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Genitori omosessuali? Tutti i danni sulla psiche e la salute dei figli

bambini di genitori omosessuali

Consentire a genitori dello stesso sesso, omosessuali o lesbiche, di adottare o generare un figlio, crea indiscussi, inequivocabili e gravi danni alla psiche del bambino, rendendolo preda di depressione ed ansia.

La”sentenza” , molto argomentata ,viene da uno studio realizzato dal prof. Paul Sullins della Catholic University of America di Washington che, per la vastità dell’indagine ( 75 ricerche messe sotto osservazione), la metodologia ( universo etero e omosessuale), e la durata (20 anni presi in esame) è destinata a rivoluzionare la letteratura scientifica d’Oltreoceano sulla materia.

Diciamo subito che la stragrande maggioranza degli studi sulle conseguenze psicologiche e sanitarie, di un’ educazione dei figli in un ambiente familiare costituito da genitori gay o lesbiche, hanno finora documentato l’indifferenza di genere dei genitori. Tutte ricerche dirette a dare una base scientifica al messaggio che genitori dello stesso sesso possono essere bravi genitori nè più e nè meno dei genitori”normali” cioè di sesso diverso; ma anche e, soprattutto, al fatto che per i figli è esattamente la stessa cosa, nessun trauma , nessuna vergogna, nessuna conseguenza sulla maturazione equilibrata della loro crescita.

Sullins però ora scopre il trucco: dopo averle esaminate tutte rivela , prove alla mano, che le ricerche pro-gay sono tutte viziate all’origine da tesi precostituite, perchè frutto di manipolazioni ordite dalle comunità omosessuali d’America.

 

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Lo scontro fra culture

 

La tesi è servita alle comunità gay d’America e, contagio dopo contagio, anche del resto del mondo, fino anche in Italia, ad alimentare l’attivismo dei movimenti laicisti contrari alla famiglia tradizionale ed a favore di tutta una filiera culturale che va dai matrimoni gay, alla maternità o paternità surrogata ( figli fatti concepire da estranei e poi acquistati dai genitori gay), utero in affitto, per sottintendere il concetto di fondo che la vita è come una merce di cui ognuno può disporre a suo piacimento, e sulla base della propria volontà e che arriva fino all’eutanasia.
Tesi, questa, culturalmente ed eticamente combattuta invece dall’altro filone culturale, largamente maggioritario anche se più silenzioso, prevalentemente religioso ma anche laico, secondo il quale invece la vita è cosa ben diversa da una merce ed è, anzi, un bene indisponibile che va tutelato al massimo livello dalla comunità delle persone civili.

 

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direzione staibene.it

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