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Il carattere dei bambini? Timidi o spigliati dipende dalla mamma

Il carattere che avranno i nostri bambini da ragazzi e poi da adulti dipende in larghissima parte dai primi momenti di vita che il bimbo condivide con la mamma e non è per niente solo frutto dei geni ma possiamo modellarlo.

Provate ad immaginare il panorama dei caratteri dei bimbi che già conosciamo.

Basta recarsi in qualsiasi scuola materna per notare che ci sono bimbi timidi, insicuri,  che tendono a stare in disparte, fanno molta fatica a staccarsi dalla mamma, poco espansivi e chiusi, ed altri bimbi invece più spigliati, autonomi, sicuri di sé, che giocano immediatamente con gli altri bambini; oppure noterete che ci sono bambini più irrequieti, agitati, spericolati ed altri più tranquilli,  prudenti, paurosi di qualsiasi cosa.

Ebbene, gran parte dei genitori pensa che quello sia il carattere congenito del bambino, qualcosa che deriva dai geni e dunque immutabile. La realtà invece è del tutto diversa; i geni cioè c’entrano, ma non sono né l’unica componente che agisce sulla personalità né costituiscono un codice immutabile.

Non solo:  se pensiamo che il carattere dei bambini si forma dopo la nascita, commettiamo un secondo grande errore. La vita del bambino e dunque la formazione della sua personalità inizia nella pancia della mamma già prima della nascita; anzi è proprio il periodo della gravidanza a dare i colpi  di scalpello più incisivi che forgeranno il carattere dei nostri bambini.

 

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A gettare un fascio di luce nuova sull’affascinante argomento  della formazione della personalità di ognuno da noi, a partire da quando siamo bambini è la rivista di neuroscienze  Mind con un articolo scritto da Nicole Struber, neuro scienziata al Roth Institut di Brema dove si occupa di neurobiologia dello sviluppo.

 

All’origine del carattere

 

Tutto nasce dalle recenti scoperte compiute dalle neuroscienze sul funzionamento del cervello quando proviamo un’emozione o un sentimento ed alle tracce  permanenti che queste lasciano su di noi.

Si è scoperto cioè che ogni vota che priviamo qualcosa, che sia amore, ira, paura, gioia ecc, e di conseguenza compiamo un’azione che viene associata a queste emozioni come abbracciare, proteggersi, aggredire, ridere, tutto ciò avviene perché nel cervello si attivano delle reti di cellule  , che di fronte ad un evento esterno producono ormoni di tipo diverso che vengono trasportati dal lato del cervello che governa la percezione , all’altro lato del cervello che comanda le reazioni.

Il meccanismo di produzione, trasporto, ricezione, reazione che si instaura nel cervello attiva i collegamenti tra i neuroni, le cosiddette sinapsi, che danno origine all’azione umana.

Qualche esempio?

  1. Situazione di pericolo: la noradrenalina prodotta da una zona del cervello viene presa in carico da cellule recettori che la trasportano fino a “consegnarla” in altre zone del cervello che produrranno la reazione umana dell’allerta;
  2.  Un ostacolo improvviso: il cortisolo, con lo stesso meccanismo produce  energia;
  3. Situazione delicata di un esame, un’azione rischiosa: il cervello produce l’acetilcolina che interviene aumentando la focalizzazione e la concentrazione;
  4. Nella situazione competitiva, tipica dei runners che corrono una maratona, il cervello produce dopamina che genera motivazione.

 

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Bruno Costi

Direttore Responsabile Staibene.it

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