Anche se dal punto di vista della composizione chimica e degli elementi cellulari il sangue è simile in tutti gli individui, esso differisce per certe caratteristiche chimiche presentate dai globuli rossi, in base alle quali gli abitanti della terra si distinguono in quattro classi principali di gruppi sanguigni. L’esistenza di tali gruppi dipende da due fattori: a, esistenza sulla superficie dei globuli rossi di speciali sostanze dette agglutinogeni; b, nel plasma (la parte liquida del sangue) la presenza di agglutinine. Ciascun tipo di agglutinina è capace di riconoscere esclusivamente un determinato agglutinogeno o di combinarsi (si dice agglutinarsi) con esso. Tali combinazioni possono formare dei «ponti» tra i globuli rossi, provocandone l’ammasso o la rottura. Nel nostro sangue ciò avviene perché in esso non sono presenti agglutinine corrispondenti al nostro specifico agglutinogeno. Il principale «sistema di gruppo sanguigno» è il cosiddetto A-B-0, scoperto nel 1909 dall’austriaco Karl Landsteiner: è contrassegnato dalla presenza di uno dei due agglutinogeni indicati come A e B; ne risultano quattro gruppi: A, B, AB e 0 (quest’ultimo quando nel sangue non sono presenti né A né B). 1. Nel gruppo A i globuli rossi portano l’agglutinogeno A, mentre nel siero è presente l’agglutinina anti-B. Vi appartiene circa il 40% degli individui. 2. Nel gruppo B i globuli rossi portano l’agglutinogeno B, mentre nel siero sono presenti agglutinine anti-A; si riscontra nel 10% degli individui. 3. Nel gruppo AB i globuli rossi portano ambedue gli agglutinogeni A e B, e nel siero non sono presenti agglutinine né anti-A né anti-B (3% degli individui). 4. Nel gruppo 0 i globuli rossi non portano né A né B, mentre nel siero sono presenti le agglutinine sia anti-A che anti-B (47% degli individui). In caso di trasfusione, essendo la quantità di sangue trasfuso molto minore della massa di sangue del ricevente, il primo viene molto diluito dal secondo, e le agglutinine presenti nel primo sono quindi troppo poche per svolgere la loro funzione. Viceversa, gli eritrociti del donatore, se trovano nel sangue del ricevente le agglutinine corrispondenti, vengono agglutinati (con grave pericolo di trombosi e occlusione dei vasi). Per tutte queste ragioni gli appartenenti al gruppo 0 sono donatori universali perché possono donare il sangue a soggetti di qualsiasi gruppo, ma possono riceverlo solo da individui di gruppo 0; gli appartenenti al gruppo A possono donare il sangue solo a soggetti di gruppo A e a quelli di gruppo AB, e ricevere sangue da soggetti di gruppo A o 0; gli appartenenti al gruppo B possono donare il sangue a soggetti di gruppo B ed a quelli di gruppo AB, e ricevere sangue dal gruppo B o 0; infine, gli appartenenti al gruppo AB sono detti ricevitori universali perché possono ricevere sangue da qualsiasi gruppo ma donarlo solo a soggetti di gruppo AB. Sui globuli rossi non sono presenti soltanto antigeni legati al sistema AB0, ma anche altri legati ad un altro fattore, il fattore Rh. In breve sulla superficie dei globuli rossi di circa l’85% della popolazione è presente l’agglutinogeno Rh (abbreviazione del Macacus Rhesus, la scimmia nella quale venne scoperto nel 1940). Questi individui vengono detti «Rh positivi», mentre coloro che non ne sono portatori (15% della popolazione) sono detti «Rh negativi». Gli Rh negativi possono formare nel proprio sangue agglutinine contro l’agglutinogeno Rh entrando in contatto con eritrociti Rh positivi (ad es. in seguito a trasfusione di sangue). In altre parole, tra Rh positivi e Rh negativi esiste una incompatibilità che è causa di emolisi, cioè di rottura dei globuli rossi. Va però notato che al primo contatto tra agglutinogeno Rh negativo e relativa agglutinina non si verificano di solito eventi anormali; solo al secondo possono insorgere inconvenienti. Ciò spiega il perché la madre Rh negativa che ha concepito da un uomo Rh positivo può dare alla luce il primo figlio completamente normale, mentre il secondo potrà presentare (ma non necessariamente) il quadro della eritroblastosi fetale o ittero emolitico del neonato (V. ANEMIA EMOLITICA) caratterizzato da emolisi e ittero, e talora lesioni neurologiche. Difatti, essendo il feto Rh positivo, ella sviluppa nel proprio sangue anticorpi contro l’Rh, e – attraverso la placenta – li trasmette al bambino. In questo, gli anticorpi anti-Rh si legano all’agglutinogeno Rh provocando dette reazioni patologiche. La determinazione dei gruppi sanguigni e del fattore Rh è un esame di laboratorio molto semplice, cui tutti dovrebbero sottoporsi. Esistono numerosi altri «gruppi» sanguigni (M e N, P, H, I e vari altri) la cui trattazione riveste interesse specialistico e pertanto esula dal carattere di questo libro.










