al nostro peso.

 

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Sesso, ecco chi vince fra coppie moderne e coppie all’antica

Se i ruoli in famiglia sono più tradizionali, aumentano le prestazioni sotto le lenzuola

Fanno più sesso le coppie  tradizionali, dove a lavorare è solo lui  e lei si occupa della casa e dei figli? Oppure le coppie moderne, dove a badare alla casa e ai figli pensano in due, e lui sbriga le faccende di casa e cambia il pannolino dei figli  in misura completamente intercambiabile con lei? In una parola, fanno più sesso le coppie all’antica o le coppie moderne?

I ricercatori dell’ University of Washington hanno dedicato approfonditi studi in materia i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “American Sociological Review”. Ed è emersa una realtà che potrebbe dispiacere ai cosiddetti”modernisti”, perchè chi considera i ruoli tradizionali e all´antica un cliché superato e perdente ha sbagliato tutto, almeno in fatto di sesso: sono infatti proprio  le coppie all’antica ad avere il primato delle prestazioni sessuali, rispetto ai partner più moderni, che lavorano entrambi e sono sempre molto impegnati.

 

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Il parere di 4500 coppie
Da studi precedenti risultava che alcuni mariti facessero più sesso quanto più si dedicavano alle faccende domestiche. E secondo gli scienziati ciò poteva significare che gli uomini usavano il sesso come “merce di scambio” per occuparsi di queste mansioni.

Secondo il nuovo studio, invece, il sesso è l´esatto opposto, qualcosa legato ai ruoli che i partner si sono dati all´interno della coppia. Le coppie che seguono ruoli di genere tradizionale, con le mogli che fanno le pulizie, si dedicano alla cucina e allo shopping, mentre gli uomini che curano il giardino, pagano le bollette e sistemano l´auto, hanno riferito una maggiore frequenza di rapporti sessuali.

La ricerca ha coinvolto 4500 coppie eterosessuali con età media del marito di 45 anni e della moglie di 44. Nelle coppie in cui c´erano ruoli non tradizionali, c´erano rapporti sessuali circa cinque volte al mese. In quelle in cui i ruoli erano di impostazione più classica, i rapporti sessuali avevano una frequenza mensile 1,6 volte superiore.

 

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Il rapporto tra ruolo familiare e sesso

“In particolare, sembra che le identità di genere di mariti e mogli si esprima attraverso le cose che fanno in casa e questo potrebbe anche contribuire a strutturare il comportamento sessuale”, ha spiegato Julie Brines, autrice dello studio.

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Adolescenza, se il ragazzo è aggressivo ecco il metodo per calmarlo (gratis)

Anche il solo jogging basta a ridurre stress, depressione e obesità

Fare sport aiuta a tenere sotto controllo l’esuberanza dell’adolescenza. Un po’ perché gli adolescenti si sfogano e si stancano, un po’ perché li mantiene concentrati su un obiettivo (l’allenamento, la gara, la squadra…), fatto sta che i teenagers che praticano esercizio fisico hanno minori probabilità di essere violente.

È il risultato di una ricerca che è stata condotta dagli esperti della Columbia University (negli Stati Uniti) e presentata durante il meeting annuale delle Pediatric Academic Societies. Il lavoro scientifico ha dimostrato che attività fisica come correre o praticare uno sport sono in grado di diminuire notevolmente il rischio di aggressività e di provare stress o depressione per le adolescenti. Oltre, naturalmente, a ridurre il rischio obesità.

Depressione ed obesità sono infatti due rischi ai quali possono andare incontro i ragazzi nell’età adolescenziale anche  i ragazzi del tutto sani e senza problematiche particolari. la depressione e l’obesità sono infatti due stati oltre che molto correlati fra loro:  il mangiare  esageratamente e   male, come valvola di sfogo di un disagio psicologico, e la depressione come stato   di incertezza e di transizione tra l’età  infantile e quella adulta propria dell’adolescenza.

 

 

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Le ragazze reagiscono meglio e prima
Gli scienziati statunitensi hanno analizzato, per la loro ricerca, un campione composto da 1312 studenti di scuola superiore: il 75% dei ragazzi era latino-americano, il 10% era nero, mentre il 56% degli intervistati era costituito da ragazze.

L’aspetto più importante dei risultati ha riguardato le ragazze e gli effetti progressivamente positivi che hanno  il jogging  sporadico, quello abbastanza continuativo  e la pratica sportiva  sistematica.

 

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E’ stato dimostrato, infatti, che le ragazze che facevano esercizio fisico per più di 10 giorni in un mese avevano minori probabilità di far parte di una gang, quelle che correvano per più di 20 minuti alla volta avevano minori probabilità di avere un’arma e quelle che avevano praticato uno sport nell’anno precedente avevano minori probabilità di avere un arma, di essere state coinvolte in una rissa oppure di appartenere a una gang.

Tutte deviazioni più  riscontrabili nel contesto statunitense che europeo o italiano, ma comunque eloquenti per dimostrare una maggior resistenza agli impulsi negativi per gli adolescenti quando fanno sport” e la loro predisposizione alla violenza quando non lo fanno.

 

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GIOCARE A CALCIO IN UN'ABBAZIA DI BENEDETTINI

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Fare i genitori: 8 domande per capire se sei un genitore esagerato

genitore ansioso

Fare i genitori è il mestiere più difficile e forse delicato perchè la materia prima su cui le mamme ed i papà lavorano sono i figli, ovvero gli abitanti del pianeta di domani, il mondo che verrà. E se sarà migliore o peggiore, molto dipende proprio da ciò che i genitori insegnano ai figli soprattutto nell’età evolutiva e nell’adolescenza.

Il fatto è che molti genitori sbagliano senza saperlo: in una società ansiogena in cui la percezione dei rischi e dei pericoli che corrono i bimbi ci sembrano di gran lunga maggiore a quelli del passato, molti genitori affogano le loro ansie nel diventare iperprotettivi con i figli, perchè pensano che sia lì’, nell’evitare ai figli qualche guaio, che si dimostra la loro capacità di fare i genitori.

Ma è questo il modo giusto di essere mamma e papà? Gli anglosassoni riflettono su questo aspetto da tempo ed hanno inventato un termine che già prefigura la loro risposta: overparenting, che in italiano potrebbe suonare come “troppo-genitori” o genitori esagerati; il che, come ogni esagerazione, è sbagliato.

 

 

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L’errore più frequente dei genitori

Ma come scoprire se i genitori sono esagerati? La materia è oggetto di un libro divenuto un best seller negli Usa, dal titolo “ Lasciamoli sbagliare” scritto da Jessica Lahey, una scrittrice che collabora anche con il New York Times.

Lei sostiene che molti genitori creano spesso una cappa di controllo sui figli, stanno continuamente con il fiato sul collo, non li lasciano sbagliare e cercare la propria strada.

L’errore sta proprio lì, nel fatto che i genitori insegnano spesso ai figli di temere l’insuccesso. Li proteggono dalle minacce (reali o immaginarie) e quando li mettono a letto con la certezza che non hanno lividi, sentono di aver confermato il loro trionfo di genitori “, spiega la Lahey.

Ma è così? O genitori così fatti stanno semplicemente rassicurando se stessi invece di proteggere li figli? Il messaggio della Lahey è chiaro: il fallimento non va considerato un dramma ma un’esperienza positiva, un’occasione per imparare dagli errori. Ed il ruolo dei genitori è nell’insegnare la resilienza, cioè la capacità di resistere alle difficoltà.

 

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