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Con il freddo la pelle del viso ti chiede più coccole

Basse temperature e umidità sono i nemici più temibili della pelle. Così eviti screpolature, arrossamenti e couperose

Con il freddo il viso ti chiede più coccole
Freddo, pioggia, vento, ovvero tutto ciò che porta l’inverno non fa bene alla pelle del viso. E bisogna difendersi. Non solo dal raffreddore, perché anche le pelle del viso ha bisogno di attenzioni. Screpolature, arrossamenti e couperose possono essere evitate, basta qualche piccolo accorgimento.
Occorre anzitutto tenere ben presente che i “nemici” sono due: la bassa temperatura e l’umidità. Il freddo ha un effetto vasocostrittore, inibisce l’afflusso del sangue (per questo siamo sempre più pallidi) e questo rende l’epidermide più fragile, c’è meno ossigeno, meno collagene e meno elastina. Ecco perché si screpola.
Quanto all’umidità, fa la sua parte “insinuandosi” tra le screpolature della strato superficiale della pelle, peggiorando la situazione.
Occhio agli sbalzi
Ma il vero problema è il passaggio da un ambiente aperto a un luogo chiuso. Lo sbalzo di temperatura ha un’effetto tremendo sui vasi sanguigni: è come quando si gonfia un palloncino, si espande subito facilmente, ma quando lo si sgonfia non torna mai come prima, ma rimane “appassito” e senza elesticità. Proprio quello che accade alle piccole vene del viso.
Che fare? Provate anzitutto a togliervi i guanti e a poggiare le mani sulle guance per qualche secondo, prima di entrare in casa o in un negozio: il passaggio di temperatura sarà più graduale.
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Regali di Natale, piccola guida per non sbagliare scelta

Ai regali di Natale tutti noi affidiamo tanti attese contemporaneamente: vogliamo che sia originale, che sia gradito, che non costi molto, che sia apprezzato, che sia percepito come più costoso di quello che è, ma spesso sbagliamo e la cosa può dispiacerci e dispiacere a chi lo riceve.

C’è un modo per ridurre il rischio del regalo sbagliato? Un gruppo di psicologi Yang e Urminsky rispettivamente della National University di Singapore e della University of Chicago hanno condotto uno studio approfondito sulla psicologia della scelta dei regali pubblicata sulla rivista Psychological Science e sono giunti a qualche utile conclusione, soprattutto analizzando cosa si cela psicologicamente dietro la scelta di chi fa e di chi riceve un regalo.

 

Leggi anche: La classifica dei regali di Natale meno graditi

 

Spesso il regalo è sbagliato

Il dato da cui sono partiti è che nelle statistiche 1 regalo su 3 non è gradito da chi lo riceve che, infatti, chiede di cambiarlo. Ora, si può essere indifferenti alla circostanza (e ciò accade quando del destinatario ci importa poco) o si può essere anche molto dispiaciuti, se invece del destinatario ci importa molto.

Ma cosa influisce nella nostra psicologia quando facciamo/riceviamo un regalo? Quali sono i motivi per i quali chi fa un regalo non riesce a massimizzare la soddisfazione di chi lo riceve?

Gli studiosi sono convinti che gli errori commessi nascono da principalmente 2 ragioni:

  1. dalla difficoltà che abbiamo nel riuscire a valutare gli altri ed a predire le loro preferenze , ragione per cui ci rifugiamo nella ricerca del loro “sorriso momentaneo”, magari anche solo di cortesia, ovvero nella ricerca di una soddisfazione di breve durata.
  2. dal fatto che dipendiamo molto dalle espressioni del viso degli altri, come per esempio dimostra sui social, l’uso smodato delle faccine per trasferire, oltre ai contenuti di un messaggio, anche un atteggiamento emotivo.

Le persone infatti amano chi mostra affettività positiva, mentre tendono ad allontanare coloro che mostrano espressioni affettività negative.

Ecco perché le espressioni di chi riceve un regalo sono importanti. La sensazione di essere riusciti a fare un regalo azzeccato aggiunge valore alla relazione, principalmente perché testimonia che chi ha scelto il regalo si è impegnato nella scelta, per il valore che attribuisce all’altra persona.

 

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Regalo materiale e simbolico

Dunque se questo è il valore appare evidente che…….

 

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E’ vero pesce fresco? Le 4 regole per capirlo a prima vista, soprattutto a Natale

Come riconoscere la freschezza del pesce? Non tutti lo sanno. Ecco 4 regole per capirlo con un colpo d’occhio ed evitare le truffe.

Il pesce è buono e fa bene, si sa. Perché è un alimento ricco di proteine, fosforo e antiossidanti, molto digeribile, privo di grassi. E nel momento in cui dobbiamo acquistarlo, o perchè il dietologo ci ha consigliato  di limitare il consumo di carne, o perchè dobbiamo cucinare una cena di vigilia di Natale o una brace estiva con amici, occorre avere certezza che sia fresco o quanto meno non  danneggiato da una cattiva conservazione.

Ed allora  c´è una domanda che ci blocca: come si riconosce il pesce fresco per davvero? Non tutti conoscono gli indicatori fondamentali che fanno capire se una spigola o un’orata o qualunque altro pesce di stagione  è davvero tale. E allora, ecco una serie di consigli pratici per i meno esperti.

 

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Come si riconosce il pesce fresco

1) L’odore del pesce. E´ il primo controllo che occorre fare annusando il pesce dalle branchie. Devono essere umide, rosee o rosso vivo e devono emanare un odore di mare, di salsedine. Non devono avere l´odore forte e fastidioso associato alla scarsa freschezza.
Poi le branchie, man mano che il pesce invecchia, diventano più secche e grigiastre. Nei pesci piatti, come le sogliole ed il rombo, questa circostanza è più difficile da verificare per la particolare tipologia del pesce. Allora dovrete considerare l´abbondanza e la trasparenza di muco sulla superficie del pesce; se è abbondante, vuol dire che il pesce è fresco.

2. L’occhio del pesce. Più il pesce è vecchio, più l’occhio diventa concavo e scavato. Più l´occhio è convesso, in rilievo rispetto alla testa ed è brillante, più il pesce è fresco. Un occhio biancastro può però anche essere indice di cattiva conservazione, anche se fresco. Per esempio se l´occhio è stato a contatto con il ghiaccio.

3. La rigidità del pesce. Altra caratteristica da controllare è la rigidità del corpo. Il pesce che prendete in mano e penzola verso il basso non è freschissimo; quello che si mantiene rigido ha più probabilità di esserlo.

4. La compattezza delle carni del pesce. Infine l’ultima prova che potete fare è premere con un dito sul corpo del pesce; se resta il segno della pressione, non è freschissimo, in caso contrario sì.

Ed ora, tocca a voi!

 

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La carezza del partner, un antidolorifico naturale

Le capacità analgesiche della mano della persona che amiamo sono molto più forti di quelle che possiamo immaginare. Basta un tocco della mano da parte del marito o del fidanzato per alleviare il dolore nelle donne.

Le capacità analgesiche della carezza, della mano della persona che amiamo sono molto più forti di quelle che possiamo immaginare. In particolare per le donne, una carezza o anche solo il tocco delle dita del fidanzato o del marito sono ottimi antidolorifici, capaci di alleviare notevolmente i sintomi più dolorosi dei problemi fisici.

È la tesi cui sono giunti i ricercatori dell’Università della California, secondo cui anche la sola vista del partner può anestetizzare dalle sensazioni dolorose.

 

 

Il contatto con il partner

Dopo aver arruolato 25 studentesse con rapporti sentimentali stabili negli ultimi sei mesi, i ricercatori le hanno sottoposte a una serie di test che prevedevano stimoli dolorosi provocati da modeste fonti di calore. “Solo guardando le immagini della propria anima gemella, le donne hanno segnalato meno dolore agli stimoli di calore rispetto a quando stavano guardando le immagini di un oggetto o le immagini di un estraneo”, ha spiegato Naomi Eisenberger su un numero della rivista scientifica “Journal Psychological Science”. Stesso effetto se tenevano le mani in quelle del partner.

Per confermare l’influenza del legame amoroso, i ricercatori hanno ripetuto l’esperimento permettendo alle studentesse di stringere la mano a uno sconosciuto o di tenere una palla anti-stress tra le mani. L’unico analgesico davvero valido si è dimostrato il contatto con il partner.

 

Leggi anche: Coccole e carezze? Ora si comprano, ecco perchè

 

Le altre forme di empatia che alleviano il dolore

Ci sono tanti modi con cui l’empatia si manifesta, non necessariamente collegati alla coppia. Per esempio:

 

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Cuore, 9 regole salva-infarto per difendersi dalle Feste

La ricetta del benessere cardiovascolare esiste, l’ha scritta la società di cardiologia per difendere il cuore dai rischi psicologici e fisici del periodo natalizio d è composta da 8 regole. Eccole.

Cuore, 9 regole salva-infarto per difendersi dalle Feste

Shopping estremo, fino all´ultimo pacchetto, e poi cenoni della Vigilia, di Santo Stefano e di Capodanno. Un tour de force psicologico e fisico che metterebbe a repentaglio anche il cuore più sano, figuriamoci un organo già compromesso da malattie.

Eppure, “la ricetta del benessere cardiovascolare” esiste ed è fatta di semplici regole da seguire tutto l´anno, ma in particolare sotto le feste natalizie”.

Ad affermarlo è Francesco Romeo, presidente della FinSic (Società italiana di cardiologia) che ne ha parlato a margine della conferenza stampa di presentazione del  congresso nazionale della società scientifica.

 

1- GRASSI NELL’ALIMENTAZIONE –  “Badare alla quantità di grassi saturi che si introducono con l´alimentazione: sono rischiosi sia per l´aumento del livello di colesterolo nel sangue, sia del rischio di diabete, entrambi fra le principali cause di malattie cardiovascolari.

2 – FUMO ANCHE PASSIVO – Evitare poi di fumare o di stazionare per molto tempo in luoghi dove la gente fuma, vedi le lunghe serate trascorse a giocare a carte in famiglia o con gli amici: anche il fumo passivo è altamente nocivo per la salute del cuore”.

3 – RIDURRE IL SALE – Ancora: “Non mangiare troppo salato”, perché “l´ipertensione è la quarta causa di disturbi cardiovascolari e il sale non aiuta di certo a combatterla”.

 

Leggi anche: Il sale? Come scegliere quello giusto e quanto  usarne

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Bambini, all’aperto è meglio. Anche d’inverno

I consigli dei pediatri per evitare otite, polmonite e bronchiolite

Volete proteggere i vostri bambini dai mali di stagione? Evitate l´errore più comune: tenerli blindati in casa, per paura del freddo e delle intemperie. I piccoli, all´aria aperta, corrono molti meno rischi infettivi di quando si trovano in ambienti chiusi. Parola della professoressa Susanna Esposito, direttore della UOC Pediatria 1 Clinica della Fondazione Policlinico di Milano e Presidente della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP).

 

Quanto soffri il freddo? Scoprilo con IL TEST

 

Meglio all´aperto

“Con l’arrivo delle temperature fredde”, spiega Esposito, “i genitori hanno paura di lasciare i figli all’aria aperta, perché temono per la loro salute. In realtà, se ben coperti e portati fuori nelle ore centrali della giornata, hanno minori possibilità di essere esposti agli agenti infettivi di quante ne hanno se rimangono a lungo in luoghi poco areati. Infatti, i contatti ravvicinati con altri bambini o, più in generale,con i soggetti malati, sono una delle principali modalità di trasmissione delle malattie infettive”.

In generale, i bambini devono essere coperti un poco di più di quanto si vesta una persona adulta, in quanto, nei primi anni di vita, hanno minori capacità di termoregolazione. Per evitare i mali di stagione, quando si è fuori casa, la prima forma di prevenzione è………………

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La classifica dei regali di Natale meno graditi

Ecco la classifica dei regali di Natale meno graditi. La soluzione ideale? Riciclare il regalo o sbarazzarsene su Internet.

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Un paio di ciabatte per la nonna, che però ne ha conservate altre sei paia ricevute in altrettanti natali precedenti, una cravatta per il papà che ringrazia con un sorrisino striminzito pensando che dovrà aggiungerla alle altre 240, una camicia sgargiante per il cuginetto che lavora in banca e adora i completi grigi.

Quanti regali “sbagliati” gli italiani hanno trovato sotto l’albero? Parecchi se si considera che, secondo un’indagine condotta da Deloitte “Xmas Survey 2010”, tra i molti delusi dai regali, il 26% è già impegnato a riciclarli, vendendoli su Internet o direttamente in negozio.

 

Leggi anche: Regali: meglio 1 solo ma buono

Già il 2014 aveva registrato un raddoppio dei regali messi in vendita sulla rete, e una crescita del 20% dei baratti: un doppione (o un regalo non gradito) in cambio di quello di un amico, di un parente. Come si spiega questo fenomeno?

Con la crisi è diminuita la capacità di spendere delle famiglie e a risentirne sono anche qualità e fantasia per il regalo.

Per cui la voglia di riciclare cresce sia per liberarsi di regali poco graditi ma anche per risparmiare la spesa di un regalo da fare o addirittura per guadagnarci vendendo su Internet.

 

Leggi anche: Arriva Natale, come salvarsi dallo stress

 

La classifica dei regali più riciclati
Lo scorso anno, secondo l’osservatorio dell’Adoc (Associazione per la difesa e orientamento dei consumatori) un regalo su sei, aveva subito la stessa sorte di riciclo.

Come si posizionano gli italiani in questa pratica a livello comunitario? Sempre secondo l’indagine della Deloitte, sembra che i nostri connazionali siano i più “ricicloni”, seguiti dagli inglesi, spagnoli, francesi, finlandesi e irlandesi.

Tra i i regali di cui si sbarazzano più volentieri gli italiani in vetta alla classifica ci sono:

  • le cravatte (17%);
  • i panettoni, torroni e marmellate (13%);
  • le sciarpe, guanti e cappellini (12%);
  • la carta, i nastri, le coccarde e le confezioni da regalo vengono riciclate, (18%).

Per cui tenetelo presente. Sempre che riteniate il gradimento del regalo  che fate più importante del togliersi il pensiero di farlo.

 

Che rapporto hai con lo shopping? Scoprilo con IL TEST

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Voglia d’avventura? Ecco perchè comincia a 40 anni

Per fuggire dalla routine o per sentirsi ancora giovani, verso nuove sfide eccitanti

Dopo i nostri primi 40 anni, si riaccende – se mai si fosse sopita – la voglia di avventura. Sotto forma di corsi di sub e di vela, arrampicate e viaggi intorno al mondo. In barba alle energie dei 20 anni sembra proprio che, dopo aver spento 40 candeline, la passione per momenti di “vita spericolata” prenda vita. Secondo un´indagine britannica, infatti, siamo più attratti da scelte avventurose a 41 anni piuttosto che a 29. Un richiamo che, per una persona su due, viene controbilanciato soprattutto dalla mancanza di disponibilità economica.

Anche virtuale
Poco tempo, impegni familiari e il fatto di essere ingabbiati in una routine soffocante sono gli altri fattori che impediscono agli intervistati di darsi all´avventura. Ma per il 14% dei giovani adulti per trovare l´avventura basta affacciarsi nei mondi virtuali, comodamente seduti in poltrona.
In ogni caso più di un terzo degli intervistati è convinto di diventare più avventuroso con il passare degli anni, e in media a 41 anni ci si sente pronti per lanciarsi (43 per le donne e 38 per gli uomini).

Uscire dalla routine
In pratica, si crede in una sorta di ´risveglio della mezza età´, che spinge a optare per un safari o a imparare un nuovo sport. Ma c´è anche chi si accontenterebbe di una vacanza in campeggio.
Secondo Susanna Dinnage, general manager di Discovery Networks UK and Ireland “questo studio ci ricorda che non è mai troppo tardi per uscire dalla routine quotidiana e affrontare una sfida nuova ed eccitante”.

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Bisessualità, perchè va di moda il “sesso fluido”

Se una donna è bisex non lo è per moda o momentanea condizione di spirito, ma per scelta precisa e stabile nel tempo

Nuovi studi sul sesso gettano un fascio di luce nuova sulla bisessualità, ovvero la tendenza di alcune persone, soprattutto donne bisex che uomini, ad apprezzare e sentirsi attratte da  persone dello stesso sesso, senza rinunciare ai normali rapporti eterosessuali.

La bisessualità, nota fin dal’antichità,  pare stia vivendo una fase di seconda  primavera, fenomeno in crescita che va sotto la definizione di sesso fluido.

Gli studiosi sono incerti nell’attribuire un vero e proprio carattere di novità nei comportamenti  e propendono invece per una maggiore disponibilità a riconoscere ( dunque a non reprimere) e manifestare ( e dunque non nascondere)  l’orientamento bisessuale. Fatto sta che il fenomeno ha dei riscontri anche statistici.   Lo conferma il sondaggio realizzato in Inghilterra per la Bbc su 1.000 under 23 e sui loro genitori. Tra i primi, un terzo si è dichiarato gay, bisessuale o fluido, mentre tra i secondi (nati tra gli anni Sessanta e Ottanta) solo il 15% non aveva un orientamento eterosessuale.

 

Leggi anche: Perchè le bisessuali sono soprattutto donne e depresse

 

L’inventrice dell’espressione “fluidità sessuale” è la psicologa e femminista americana Lisa Diamond. Dopo 10 anni di ricerca, nel 2008, la studiosa ha usato per la prima volta questa etichetta per spiegare “una reattività sessuale che varia a seconda delle situazioni”.

La Diamond ha intervistato un campione di 100 donne per 5 volte nell’arco di 10 anni e ha notato, appunto, che più di 2/3 di loro aveva cambiato preferenze almeno una volta, ma che non si era trattato di un’oscillazione radicale che, permettesse, per esempio, di definirsi omosessuale o bisessuale.

La novità sta nel crollo di un radicato luogo comune, secondo il quale la donna o l’uomo  che scoprono di essere bisessuali, ovvero  attratti sia  da persone di sesso diverso che dello stesso sesso,  pensano che si tratti di un indizio, o secondo Freud, di un sintomo patologico  che svela la transizione  verso l’omosessualità o il lesbismo.

Ebbene, pare che non sia così. Secondo un  recente studio statunitense, durato 10 anni e pubblicato sulla rivista “Developmental Psychology”, rivista dell´American Psychological Association , la bisessualità femminile non è una condizione di passaggio, una fase di transizione verso l’omossessualità, e proprio per questo magari destinata a concludersi rapidamente.

 

Leggi anche: I 5 motivi che rendono una donna lesbica

 

Tutt’altro. Essere bisex, per una donna, è tutto fuorché……………

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………….una situazione passeggera, collegata magari a una moda temporanea. È piuttosto un orientamento stabile del carattere, una scelta precisa.

Con buona pace di chi sostiene che certe decisioni provengono da colpi di testa momentanei, vezzi o altre tendenze del momento, ora lo conferma anche la scienza.

L´indagine ha esaminato 79 giovani donne non eterosessuali, scoprendo che le bisessuali hanno mantenuto per 10 anni un modello stabile: erano attratte, infatti, da potenziali partner di entrambi i sessi. In più, lo studio ha sfatato lo stereotipo che vuole le bisessuali poco interessate o incapaci di mantenere una lunga relazione di coppia, senza “distrazioni”.

“I risultati dimostrano, comunque, una considerevole fluidità nelle attrazioni e nei comportamenti delle donne bisessuali e lesbiche”, scrive Lisa Diamond, la psicologa dell´Università dello Utah che ha coordinato lo studio, “e forniscono un contributo alla comprensione della complessità di questi orientamenti sessuali nel corso della vita”.

Inoltre la sessualità femminile sembra di per se stessa “relativamente fluida, e la distinzione tra donne lesbiche e bisessuali non è poi sempre così rigida”.

 

Leggi anche: Le caratteristiche principali del lesbissmo? Eccole

 

 

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Tristezza di Natale, perchè arriva e come scacciarla

Le feste di fine anno provocano in molti tristezza e malinconia. Vi spieghiamo perchè succede e in che modo è possibile scacciarla.

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Puntuale  come le stagioni, insieme al Natale arriva per molti italiani anche la tristezza di Natale.  Tutti intorno a voi sembrano divertirsi, a voi invece prende una grande malinconia. Perché le feste di fine anno vi provocano solo fastidio e irritazione, voglia che finisca tutto prima possibile o almeno di essere lontano, chissà dove.

Sono tutti segnali della tristezza da Natale, che qualcuno si è già affrettato a ribattezzare “Christmas Blues”: niente di patologico né preoccupante, giusto un malessere psicologico destinato a dissolversi all´indomani del 6 gennaio, quando tutto sarà finito.

 

Trentenni sì, anziani no
Come spiega la dottoressa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta, “non è il caso di parlare di depressione. Ma di sicuro può capitare che in questo periodo dell´anno si finisca per fare dei bilanci e si possa essere più malinconici e apatici del solito”.

Ad essere maggiormente colpiti dal fenomeno, sono persone dai 30 in su, che dal confronto che spesso appare impietoso con i coetanei, soprattutto parenti, ricavano un senso di frustrazione, mentre anziani e giovanissimi sembrano esserne quasi immuni.

Perchè ci assale la tristezza

Intyantio occorre precisare che non è nulla di grave, si tratta di fenomeni passeggeri che svaniscomno appena pasate le feste. Secondariamente occorre consioderare che la  sensazione  non è una voatra esclusiva ma è molto diffusa.; non siete soli.

Infine occortre considerare che le cause sono estremamente umane e legate al vissuto di ognuno di noi, ciò che rende appuntio la tristezza di natale qualcosa di abbastanza normale.

 

Leggi anche: Arrivano le Feste? Come salvarsi dallo stress

 

Per esempio, sapere che il natale, che è la Festa familiare per eccellenza riunisce la famiglia, secondo gli psicolopgi che hanno studiato il fenomeno, ci fa  ritornare alla mente quei nostric ari che non ci sono piàù, e ciò genera ovviamente in noi tristezza.

Oppuire,  dato che il natale è un momento dell’anno in cui  i doveri del lavoro si allentano, i bambini non vanno a scuola,  ci somno giorni di festa che si susseguono e tutti stiamo più in casa ed in famiglia, ci fa naturalmente venire in mente queti raopopoprto familiari( con figli, nipoti, zii, fratelli, sorelle) che  non sono buoni,  con liti  in corso, separazioni e divisioni che hanno separato gli affetti familiari; e questo naturalmente genera truistezza.

 

Come sopravvivere

Il consiglio per vivere meglio questi giorni “è ….

( segue)

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