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Dieta, ecco perchè ci piacciono i cibi che fanno male

Scoperto e debellato il meccanismo del cervello che crea la dipendenza dai cibi sopazzatura

Finalmente  c’è una risposta alla domanda che quasi tutti si pongono quando sono davanti al loro piatto preferito: perché i cibi buoni e ai quali non sappiamo resistere sono sempre quelli che fanno male alla salute o alla dieta?
La colpa è del cervello che pare abbia una naturale istintiva predisposizione ai cibi spazzatura, una sorta di dipendenza mentale per cui è il nostro cervello, d’istinto a scegliere le patatine fritte, i condimenti, gli snack e dolciumi, tentazioni alle quali  cede accantonando scelte alimentari più sane come pasta integrale e verdure.
Ma se l’istinto è per ciò che ci fa male, il nostro cervello pare sia predisposto al bene al punto che basterebbe poco per educarlo alla migliore alimentazione cambiando i nostri gusti.  Del resto quanti di noi cambiano i propri gusti nel corso della vita?
In una ricerca pubblicata su Nutrition & Diabetes, gli studiosi della Tufts University e del Massachusetts General Hospital di Boston hanno dimostrato per la  per la prima volta che questo circolo vizioso si può non solo interrompere ma deviare, tanto da allenare la mente verso il gradimento di cibi salutari.
 Gli studiosi sono partiti dall’ipotesi, molto diffusa, che una volta innescati nel cervello i circuiti che portano a una dipendenza dal cibo spazzatura questo processo sia irreversibile. Si sono quindi messi a caccia di qualcosa che potesse invertire questa tendenza, coinvolgendo nella ricerca 13 uomini e donne in sovrappeso.
Gli autori hanno sperimentato una dieta ad alto contenuto di fibre e a basso indice glicemico, associandola a norme di comportamento  educative verso abitudini salutari, che ha permesso al cervello di cambiare le preferenze ed hanno monitorato con la risonanza magnetica il cervello dei 13 uomini e donne obesi, una parte sottoposta alla dieta e una no.
 All’inizio dell’esperimento in tutti i volontari i cibi non salutari attivavano le aree del cervello legate all’apprendimento e alla dipendenza mentre, dopo 6 mesi di buona educazione alimentare, il cervello di coloro che avevano seguito la dieta comportamentale più sana  dimostrava di essere diventato dipendente dai cibi sani e a basso contenuto calorico, non più dagli altri.
Si dimostra così che  anche il cervello è sensibile alla buona educazione alimentare  ed è predisposto per adottarla abbandonando cattive abitudini alimentarlo dannose alla salute. Basta educarlo.

In definitiva è  sul piano alimentare e neurologico la perenne battaglia tra il bene ed il male che vede l’istinto sempre vittima a ciò che è male, ma l’educazione pronta a far prevalere il trionfo del bene. Che nel caso dell’alimentazione significa salute, forma fisica e equilibrio.

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Redazione Staibene

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