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Avarizia: il tuo partner è rischio? Ecco cosa fare

Avarizia: affrontare la vita di tutti i giorni al fianco di una moglie spilorcia o un marito taccagno, non è così facile. Ecco 3 consigli pratici infallibili.

avarizia

Affrontare la vita di tutti i giorni al fianco di un partner affetto da avarizia, di una moglie spilorcia o un marito taccagno, non è così facile. Se non facciamo qualcosa, il rapporto rischia di rovinarsi inesorabilmente.

Già, ma cosa fare? Come comportarsi per riuscire gradatamente a cambiare quelli che vi sembrano atteggiamenti di tirchieria indistruttibile?

 

Leggi anche: Le cause dell’avarizia

 

Eccovi tre consigli pratici.

a) Non adattatevi alla sua avarizia: vivreste male voi e non contribuireste alla sua presa di coscienza.

b) Non potete certo cambiare il vostro partner in un battibaleno. Inutile colpevolizzarlo se non vi fa regali costosi: potete costringerlo con un ricatto affettivo a donarvi qualcosa, ma non otterrete certo un vero cambiamento. Meglio chiedergli sacrifici economici molto più limitati.
Odia i ristoranti perché costano troppo? Fate “alla romana”, dividete il conto, ma cercate sempre di uscire, evitate insomma di restare in casa. Alla fine si abituerà, si renderà conto che non diventerà certo povero se pagherà solo la sua parte.

c) Non scialacquate come forma di reazione alla sua taccagneria: il partner si irrigidirebbe ancora di più. Ma non rinunciate ai piccoli piaceri e alle piccole comodità: un vino costoso, un accessorio elegante, un biglietto in poltronissima a teatro… Aiuta a insegnare al partner avaro, con l’esempio, che la vita può anche essere vista (e apprezzata) con occhi diversi.

 

Leggi anche: Avarizia, 4 regole per essere meno taccagni

 

Identikit dell’avaro tipo
Ciascuno di noi avrà conosciuto, almeno una volta nella vita, una persona avara. Ma quanti potrebbero dire di aver incontrato un taccagno povero? Gli spilorci sono sempre benestanti o ricchi, egoisti e ingordi.
L’avarizia non è cattiveria, quanto piuttosto una forma di insensibilità al bisogno altrui. L’avaro vede, ma non coglie: non registra il dolore del mendicante all’angolo della strada, non percepisce davvero il disagio della famiglia costretta a stringere la cinghia, non si accorge della delusione degli amici feriti dalla sua scarsissima disponibilità, dai trucchetti meschini cui ricorre per non offrire mai, non ricambiare, non gioire insieme. Insomma, non è cosciente di quanto con il suo comportamento toglie agli altri.

Naturalmente esistono gradi diversi dell’avarizia. Non possiamo certo definire tale un atteggiamento che porta a spendere misuratamente, con attenzione, ma senza negare a se stessi e agli altri qualche piacere e qualche comodità: in questo caso siamo nella normalità, ognuno sceglie come preferisce vivere, se in maniera più o meno spartana.
Poi però c’è anche chi, dietro a una filosofia dell’austerità contrabbandata come valore, cerca di nascondere la propria grettezza e moltiplica i disagi, arrivando talvolta alla perversione di andare perfino contro i propri bisogni primari. Qualche esempio? Quelli che, pur avendo un cospicuo conto in banca, preferiscono soffrire il freddo dentro casa (perché il riscaldamento costa) oppure mangiare poco e male (fare la spesa è sempre troppo caro), o magari rischiare di rimetterci la salute (è un peccato buttare via un cibo o un medicinale scaduti) e via dicendo.

 

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Redazione Staibene

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