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Parassitosi intestinali

Le Amebe, le Giardie, gli Ascaridi, gli Ossiuri e gli Echinococchi sono comunemente trasmessi per via oro-fecale. Il ciclo vitale dell´echinococco coinvolge animali (cani o pecore) mentre le altre parassitosi sono malattie umane trasmesse mediante l´ingestione di cisti con l´acqua e il cibo; le più frequenti tra i viaggiatori sono le giardiasi, le amebiasi ed infine le elmintiasi. la Giardiasi (o lambliasi) è una malattia infettiva causata dal protozoo Giardia intestinalis, che colonizza il duodeno e il digiuno fissandosi alla parete mediante un disco adesivo. Malattia endemica delle zone tropicali, dove il contagio avviene mediante l´acqua contaminata dalle feci dei malati e mediante cibi (specialmente verdure crude). Dopo una o due settimane di incubazione la malattia si manifesta con diarrea, feci giallo-ocra-verdastre, dolori addominali. Talvolta può essere presente anemizzazione causata dal malassorbimento. La Giardiasi può anche essere asintomatica. La diagnosi si fa mediante ricerca del parassita nelle feci. La profilassi si basa sul miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie. Per la terapia, farmaco di prima scelta è il metronidazolo. la Amebiasi scaturisce dalla colonizzazione dell´organismo da parte del protozoo Entamoeba histolytica, che può rimanere allo stato silente, determinare infezione del tratto intestinale (infezione amebica) o invadere altri organi dopo aver superato la parete intestinale (malattia amebica). Interessa prevalentemente i Paesi del Medio Oriente, Africa, America Centrale e Meridionale, a causa delle scadenti condizioni igienico-sanitarie. A seconda dei diversi Paesi una percentuale variabile dall´1 al 25% del parassita sviluppa l´infezione sintomatica. In Italia quasi tutti i casi riscontrati sono stati contratti durante viaggi nelle località suddette, anche se è tuttora presente il rischio di contrarre l´infezione nelle regioni meridionali e insulari durante la stagione estiva in caso di condizioni igienico-sanitarie particolarmente scadenti. Il contagio avviene dal portatore sano, dal convalescente o dal portatore cronico, che eliminano con le feci le cisti, le quali, resistendo a lungo nell´ambiente, contagiano le acque, il terreno, gli alimenti (specialmente le verdure). Il malato in fase acuta non è contagioso perché non elimina le cisti, ma solo il parassita, che non sopravvive nell´ambiente. Non è necessario l´isolamento del malato, tuttavia si consiglia prudenza nella manipolazione delle feci e della biancheria, specialmente nella fase conclusiva della malattia. L´incubazione dura circa 2-3 settimane, poi insorgono diarrea, dolori addominali, malessere. Nei casi più gravi le feci sono accompagnate dall´emissione di muco e sangue; possono essere presenti vomito e dolore addominale violento. In caso di colonizzazione extraintestinale l´organo più colpito è il fegato: si può avere una epatopatia con dolori e disturbi digestivi o febbre elevata nel caso della formazione di un ascesso epatico. La diagnosi viene posta con la ricerca del parassita o delle cisti nelle feci. Per la prevenzione è importante, nelle zone a rischio, evitare il consumo di acqua non bollita, di verdure crude e cibi esposti al contatto con le mosche. La terapia è effettuata con il metronidazolo. L´Elmintiasi è un termine generico che indica infestazione da parte di vermi parassiti. I disturbi provocati dall´Elmintiasi, variano secondo il parassita. Questi possono essere di due tipi: i Platelminti (vermi piatti) che possono portare a fascioliasi, schistosomiasi, botriocefalosi, teniasi, echinococcosi; Nematodi (vermi non piatti) che possono portare a ossiuriasi, anchilostomiasi, trichinosi, filariosi.

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