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Danzaterapia

Muoversi a ritmo di musica seguendo l’onda delle proprie emozioni più nascoste per liberarle e ritrovare l’io più profondo

Danzaterapia

Muoversi a ritmo di musica seguendo l’onda delle proprie emozioni più nascoste per liberarle e ritrovare l’io più profondo.
Questa è l’essenza della danzaterapia, una disciplina basata sulla capacità del ballo di influire su depressione e ansia. Conseguenza? La progressiva attenuazione di problemi di origine psicosomatica come mal di schiena, mal di stomaco, colite asma e anche tachicardia.

 

Come si svolge una seduta

Occorre fare una premessa: tutti possono partecipare ad un corso di danzatereapia perché non è importante saper ballare.
Le sedute sono di gruppo, circa 10-15 persone, e durano in media due ore. I primi benefici si notano subito ma per avere effetti più profondi occorrono almeno sei mesi.
Le sedute si svolgono così: il danzaterapeuta guida il gruppo, dà il ritmo ma non costringe a nulla: ci si può muovere, infatti, in piedi, saltando o in terra. Poi viene introdotto un tema di movimento, come per esempio, l’immagine simbolo dell’albero, che viene sviluppata con improvvisazioni.
Vengono usati materiali come acqua, creta, carta e colori, che rappresentano i vari aspetti della personalità.
La seduta termina con la rielaborazione di ciò che si è fatto con un disegno, l’argilla, o inventando fiabe.

 

Metodo Expression primitive

Ideato dal danzatore haitiano Herms Duplan, è un metodo che collega la psicoanalisi allo sciamanesimo. La parola “primitive” è riferita sia ai movimenti primordiali sia alle strutture psichiche che per prime si sviluppano nel bambino. Attraverso il ritmo e le pulsazioni dettati dal tamburo e ispirate alle danze tribali il conduttore evoca le nenie e le filastrocche materne. E punta alla trance, effetto della ripetizione continua di movimenti e suoni.
L’obiettivo è di aprire la porta dell’inconscio.

 

Metodo Tecnica analitica

Partendo dalla tecnica dell’”immaginazione attiva” di Jung, alcuni terapeuti americani hanno sviluppato il concetto di “movimento autentico”, spontaneo e strettamente legato alla persona, che si manifesta durante un’improvvisazione. Occorrono uno o più Mover, che a occhi chiusi si abbandonano nello spazio, e uno o più Witness, che osservano e “verbalizzano”. Il risultato? Si potenziano le capacità espressive, creative e artistiche.

 

Metodo Maria Fux

Prende il nome dalla danzatrice argentina, allieva di Marta Graham.
Il suo lavoro prevede l’integrazione di persone normodotate con altre portatrici di handicap, come audiolesi e non vedenti, e tende a far scoprire la funzione del movimento spontaneo, magari partendo dall’ascolto del respiro e del battito cardiaco.
A questo metodo può essere aggiunta la pratica della meditazione zen, da fare all’inizio e alla fine della seduta, e la conoscenza dello shiatsu. Lo scopo? Raggiungere la consapevolezza dei propri limiti e delle tensioni irrisolte.

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Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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