• Questo sito contribuisce alla audience di il Messaggero

1.028 visite

Il solletico? Tutti i perchè di una sensazione controversa

Vi siete mai chiesti perchè esiste il solletico e perchè pur essendo associato alla risata, cioè a qualcosa di piacevole, diciamo spesso che “si soffre” o addirittura “si teme” il solletico (dunque qualcosa che ci provoca fastidio o dolore), e non “si gode” il sollecito (qualcosa che ci dà piacere)?

Se prendete per buona la definizione dell’Enciclopedia Treccani, il sollecito è una “forma di sensazione cutanea risvegliata di solito da contatti molto lievi e rapidamente mobili, raramente da pressioni intense: è una sensazione tattile di natura sconosciuta, con speciali caratteri soggettivi più o meno spiacevoli, accompagnata da riflessi difensivi spesso intensi”.

La chiave di tutto in questa definizione sta proprio nella parola ..”di natura sconosciuta ..” che sta a indicare come la scienza e la psicologia siano ben lunghi dall’aver scoperto certezze sull’origine del solletico.

Qualche progresso in più sta emergendo negli ultimi anni grazie alla conoscenza migliore del funzionamento del cervello umano, reso possibile dalle risonanze magnetiche funzionali, quelle cioè che fotografano con colori diversi, le zone del cervello attivate in talune situazioni.

Sta di fatto che una delle sensazioni più diffuse nel mondo tra le persone, che si scoprono e sperimentano fin dalle prime settimane di vita e che ognuno di noi ha dapprima vissuto da bambino e poi a sua volta replicato da adulto con i propri bambini, è ancora avvolta nel mistero; ed infatti non si spiega nemmeno perchè, a volte, basta perfino avvicinarsi a qualcuno sorridendo e preannunciando il solletico ad una persona che, a volte, quella persona già ride.

 

Leggi anche: La ricetta del buonumore esiste: eccola

 

Come si spiega il solletico

 

Pochi sono gli studi e tante le teorie sul perché si soffre il solletico. Secondo alcune interpretazioni evoluzionistiche – spiega il dottor Paolo Amami, neuropsicologo dell’ospedale Humanitas – la duplicità della sensazione (ridere+fastidio) servirebbe ad apprendere un modo di proteggersi e difendersi attraverso il gioco sociale, fin dall’infanzia insegnando al bambino a proteggere aree del corpo particolarmente vitali e “indifese”.

Ed infatti sono solo alcune parti del corpo ad essere sensibili al solletico zone come ascelle, i fianchi ai lati della gabbia toracica, la pancia, il collo e in alcuni anche orecchie, piedi e incavo delle ginocchia che, quando vengono stimolate con il solletico, generano reazioni apparentemente opposte, cioè una sensazione di sofferenza-fastidio che si esprime invece con il riso.

Secondo gli scienziati dell’Università di Tuebingen, il solletico attiva la parte del nostro cervello che anticipa il dolore, per questo motivo quando si viene solleticati si può accidentalmente colpire l’altro con movimenti dettati da un riflesso incondizionato in risposta al dolore. Inoltre la risata da solletico sarebbe perfino parte di un meccanismo di difesa per segnalare sottomissione.

Le risate suscitate dal solletico farebbero dunque parte di un meccanismo di attacco o fuga. È stato teorizzato che in origine i genitori solleticassero i propri bambini per insegnare loro a reagire al pericolo e che la risata emessa ancora oggi sia un’ammissione di resa.

Per confermare le loro tesi i ricercatori tedeschi hanno monitorato 30 volontari collegandoli ad uno scanner speciale e li hanno sottoposti ad alcune domande per capire come mai il solletico susciti risate e se esse siano le stesse suscitate da uno scherzo o una situazione divertente.

I partecipanti sono stati prima sottoposti alla visione di alcune scene divertenti che suscitavano risate; successivamente è stato fatto loro del solletico ai piedi. Ne è emerso che sia la risata per una causa piuttosto che per l’altra attivano la parte del cervello chiamata regione rolandica; è una regione che controlla i movimenti facciali e le reazioni vocali ed emotive.

Un’altra teoria invece, è più propensa a spiegare il solletico in termini interattivi, come uno dei primi mezzi e dei primi contesti attraverso cui il bambino impara a consolidare le relazioni, in primis quella con il genitore; in questo senso il solletico sembrerebbe la base evolutiva del successivo umorismo adulto.

A sostegno di quest’ultima teoria sembra che chi è più predisposto al solletico e cioè lo “soffre” di più, sia anche una persona più portata all’umorismo e a sorridere alla vita quotidiana.

 

 

 

Due tipi di solletico

Esistono infatti due tipi di solletico:

  1. uno più inteso (gargalesis) in cui la sollecitazione intensa e ripetuta di determinate aree del corpo dà questo tipo di risposta automatica fastidio/risata;
  2. un altro tipo invece, indotto da una stimolazione più lieve (knismesis) , è tendenzialmente indipendente dalla risata ed è più simile al “prurito”.

Dal momento che il solletico stimola alcune regioni cerebrali (aree motorie, limbiche, sistema vegetativo) a reagire con risposte semi automatiche, risulta difficile controllare la risposta al solletico.

Così come esistono due tipi di solletico esistono anche differenze tra i tipi di risata che provocano. La risata da solletico è diversa da quella di divertimento. La prima stimola anche l’ipotalamo che controlla la temperatura corporea, la fame, la stanchezza e il comportamento sessuale. Proprio questa parte del cervello controlla reazioni istintive come la lotta e la fuga. La seconda, invece, coinvolge aree diverse del cervello.

Tag:
Bruno Costi

Direttore Responsabile Staibene.it

I campi con il simbolo * sono obbligatori. Non pubblicheremo il tuo indirizzo email

E' possibile usare questi tags e attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

}