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Extravergine o no? Come orientarsi nella giungla degli oli d’oliva

All’indice i marchi delle aziende Carapelli, Bertolli, Sasso, Coricelli, Santa Sabina, Prima Donna e Antica Badia, vale a dire 7 tra le più famose, diffuse nei supermercati.

Extravergine o no? Come orientarsi nella jungla degli oli d'oliva

La truffa degli oli d’oliva è la più frequente in commercio e d il fatto che la magistratura abbia  accusato 7 tra le più note etichette di olio  d’oliva  in vendita in Italia di truffa in commercio per aver spacciato come  olio extravergine di oliva un olio che  era solo vergine d’oliva obbliga a spiegare le differenze, le categorie e perché la presenza o l’assenza di una piccola parola “ extra”  nella dizione extravergine, fa tanta differenza per il consumatore.

Il caso è stato avviato il 1° novembre 2015 dal Procuratore di Torino Raffaele Guariniello che messo all’indice i marchi delle aziende  Carapelli, Bertolli, Sasso, Coricelli, Santa Sabina, Prima Donna e Antica Badia, vale a dire 7 tra le più famose, diffuse nei supermercati.

Ma come orientarsi nella jungla degli oli d’oliva? La questione è regolata sia dalla legislazione italiana che da quella comunitaria  con un supplemento di rigore  nella legge italiana diretta ad evitare truffe ai danni dei consumatori .

Basti pensare che nel solo 2013 il nucleo di Carabineri specializzato, ha effettuato controlli su 710 aziende agroalimentari, operato sequestri su 9,5 mila tonnellate di prodotti ed oltre 3 milioni di etichette/packaging illegali, deferendo all’Autorità Giudiziaria 104 autori di reato e accertando 84 violazioni penali e 111 amministrative con oltre 750 mila euro di sanzioni contestate.

Leggi anche: Vergine o extravergine. qual è la differenza

 

La Mappa degli oli d’oliva

Gli oli d’oliva catalogati dalla legge sono 6:

I) Olio di oliva vergine: si distingue in 3 sottocategorie:

A.    Olio extravergine di oliva. E’ il migliore in assoluto e per questo viene venduto ad un prezzo anche del 50% superiore all’olio  non extravergine.  Gli oli extravergine hanno queste caratteristiche:

B.    Olio di oliva vergine:  è l’olio di oliva vergine la cui acidità libera, espressa in acido oleico, è al massimo di 2 g per 100 g e con le altre caratteristiche conformi a quelle previste per questa categoria;

C.    Olio di oliva lampante: olio di oliva vergine la cui acidità libera, espressa in acido oleico, è superiore a 2 g per 100 g e con le altre caratteristiche conformi a quelle previste per questa categoria. Quest’ultimo  non è commestibile.

 

II) Olio di oliva raffinato: è l’olio di oliva ottenuto dalla raffinazione dell’olio di oliva vergine, con un tenore di acidità libera, espresso in acido oleico, non superiore a 0,3 g per 100 g e con le altre caratteristiche conformi a quelle previste per questa categoria.

 

III) Olio di oliva composto di oli di oliva raffinati e oli di oliva vergini: è l’olio di oliva ottenuto dal taglio di olio di oliva raffinato con olio di oliva vergine diverso dall’olio lampante, con un tenore di acidità libera, espresso in acido oleico, non superiore a 1 g per 100 g e con le altre caratteristiche conformi a quelle previste per questa categoria.
IV) Olio di sansa di oliva greggio: è l’olio ottenuto dalla sansa d’oliva mediante trattamento con solventi o mediante processi fisici, oppure olio corrispondente all’olio di oliva lampante, fatte salve talune specifiche caratteristiche, escluso l’olio ottenuto attraverso la riesterificazione e le miscele con oli di altra natura, e avente le altre caratteristiche conformi a quelle previste per questa categoria.

 

V) Olio di sansa di oliva raffinato: è l’olio ottenuto dalla raffinazione dell’olio di sansa di oliva greggio, con un tenore di acidità libera, espresso in acido oleico, non superiore a 0,3 g per 100 g e con le altre caratteristiche conformi a quelle previste per questa categoria.
VI) Olio di sansa di oliva: è l’olio ottenuto dal taglio di olio di sansa di oliva raffinato e di olio di oliva vergine diverso dall’olio di oliva lampante, con un tenore di acidità libera, espresso in acido oleico, non superiore a 1 g per 100 g e con le altre caratteristiche conformi a quelle previste per questa categoria.

 

Come si produce e si riconosce l’olio extravergine di oliva

L’olio extravergine di oliva è il migliore ed è il più caro perché risponde a questi requisiti:

A.    è ottenuto dal frutto dell’olivo soltanto mediante processi meccanici, in condizioni che non causano alterazioni dell’olio, e che

B.    non ha subito alcun trattamento diverso dal lavaggio, dalla decantazione, dalla centrifugazione e dalla filtrazione, esclusi gli oli ottenuti mediante solvente o con coadiuvanti ad azione chimica o biochimica, o con processi di riesterificazione e qualsiasi miscela con oli di altra natura.

C.    Il procedimento meccanico di estrazione e produzione è costituito dalla macinazione delle drupe dell’olivo attraverso la molitura o frangitura e la successiva separazione della frazione oleosa dagli altri componenti solidi e liquidi

 Leggi anche: Cibi artificiali: ecco l’elenco di quelli da evitare

 

Come si produce l’olio extravergine

La  spremitura si realizza attraverso le operazioni di:

A.    molitura, processo che rompe le pareti delle cellule al fine di far fuoriuscire il succo e realizza la pasta d’olio, composta da olio, acqua e parti solide;

B.    gramolatura, ossia il rimescolamento della pasta d’olio per rompere l’emulsione fra olio ed acqua e facilitarne la separazione;

C.    estrazione, in cui il mosto d’olio si separa la parte liquida (emulsione di acqua e olio) dalla parte solida (la cd. sansa);

D.    separazione, in cui il residuo solido (c.d. morchia) è separata dall’olio extravergine di oliva attraverso decantazione o centrifugazione.

 

L’Italia è la banca dati genetica dell’olio d’oliva

Secondo quanto riferito nella “Relazione sulla contraffazione nel settore dell’olio d’oliva”  scritta dalla commissione parlamentare d’inchiesta  sulle contraffazioni della Camera dei deputati, le 350 cultivar di olivo italiane sono un’espressione di pregio della banca genetica dell’olivicoltura mondiale e rappresentano la culla della biodiversità olivicola oggi disponibile a livello internazionale.

L’olivicoltura italiana evoca il paesaggio tipico ed irripetibile del nostro Paese, la qualità delle nostre preparazioni, la storia e la cultura millenaria del Mediterraneo e dei nostri territori. È anche per questo che utilizzare nelle fasi commerciali le diciture che indicano l’origine italiana dell’olio di oliva, significa naturalmente conseguire più elevati consensi e maggiori e più conservabili opportunità di vendita a prezzi più elevati.

Gli oli extravergine di oliva recanti una origine italiana si contraddistinguono per varietà e tipologie tra le più ricche e diversificate, un catalogo di tipicità che non ha pari al mondo: si parte dall’olio delicato, dall’aroma dolcissimo e pronto per il consumo immediato, a quello fruttato, ricco di sapore. Tra questi si distinguono gli oli extravergine con sensazione erbacea e quello con retrogusto amaro di mandorla con pizzicore lieve. L’olio giallo oro, con tonalità intense e velato e l’olio dai riflessi verdi ed aranciati con profumi di erba di sfalcio.

 

Perché  è l’olio d’oliva italiano che fa bene alla salute

Le Relazione parlamentare documenta inoltre che le varietà di olio che italiano si differenziano dal resto delle produzioni mondiali, non solo per la ricchezza degli attributi qualitativi, ma anche e soprattutto per le loro caratteristiche salutari. L’olio extravergine italiano è un prodotto che fa bene alla salute. Infatti:

A.     aiuta lo sviluppo armonico dei bambini;

B.     agevola l’assorbimento intestinale delle vitamine;

C.     favorisce la digestione;

D.     regola la quantità di colesterolo nel sangue.

E.      È altresì uno degli elementi cardine della dieta mediterranea per l’elevato contenuto di acido oleico, importante per il suo ruolo nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.

L’olio extravergine poi aggiunge a tali proprietà specifiche prerogative salutari in quanto contiene steroli e vitamine idrosolubili, A, D ed E aventi, secondo alcuni studiosi della materia, capacità protettive ed antiossidanti degli organi ed i tessuti dell’organismo, utile nel contrasto dell’arteriosclerosi e dei processi di invecchiamento.

Leggi anche: Con l’olio extravergine il colesterolo va giù

 

Come riconoscere l’olio dalle etichette

La legge italiana ha imposto di recente norme più severe  finalizzate proprio a difendere  il prodotto dalle contraffazioni e difendere i consumatori. Per un paradosso tutto europeo però, le norme valgono solo in Italia ma non in Europa in quanto l’Unione Europea ha sospeso la validità delle norme italiane al di fuori dei confini nazionali in quanto sono state varate senza consultare i competenti uffici europei.

Una frizione che, secondo alcuni, rispecchia le resistenze dei Spagna, Francia e Grecia che producono anch’esse olio d’oliva ma senza  le norme rigorose italiane e di qualità  nettamente inferiore.  Poiché il consumo d’olio in Italia è di 600 mila tonnellate l’anno ma ne produciamo 350 mila e ne esportiamo 400 mila, siamo costretti ad importarne per  600 mila tonnellate. E chi in Europa si oppone alle norme italiane lo fa per difendere  quelle 600 mila tonnellate  che importiamo in Italia e  i mercati esteri per impdire che l’olio italiano  più apprezzato possa sostituire il loro meno pregiato.

Le etichette italiane sono comunque una difesa che almeno in Italia garantisce il consumatore. Ecco cosa deve contenere obbligatoriamente:

  • nome di origine: quello dello Stato membro dell’Unione Europea o dello stato extraeuropeo da cui proviene il prodotto;
  • in caso di miscela: indicazione della quantità di oli europei e non europei presenti nella miscelazione;
  • indicazione di origine: deve essere posta nella parte frontale dell’etichetta e scritta con un carattere  di almeno 1,2 mm;
  • durata: non deve superare i 18 mesi dall’imbottigliamento;
  • tappo: dev’essere realizzato in modo tale che non  si possa modificare il contenuto senza essere aperto;
  • olio extravergine;  se viene venduto sotto costo il produttore è obbligato a comunicarlo al  Comune del luogo di vendita almeno 10 giorni prima dell’immissione in commercio.

Chi infine trasgredisce queste norme, con la nuova legge italiana, rischia 9 reati del codice penale.

Leggi anche: Truffe in commercio? Anche su queste patatine bugiarde

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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