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Gioco d’azzardo on line, cosa rischi e come puoi difenderti

Gioco d’azzardo on line, cosa rischi e come puoi difenderti: una dipendenza in enorme crescita a causa della crisi economica diventata una malattia riconosciuta dallo Stato.

“I malati del gioco d´azzardo aumentano con la crisi economica ma la cura per loro arriva troppo tardi”. Ad affermarlo è Paola Vinciguerra, psicoterapeuta, presidente dell´Eurodap, l´associazione europea disturbi da attacchi di panico, in occasione del recente convegno “Verso il gioco d´azzardo on-line sicuro e regolamentato: utopia o realtà?”.

 

 

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Le dimensioni del fenomeno
Secondo i dati, su 60 milioni di italiani il 54% ha giocato almeno una o più volte ai giochi d´azzardo. Di questi l´1,5% ha sviluppato una vera e propria patologia legata al gioco. Questo vuol dire che in Italia circa mezzo milione di persone ha bisogno di cure appropriate a causa del comportamento ossessivo compulsivo che ha sviluppato.

 

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Meno freni inibitori
“Con l´uso di Internet la malattia del gioco d´azzardo è aumentata in modo esponenziale; la possibilità di giocare on line ha fatto perdere quei freni inibitori che sono presenti nel gioco dal vivo”, spiega Vinciguerra. “Il giocatore on-line è meno esposto a confronti con l´esterno e ad eventuali disagi che proprio il confronto con gli altri potrebbe creargli. Non ha bisogno di uscire di casa e per questo non deve inventare scuse; i giocatori dipendenti tendono a mantenere segreti anche alla famiglia i loro comportamenti”.

 

 

L´importanza della diagnosi precoce
Secondo l´esperta, “se la diagnosi della malattia è precoce c´è la possibilità di una remissione totale dei sintomi. Ma va tenuto presente che i portatori di patologie compulsive sono molto restii a considerarsi malati, giustificano continuamente i loro comportamenti, negano la dipendenza ed affermano di mettere in atto il comportamento per loro scelta. Sostengono, inoltre, di essere assolutamente in grado di smettere quando vogliono. Questo atteggiamento non permette di poter accedere alla cura se non quando la compulsività ha ormai invaso quasi la totalità del quotidiano e la presenza dei sintomi è evidentissima”.

 

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Redazione Staibene

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