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Dieta e sesso: gli effetti collaterali delle taglie troppo “small”

La dieta dimagrante può avere un effetto sul sesso di lei? E può incidere sulla fertilità della coppia? Secondo una ricerca ci sono effetti collaterali inquietanti che è meglio conoscere. Ecco quali.

dieta e sesso

 

La dieta dimagrante può avere un effetto sul sesso di lei? E può incidere sulla fertilità della coppia?

A seminare il dubbio che ci sia una relazione tra le donne  fissate della dieta e del dimagrimento è  uno studio scientifico che ha voluto indagare sulla fertilità e il peso forma delle donne

Non è dato sapere se il committente della ricerca fosse una firma dell’abbigliamento  specializzata nelle “taglie comode”, ovvero qualcuno interessato a mettere in cattiva luce  gli stklisti delle taglie anoressiche,   sta di fatto che la conclusione della ricerca è inequivocabile: essere troppo magre nuoce alla fertilità più dell’obesità.

 

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Il nesso tra magrezza e fertilità

A mettere in guardia le taglie troppo «small» è uno studio presentato a Orlando nel corso del meeting dell’American Society for Reproductive Medicine dai ricercatori dell’Advanced Fertility Center of Chicago (Usa), che affermano che «se si ha un peso appropriato per la propria altezza si ha una maggiore probabilità di concepire».

Gli studiosi guidati da Richard Sherbahn spiegano che, mentre i pericoli per il concepimento dovuti all’obesità sono ormai conosciuti, i danni dovuti alla magrezza sono forse stati troppo a lungo sottovalutati.

E’ noto per esempio uno degli effetti della  eccessiva magrezza sulle modelle:  la magrezza  eccessiva sollecitata dagli stilisti che pretendono taglie 36 affinchè ogni capo d’abbigliamento cada sul corpo senza alcun difetto, è  da anni al centro di roventi polemiche  per il fatto che   provoca la scomparsa del ciclo mestruale sulle modelle, con ulteriori effetti collaterali negativi sulla psicologia e sulla sessualità delle stesse.

 

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Fertilità ridotta di due terzi

I ricercatori hanno esaminato i dati di 2.500 donne che hanno fatto ricorso alla fecondazione in vitro nel corso di 8 anni.

Dopo averle divise in tre gruppi di peso – molto magre (indice di massa corporea tra 14 e 18), normali (tra 18 e 25) e sovrappeso o obese (oltre 25) – i ricercatori hanno incrociato i dati con il numero di bambini nati rilevando che, mentre nel gruppo delle normo-peso il tasso di nascita era pari al 50%, nel gruppo delle obese era il 45% e in quello delle «molto magre» era il 34%.

Il tutto nonostante il trattamento avesse previsto l’impiego dello stesso numero di ovociti per ciascuna donna.

Il problema, spiegano i ricercatori, potrebbe quindi essersi verificato durante l’impianto in utero.

 

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direzione staibene.it

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