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Farmaci generici, possiamo davvero fidarci?

Farmaci generici? L’industria non li vuole, lo Stato si. E mentre l’Aifa definisce solo probabile la pari efficacia 3 medici su 4 è dubbioso, soprattutto i pediatri. Ecco come orientarsi.

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In Italia li usano poco meno di 20 italiani su 100 mentre in Europa si arriva al doppio, cioè al 40%. Parliamo di farmaci generici o equivalenti, quei farmaci cioè non griffati, che costano meno perché il brevetto che li protegge è scaduto e possono essere  prodotti da chiunque rispetti certe regole e venduti ad un prezzo inferiore di almeno il 20% ma che può arrivare anche al 50%.
Insomma gli italiani sono più diffidenti  della media europea e fra i più diffidenti d’Europa. Perché? Perché l’industria farmaceutica in Italia è così forte da impedire che i medici li prescrivano? O perché sono meno efficaci?

 

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I dubbi  sull’efficacia dei farmaci equivalenti sono più delle certezze

 

Benchè lo Stato (attraverso l’Aifa che è l’agenzia pubblica di controllo e regolazione sui farmaci) abbia condotto una campagna per la diffusione e l’incentivo al consumo dei generici, ed il governo Monti nel 2012 abbia obbligato per legge a prescriverli accanto a quelli di marca, il parere dei medici è molto diverso.
In un articolo scientifico di Manuela Casula, Elena Tragni  del Centro Interuniversitario di Epidemiologia e Farmacologia Preventiva (SEFAP)e del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari, Università di Milano, si citano alcuni sondaggi al riguardo condotti da fonti diverse e tutti indicano che, pur prescrivendoli, anche i medici hanno ormai sempre di più perplessità: 3 medici su 4 (il 73%) ritiene che siamo meno efficaci, il 38,% meno tollerati dai pazienti, il 24,6%  meno bioequivalenti ed il 22% indica che il principio attivo, cioè quello che cura, è meno efficace.
Particolarmente perplessi sono  i pediatri che  nutrono dubbi sull’efficacia dei farmaci generici nel curare i bambini.
Perfino l’Aifa non mette la mano sul fuoco sull’a pari efficacia dei generici. Se leggete cosa risponde alla domanda su questo punto, l’Aifa  “probabile” la pari efficacia di un generico rispetto ad un farmaco di marca. E come sappiamo la probabilità è ben diversa dalla certezza.

 

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Che cosa sono i farmaci generici

 

Potremmo definire i farmaci equivalenti (o generici) come i “fratelli gemelli” dei farmaci di marca: contengono lo stesso principio attivo (cioè la sostanza che permette al medicinale di ottenere l’effetto curativo desiderato), nella stessa quantità, e hanno quindi identica efficacia.

Cambia solo il prezzo (più basso di almeno il 20%) e la denominazione: i farmaci, di solito, hanno un nome di fantasia; i generici sono venduti invece con il nome del principio attivo, cioè della sostanza curativa, seguito da quello dell’azienda che li produce. La legge autorizza anche due altre differenze: la forma e il colore della confezione e il sapore del medicinale.

 

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Perché costano meno? 

 

Perché è scaduto il brevetto del corrispettivo farmaco di marca.
Ogni medicinale in commercio è frutto di anni di ricerca da parte delle aziende farmaceutiche e, di conseguenza, di ingenti investimenti finanziari. Per questo motivo è previsto per legge che tutti i nuovi prodotti messi a punto siano coperti da un brevetto che dura diversi anni (di solito 15, ma anche 20).

Vuol dire che lo può produrre e vendere in esclusiva solo l’azienda che per prima l’ha studiato e introdotto sul mercato, in modo da recuperare le spese sostenute per la ricerca e lo sviluppo.

Quando il brevetto scade, l’azienda perde il diritto di produrre quel principio attivo in esclusiva, la legge stabilisce che qualunque casa farmaceutica possa produrre e vendere quel medicinale. A patto di commercializzarlo, però, a un prezzo inferiore di almeno il 20% (in alcuni casi, il prezzo di un generico è addirittura la metà dell’equivalente di marca), perché il nuovo produttore non ha investimenti da recuperare.

 

I cibi che annullano l’effetto dei farmaci- Guarda il Video

 

 

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Redazione Staibene

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