• Questo sito contribuisce alla audience di il Messaggero

1.447 visite

Donne e carriera: i 12 punti deboli nel lavoro (e come superarli)

Lavoro e carriera sono per le donne il banco di prova della  loro psicologia individuale. Fino ad un certo punto competono, poi  lasciano passare gli uomini. Perchè? Cosa le  frena o le rende meno competitive? Ed essere competitive è davvero la cosa migliore che possano fare? o per le donne i veri valori sono altri?

Due super esperti in materia, Sally Helgesen e Marshall Goldsmith hanno affrontato la questione  in un libro che negli Usa è diventato un best seller, dal titolo “Come avanzano le donne” ed hanno individuato 12 punti deboli che spesso  inducono le donne a mollare.

Ma la cosa interessante è che l’esposizione dei 12 punti  viene effettuata senza ideologia femminista e, anzi, con un approccio aperto e problematico. Nel senso che  i 12 punti, che poi sono 12 atteggiamenti della donna nel lavoro, possono essere visti come debolezze, se l’ottica è quella della carriera, ma come punti di forza se  l’ottica cambia e diventa quella della realizzazione personale.

Vediamoli:

  • Ritrosia a rivendicare i successi – Le donne attribuiscono spesso il loro successo al contesto o al team e questo non le aiuta a fare carriera. E’ come se “vendere” i propri meriti fosse imbarazzante. Ma questo atteggiamento può anche essere visto come forza e consapevolezza o, come  si dice nel mondo anglosassone, come espressione di quell’atteggiamento tipico delle persone  intelligenti, l’understatement, che spesso può essere anche una modalità diversa e più intelligente di esprimere le proprie ambizioni.

 

Leggi anche: Dimmi che capo ufficio hai e  ti dirò che stress avrai

 

  • Aspettare che gli altri notino e premino il tuo lavoro: Le donne si lamentano che i superiori non si rendono conto del lavoro che fanno. Vero. Ma è anche vero che il potere sta in chi le cose le fa, non solo in chi le ordina agli altri. Come farebbe  il Capo se qualcuno non lavorasse per lui?
  • Non sovrastimare abbastanza l’esperienza: cercare di padroneggiare tutti i dettagli è importante ed è lo strumento ideale per diventare esperti. Ma se si vuole di più occorre valorizzare anche l’esperienza. Meno perfezionismo, dunque, e più focalizzazione sugli assets  che contano davvero per essere premiati.
  • Costruire piuttosto che sfruttare le relazioni: Le donne  sono dei geni nell’intrattenere relazioni, ma al momento giusto non le usano perchè? Perchè non sanno fare networking, ovvero  costruire relazioni all’interno delle quali..” faccio qualcosa per te e  so che tu poi  la farai per me”.
  • Arruolare alleati sin dal primo giorno: la donna si butta già dal primo giorno di lavoro a capofitto nell’imparare ciò che deve fare in azienda e trascura la costruzione di relazioni, al contrario degli uomini che comincerebbero con il domandarsi: “con chi potrei legare?”.
  • Mettere il tuo lavoro prima della carriera: puntare sul quotidiano e trascurare la prospettiva. Quante donne lo fanno. Significa mettere da parte l’ambizione ed interiorizzare l’equazione che fare carriera significa sacrificare  qualcun altro (i figli, il partner) o qualcos’altro (la famiglia,  gli spazi individuali, la coppia). Ma anche in questo caso, si tratta di un punto di debolezza se l’ottica è quella della carriera, ma di un punto di forza se l’ottica è più individuale.
  • La gabbia della perfezione: Lottare per essere perfette   e portare ottimi risultati all’azienda può condurre la donna a  posizioni rilevanti ma alla lunga può impedire di fare il salto:  costringe perennemente a vivere sotto stress, a dare troppa importanza al dettaglio perdendo la visione d’insieme.

 

Come ti trovi nel tuo ambiente di lavoro? Scoprilo con IL TEST

 

  • Il desiderio di piacere: fare carriera ed essere amate, avere il comando e pure l’amicizia delle persone  non è possibile. Bisogna scegliere.
  • Farsi piccola: gli esperti di neuroscienze dicono che quando  si tirano le gambe a sè e si raccoglie il corpo, si compromette la capacità di proiettare autorevolezza e potere. La donna che al tavolo delle riunioni aziendali, quando non c’è spazio per tutti, si fa da parte e lascia il posto agli altri è vittima di questa auto-castrazione. Ma anche in questo caso: se sia un bene o un male dipende da ciò che  la fa sentire meglio.
  • Troppo: la donna eccede spesso. Troppe parole e troppe emozioni.  Le emozioni femminili sono in genere l’ansia, il risentimento, la frustrazione, la paura. Anche gli uomini le provano ma le trasformano in aggressività positiva che in azienda  premia di più. Dunque meno emozioni. Inoltre anche meno parole:  gli uomini ne usano mediamente 7000 le donne 20000. Ma oggi l’eccesso di comunicazione è out. Bisogna  andare subito al sodo.
  • Rimuginare: le donne  che lavorano,  specie se di successo, si arrovellano su errori e rimpianti, rimuginano il passato invece di usare quelle energie per andare avanti. Spesso soffrono per le ferite procurate dagli ambienti aziendali e mentre l’uomo ne dà la colpa agli altri, spesso la donna trova il colpevole in se stessa. Ma anche in questo caso,  la valutazione è tra superficialità maschile e profondità femminile,. Cosa vale di più?
  • Non lasciare che il radar ti distragga:  le neuroscienze hanno messo a fuoco che  di fronte ad una situazione il cervello femminile aziona più regioni cerebrali, agendo come uno scanner che coglie più dettagli,  mentre quello maschile attiva una regione sola, operando come un laser, focalizzandosi ed assorbendo informazioni in sequenza. Cogliere più dettagli è importante ma spesso si perde di vista l’obiettivo.

 

Leggi anche: Come vincere la paura di non farcela

 

Bruno Costi

Direttore Responsabile Staibene.it

I campi con il simbolo * sono obbligatori. Non pubblicheremo il tuo indirizzo email

E' possibile usare questi tags e attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

}