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Febbre  in estate?  Ecco che fare se il virus  ci insegue anche con il caldo

febbre in estate
La febbre  in estate non è affatto una rarità e l’idea che il virus dell’influenza,  mal di gola, mal di testa, mal d’orecchio, insomma tutti quei malanni che siamo abituati ad incontrare d’inverno, d’estate sia svanito è del tutto fuori  luogo.
La prova? Solo se si considerano i virus intestinali, secondo Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università degli Studi di Milano,  sono 70 mila gli italiani che rimangono a letto  ogni settimana, 280 mila al mese, 840 mila per tutta la durata della stagione estiva.
 Il punto è che se la febbre ci colpisce d’inverno, psicologicamente siamo più tolleranti nell’affrontarla, perché fuori fa freddo, perché  è diffusa,  magari perchè ce ne stiamo qualche giorno a casa senza studiare o lavorare, insomma, sottrae più tempo al dovere che al piacere. Mentre se la febbre ci colpisce d’estate  la sopportiamo meno  perchè sottrae tempo al piacere  più che al dovere.
Ma quali sono le principali cause delle febbri estive? Sono 4:
  1. insolazione: una eccessiva  e prolungata esposizione ai raggi solari , soprattutto senza adeguata protezione della testa e  anche nelle ore più calde, espone a febbri anche alte;
  2. sbalzi di temperatura:  sono di due tipi, climatici, ovvero il passaggio  per esempio in un viaggio, da un clima molto più freddo ad uno molto più caldo; oppure determinati dal’uomo, come accade nell’uso dei condizionatori, a casa dell’aria troppo fredda e spesso viziata prodotta dai condizionatori,
  3. stress:  la componente psicosomatica è all’origine spesso di molte febbri attraverso il sistema immunitario. Ad esempio, la fine della scuola comporta nei bambini un brusco cambio di abitudini, mentre gli studenti sono impegnati negli ultimi sforzi per le sessioni d’esame estive. L’ambiente esterno di certo non aiuta, mettendo a dura prova i sistemi di autoregolazione dell’organismo, generando sintomi come: debolezza; raffreddore;  naso chiuso;  mal di gola;  febbre che raggiunge anche i 39 gradi;  dolori articolari e addominali;  disturbi gastrointestinali. 
  4. Virus: sono i più subdoli perché possiamo prenderli frequentando luoghi affollati (durante le vacanze, o nei viaggi per arrivarci) oppure negli aerei  a causa dei sistemi di filtraggio dei circuiti dell’aria condizionata che non tutte le compagnie mantengono con le  necessarie attenzioni, soprattutto nelle low cost.

 

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Che fare
Le regole da seguire per affrontare queste fastidiose ( ma spesso non preoccupanti) situazioni di febbre sono 6:
  1.  Evitare interventi scriteriati: affrontare la febbre con calma e lucidità, in modo da evirare stress inutili.
  2. Scoprirsi il più possibile, soprattutto quando la febbre è molto alta, in modo da lasciar “respirare” il corpo, Applicare ghiaccio o un fazzoletto bagnato in acqua fredda su polsi, caviglie e fronte;
  3. Stendersi a letto;
  4. Non consumare pasti abbondanti, prediligendo piccoli bocconi e cibo facile da digerire.
  5. Riposo;
  6. Idratarsi: idratazione e alimentazione equilibrata sono il modo il migliore per riprendersi in fretta, dato che la sintomatologia, in soggetti sani, si risolve senza complicazioni in pochi giorni.
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Longevità, così il Tai Chi allunga la vita

Praticato regolarmente riduce la mortalità del 20%

A forza di esaltare le tante proprietà benefiche del Tai Chi, la millenaria arte marziale di origine cinese ormai nota in tutto il mondo, si corre il rischio di dimenticare forse la più importante.

Sì, perché oltre a rappresentare un’autentica panacea per i dolori articolari, un formidabile modo per rilassarsi e mantenere tonici i muscoli, stimolare la concentrazione, favorire l’equilibrio, anche in età molto avanzata, il Tai Chi sembra infatti essere un potente elisir di lunga vita.

Stando almeno ai risultati di un maxistudio che ha coinvolto oltre 61 mila uomini cinesi ed è stato pubblicato sulla rivista scientifica “American Journal of Epidemiology”.

 

 

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Lo studio

Condotto dalla dottoressa Xianglan Zhang della Vanderbilt University School of Medicine in Nashville in Tennessee (negli Stati Uniti), lo studio dimostra che gli uomini che praticavano regolarmente Tai chi avevano un rischio di morire ridotto del 20%.

L’esperta ha studiato il campione per svariati anni, dividendolo in gruppi a seconda del tipo di esercizio fisico che praticava o dello stile di vita sedentario.

 

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Mortalità ridotta del 20%

Il Tai chi è un’antica arte cinese basata su movimenti lenti, equilibrio e concentrazione: durante la pratica ci si aiuta infatti con la concentrazione per mantenere a lungo determinate posizioni del corpo. In studi condotti in passato il Tai chi è risultato benefico contro i sintomi del morbo di Parkinson.

Nel nuovo studio è emerso che i cinesi che praticavano Tai chi regolarmente, benché mediamente più anziani e sovente con malattie croniche rispetto al resto del campione osservato, avevano un rischio di morire ridotto del 20% rispetto a chi non praticava esercizio fisico.

 

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Bambini con lo smartphone? Il rischio è la dermatite da contatto

Cellulari e tablet rilasciano metalli che aumentano il rischio di allergie della pelle

I genitori compiaciuti nel vedere loro bambini maneggiare con padronanza gli smarphone, cercare su you tube cartoni animati e selezionarne la visione, da oggi devono avere una cautela in più e cercare di limitare l’uso dei cellulari ai piccioli.

La ragione? I cellulari, gli smartphone e altri apparecchi saranno anche intuitivi, risolveranno anche  molti problemi facendo star buoni i bambini, ma potrebbero anche causare allergie da contatto e dermatiti allergiche, proprio nei bambini.

Secondo i risultati di un lavoro pubblicato sulla rivista scientifica “Pediatric Allergy, Immunology, and Pulmonology”, Infatti, nonostante gli sforzi per minimizzare il rilascio di allergeni da parte degli apparecchi, molti di quelli sul mercato rilasciano quantitativi di metalli (nichel e cromo per esempio), sufficienti a indurre una dermatite allergica da contatto.

 

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Lo studio

La sensibilità al nichel, spiega uno degli autori del lavoro Jacob Thyssen dell’università di Copenaghen e ospedale Gentofte, è molto diffusa tra i bambini e questo si associa a una diffusione delle dermatiti allergiche da contatto che riguarda fino al 33% dei piccoli.

Gli esperti hanno revisionato i dati presenti in letteratura e associato i casi di dermatite allergica da contatto all’uso crescente di smartphone.

 

Leggi anche: Dermatite atopica, come proteggere i nostri figli

 

I sintomi da non sottovalutare

Quando un pediatra si trova di fronte a forme allergiche con sfoghi su mani, collo, faccia (parti del corpo in genere a contatto con il cellulare) non deve dimenticare che esiste la possibilità che tali reazioni allergiche siano dovute ai metalli rilasciati dallo smartphone.

Con l’uso crescente di telefonini ed altri apparecchi portatili, conclude Thyssen, i pediatri possono aspettarsi un aumento dei casi di dermatite allergica da contatto.

 

Leggi anche: Allergia al nichel, ecco che fare

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Lavoro, la promozione gratifica più dell’aumento di stipendio

La posizione sociale influenza anche la salute psicofisica

In tempi di crisi, la retribuzione – stipendio, salario, onorario o parcella che sia – dovrebbe venire prima di tutto, per un lavoratore. E invece, un po’ a sorpresa, si scopre che più ancora di un aumento, è efficace una promozione, un avanzamento di carriera. Perché gratifica nello stesso modo, e in più sembra anche che faccia bene alla salute.

 

Il cervello e lo status sociale

Lo hanno scoperto due studi pubblicati dalla rivista scientifica “Neuron”, secondo cui il cervello è altamente sensibile alle variazioni di status sociale, che vengono elaborate dalla stessa area delle gratificazioni monetarie.

Inoltre, differenti aree del cervello vengono attivate se si viene promossi o se invece si retrocede, e questo meccanismo potrebbe essere legato anche al rischio di problemi di salute.

 

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Lo studio

“La nostra posizione sociale non solo influenza la motivazione, ma anche la salute psicologica e fisica”, spiega Thomas Insel, direttore dell’americano National Institute for Mental Health (Nimh) e uno degli autori dello studio.

I ricercatori americani e giapponesi hanno studiato il cervello di soggetti sottoposti a giochi in cui venivano promossi o bocciati e ricevevano denaro.

Lo studio ha notato che l´attività  cerebrale era fortemente influenzata dalla posizione sociale, e dal timore di essere declassati.
“Non ci aspettavamo un’influenza così grande della posizione sociale”, ha spiegato Caroline Zinc, “questo può spiegare anche perché chi ha uno status inferiore ha più spesso problemi di salute”.

 

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Cena erotica, ecco il manuale per non fallire mai

Le ricette ok per riaccendere la passione e aiutare la fertilità

Antipasto: mousse a base granchio e avocado. Primo piatto: “farfalle nello stomaco”, con tanto zafferano. Per secondo: “intriganti scaloppine” spolverate di tartufo. Come dolce: “baci di cioccolato”. Il menu della cena erotica ideale arriva dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), secondo cui la tavola è un ottimo modo per stimolare il desiderio con un occhio alla salvaguardia della fertilità. Fanno parte del libro “Cibo e sesso” realizzato dalla Sigo, per spiegare come sia possibile accendere la passione e salvaguardare la fertilità.

 

 

I cibi erotici e quelli anti erotici

Tra gli alimenti “hot”, oltre a peperoncino e molluschi, raccomandati gli asparagi, la rucola, i fichi, il miele. Da bocciare invece i troppi conservanti, gli zuccheri raffinati e i grassi saturi. Ma occhio anche ad alcol e caffè e soprattutto alle dosi: l´eccessiva quantità stronca l´eros.

 

Leggi anche : Le ricette dell’amore

 

Così come il fast food: “Gli alimenti conservati e mangiare troppo velocemente provocano un´intensa eccitazione cerebrale”, spiega la professoressa Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica del San Raffaele Resnati di Milano, “che però è paradossalmente dannosa per la libido: aumenta infatti l´irritabilità. Non a caso oggi si assiste a un fenomeno nuovo, l´ansia da prestazione femminile: ne soffre l´11% delle donne sessualmente attive. Attenzione quindi non solo a cosa si mangia ma anche a come”.

 

 

La dieta influisce sulla fertilità

Esiste un grande interesse per le virtù afrodisiache degli alimenti, scarsissimo invece per le implicazioni della dieta sulla salute, in particolare quella riproduttiva. In base a un sondaggio della Sigo, ben il 73% sottovaluta il rapporto tra alimentazione ed eros. Allo stesso modo, sono poco considerati altri fattori favorenti, come il…(segue)

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Dolcificanti: contrordine per le diete. Ecco perchè

Studio Usa: troppa saccarina prepara l’organismo ad assumere una grande quantità  di calorie, stimolando l’appetito

I dolcificanti? Sono i taglia-calorie per antonomasia.  Almeno così abbiamo  imparato finora prima  però ch arrivasse uno studio Usac he lancia il “contrordine”, ne mette in discussione la validità  e anzi sovverte ogni convinzione.

Parliamo dii dolcificanti a base di saccarina, che uno studio statunitense realizzato dalla Purdue University dell´Indiana accusa addirittura di far ingrassare.

 

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Cosa sono i dolcificanti?

I dolcificanti artificiali sono senz’altro fra i cibi artificiali più diffusi. Possono essere utilizzati al posto dello zucchero per dolcificare cibi e bevande. E’possibile aggiungerli a bevande come caffè o tè freddo e sono presenti in molti alimenti venduti nei negozi di alimentari.

I dolcificanti, noti anche come sostituti dello zucchero, sono composti da sostanze chimiche e sostanze naturali.

I sostituti dello zucchero sono molto meno calorici rispetto allo zucchero.
Alcuni sono privi di calorie. Molte persone ne fanno uso per limitare il consumo di zucchero al fine di perdere peso, tenere sotto controllo i livelli di zuccheri nel sangue o evitare la formazione di carie dentali.

 

Leggi anche: Dolcificanti: tutti gli inganni che non ci raccontano

 

I sostituti dello zucchero più comuni sono:

  1.  aspartame, utilizzato principalmente per dolcificare bevande dietetiche
  2. saccarina, impiegata in molte bevande e alimenti dietetici
  3. sucralosio, presente in molti alimenti e bevande dietetici
  4. acesulfame K, spesso combinato con la saccarina nelle bevande dietetiche
  5. stevia, che deriva da una pianta erbacea e viene utilizzata in cibi e bevande

La ricerca  statunitense che avrebbe scoperto le capacità ingrassanti dei dolcificanti è arrivata a queste conclusioni dopo aver analizzato il peso di topolini divisi in due gruppi: uno a cui veniva somministrato cibo zuccherato con glucosio e un altro con saccarina. Gli animali nutriti a base di saccarina hanno evidenziato un appetito più forte e quindi un consumo di calorie più elevato (almeno 100 calorie in più al giorno, che nei ratti è un ammontare consistente). Di conseguenza, anche un aumento del peso rispetto ai topi che ingerivano zucchero semplice.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica “Behavioral Neuroscience”, ipotizza che l´assunzione di cibo molto dolcificato, come quelli a cui viene aggiunta la saccarina, prepara l´organismo a ricevere una grande quantità  di calorie, stimolando così l´appetito.

E' vero pesce fresco? Le 4 regole per capirlo a prima vista

VIDEO – Il pesce è fresco? Ecco 4 cose da osservare per capirlo a vista

Come riconoscere la freschezza del pesce? Non tutti lo sanno. Ecco 4 regole per capirlo con un colpo d’occhio

Che  il pesce sia buono e faccia bene alla salute è cosa nota. Che con i suoi Omega 3 ci aiuti a mantenere fresco il fisico e la memoria anche. Il punto è che di pesce c’è quello fresco, quello surgelato, quello di mare aperto, quello di allevamento, quello congelato, quello congelato e scongelato ma venduto come pesce fresco. E’ chiaro che in quest’ultimo caso siamo di fronte a vere e proprie truffe.
 Ecco  allora le 4 cose da controllare per non sbagliare.

1) L’odore del pesce. E´ il primo controllo che occorre fare annusando il pesce dalle branchie. Devono essere umide, rosee o rosso vivo e devono emanare un odore di mare, non un odore forte e fastidioso.
Poi le branchie, man mano che il pesce invecchia, diventano più secche e grigiastre. Nei pesci piatti, come le sogliole ed il rombo, questa circostanza è più difficile da verificare per la particolare tipologia del pesce. Allora dovrete considerare l´abbondanza e la trasparenza di muco sulla superficie del pesce; se è abbondante, vuol dire che il pesce è fresco.

2. L’occhio del pesce. Più il pesce è vecchio, più l’occhio diventa concavo e scavato. Più l´occhio è in rilievo ed è brillante, più il pesce è fresco. Un occhio biancastro può però anche essere indice di cattiva conservazione, anche se fresco. Per esempio se l´occhio è stato a contatto con il ghiaccio.
3. La rigidità del pesce. Altra caratteristica da controllare è la rigidità del corpo. Se il pesce che prendete in mano  penzola verso il basso non è freschissimo; quello che si mantiene rigido ha più probabilità di esserlo.

4. La compattezza della polpa.  premete con un dito sul corpo del pesce; se resta il segno della pressione, non è freschissimo, in caso contrario sì.
Ed ora, tocca a voi!

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Il bimbo piange? Una ricerca universitaria ha trovato la soluzione

Meglio non confortarlo subito, in modo che si calmi da solo

Buone notizie per i genitori insonni, vittime di quella terribile ed a volte inesplicabile situazione in cui il bambino piange e non si sa che fare.

Invece di affannarsi a intervenire subito, cercando di confortare il bebè (ma nello stesso tempo privandosi del sonno, interrotto da lacrime e strilli anche più volte nel corso della notte), è molto più utile lasciarlo piangere, finché non si calma da solo.

Lo sostiene una ricerca australiana, che con tutta probabilità desterà non poche perplessità tra i genitori più apprensivi: davvero dovrei lasciare mio figlio disperarsi, cercando di dormire come se nulla fosse?

 

Leggi anche: Genitori, se il bebè piange la colpa è…

 

Prima regola: il pianto controllato

E invece sarebbe proprio questa la soluzione del problema. Ogni tanto (non sempre) dovreste lasciarlo piangere e far sì che si calmi da solo. Solo adottando particolari tecniche come quella del “pianto controllato”, spiegano infatti gli studiosi, voi (e soprattutto lui) riuscirete a riposare e ad avere più energia al mattino successivo.

Il meccanismo è abbastanza semplice: la prima notte se il bimbo piange bisogna aspettare due minuti prima di correre a confortarlo, la seconda cinque, la terza dieci e così via. Fino a che non imparerà a calmarsi da solo e a riaddormentarsi.

 

Seconda regola: il “camping out”

C´e anche una seconda regola, quella del “camping out”: per tre notti bisogna posizionare una sedia accanto al lettino del bambino, accarezzandolo fino a che non si addormenta; poi si deve iniziare lentamente ad allontanarsi, non parlandogli e non giocando con lui fino a che non prende sonno.

 

Leggi anche: Il bebè non dorme ? Ecco che succede alla mamma

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La tecnologia stressa? Ecco i lavori più a rischio

Gli effetti negativi della dipendenza da pc, smartphone e tablet

La tecnologia stressa o aiuta? Mal di testa, pressione alta, memoria che perde i colpi. Ma anche attacchi di panico, ansia, insonnia e problemi allo stomaco. Sono solo alcune delle conseguenze psicofisiche che assillano l’esercito italiano dei lavoratori tecnostressati.

Quasi 2 milioni di persone, suddivise in 9 categorie professionali tra cui networker (in genere consulenti, che usano almeno tre dispositivi mobili connessi per lavoro), lavoratori del comparto delle telecomunicazioni, operatori di call center, commercialisti, giornalisti, pubblicitari e analisti finanziari.

Ad analizzare i profili degli operatori che più spesso fanno i conti con il tecnostress è l’ultimo studio firmato da Enzo Di Frenna, presidente di Netdipendenza Onlus, che fa il punto sul fenomeno nel nuovo libro “Prevenzione tecnostress in azienda e sicurezza sul lavoro”.

 

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I call center
Nei call center lavorano gli operatori di “contact center in outsourcing”: sono 80 mila in Italia e sono tra le categorie più esposte. Lo spiega il direttore generale di Assocontact, Alberto Zunino: “Attualmente stiamo portando avanti con Inail e altri interlocutori un progetto sul tema del rumore, che notoriamente è tra le problematiche che causano il tecnostress”.

 

Chi lavora nelle telecomunicazioni
Altra categoria vulnerabile è quella delle imprese di information technology. “Il tecnostress”, spiega nel volume Paolo Angelucci, presidente di Assinform, che rappresenta 1500 aziende del settore, “si previene intervenendo sul carico di lavoro”. Altre soluzioni? Un’adeguata formazione per la prevenzione del rischio.

 

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I commercialisti
Quest’anno, rispetto alla precedente ricerca di Netdipendenza, entrano nella lista nera i commercialisti, stressati dall’uso eccessivo delle nuove tecnologie: dai software contabili che si aggiornano di continuo, alle scadenze fiscali impellenti che spesso si gestiscono con tablet e smartphone.

Lo conferma Mario Civetta, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Roma (10 mila iscritti): “I commercialisti sono tra le categorie maggiormente esposte ai rischio da tecnostress. L’aumento progressivo della pressione fiscale si è accompagnato, nell’arco di un decennio, a una iper-produzione di norme – su diversi livelli – ma soprattutto in materia fiscale.

Il commercialista è chiamato a districarsi in questo labirinto normativo, assumendo decisioni delicate per conto del cliente-contribuente. Scelte che impegnano risorse economiche, in tempi rapidissimi e con scarse possibilità di rimediare ad errori. Negli ultimi anni l’intero campo di azione dei commercialisti è andato sempre più ad intersecarsi con sofisticati strumenti informatici. Lontani dall’epoca in cui le dichiarazioni dei redditi venivano compilate a mano, il lavoro è sempre più dipendente da software complessi, e in questo ambito l’interazione tra il fattore umano, sempre più decisivo, e i sistemi informatici è decisamente fonte di tecnostress”.

 

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Linguine nere con le seppie


Calorie: 295
Linguine nere con le seppie
  • linguine (o spaghetti), 200 g
  • seppie di media grandezza, 2
  • polpa di pomodoro, 200 g
  • cipolla, 1
  • olio, 1 cucchiaio
  • sale q.b.

*le dosi sono per 4 persone

Preparazione
Svuotate le seppie e conservate le vesciche con l’inchiostro. Tagliate le sacche a strisce e i tentacoli a ciuffi.

Sbucciate la cipolla, affettatela e fatela appassire per circa 7 minuti in un tegame con l’olio a fiamma bassa, mescolando spesso, perché non imbiondisca troppo.
Aggiungete le seppie, bagnatele con qualche cucchiaio di acqua, aggiungete un po’ di sale e lasciate cuocere per circa 30-40 minuti, unendo a metà cottura prima l’inchiostro e poi la polpa di pomodoro.
Cuocete la pasta in acqua salata, scolatela al dente e versatela nel tegame con le seppie. Mescolate e portate in tavola.
Buon appetito!

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