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Cromoterapia

E’ una tecnica che propone un metodo terapeutico molto apprezzato per la sua “dolcezza”. Il paziente, infatti, viene sottoposto – con diverse modalità – a un “bagno” di colore

Cromoterapia

E’ una tecnica che appartiene alla medicina naturale. Propone un metodo terapeutico molto apprezzato per la sua “dolcezza”. Il paziente, infatti, viene sottoposto – con diverse modalità – a un “bagno” di colore. L’energia (ben quantificabile) emanata da ogni tinta viene sfruttata dal medico per riequilibrare un sistema energetico compromesso, causa della malattia. La scelta di metodi e colori spetta a un esperto, ma ognuno di noi, semplicemente scegliendo un vestito anziché un altro, può rafforzare o indebolire corpo e mente. Oppure, seguendo il procedimento logico inverso, può scoprire perché quando ha un determinato stato d’animo predilige un colore anziché un altro.

 

Cosa sono i colori

La luce bianca è una delle manifestazioni fisiche delle onde elettromagnetiche, che sono vibrazioni sotto forma di onde generate da un movimento di cariche elettriche o dalle transizioni energetiche che avvengono a livello di molecole, atomi o nuclei.

I raggi cosmici, gamma, x, ultravioletti, infrarossi, la luce visibile, le microonde, le onde radio sono tutte onde elettromagnetiche che attraversano l’universo. Il nostro occhio ne percepisce solo una fascia molto ridotta, che costituisce la luce bianca. In questa sono comprese diverse radiazioni monocromatiche, a ciascuna delle quali corrisponde una specifica lunghezza d’onda che l’occhio umano percepisce come colori.
Facendo passare attraverso un prisma di cristallo – posto in una camera oscura – un fascio di luce bianca, questo si scompone nelle diverse radiazioni monocromatiche di cui è fatto e che costituiscono lo spettro della luce visibile, cioè i sette colori dell’iride. In ordine crescente di frequenza sono: rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto. L’estremità dello spettro luminoso corrispondente al colore rosso confina con i raggi infrarossi, a più bassa frequenza; dalla parte opposta, oltre il violetto, si trovano i raggi ultravioletti, a più alta frequenza.

 

Come vediamo i colori e perché

L’occhio umano percepisce meglio la parte centrale della banda della luce visibile, cioè quella dei gialli e dei verdi, mentre verso i bordi la percezione sfuma. Il colore è una sensazione ottica, che cambia a seconda della sensibilità individuale, in ognuno di noi la visione può differenziarsi anche in maniera consistente. Si è soliti pensare al colore come a un fenomeno puramente fisico, mentre in realtà è il risultato di un insieme di fattori: la capacità ricettiva degli occhi, le caratteristiche del cervello e la combinazione di gas, umidità e particelle di polvere presenti nell’atmosfera, le quali filtrano, riflettono e rifrangono i raggi dell’energia luminosa.

Il colore come forma di energia agisce a ogni livello del nostro essere: fisico, mentale, emozionale e spirituale. E il suo effetto sul nostro corpo non dipende solo dalla vista, perché anche gli strati superficiali della pelle e la calotta cranica sono ricettivi nei confronti della luce. Esperimenti hanno dimostrato che i non vedenti sono sensibili ai colori, al punto da poterli identificare in base alla percezione dell’aria circostante: per esempio l’aria sopra una superficie rossa sembra che sia più densa di quella nelle vicinanze del blu.

 

Perché i corpi sono colorati

Ogni sostanza o superficie che appare colorata “sottrae” alcune radiazioni alla luce e trasmette per riflessione tutte le altre, in base alla sua struttura molecolare: le radiazioni riflesse sono ciò che viene percepito come colore. Un corpo nero assorbe tutte le onde elettromagnetiche visibili e non ne riflette alcuna, al contrario un corpo bianco le respinge tutte, mentre uno verde assorbe tutte le radiazioni visibili ad eccezione di quelle verdi.

 

I metodi della cromoterapia

Irradiazione luminosa. Di solito questa terapia viene effettuata con apparecchiature professionali sofisticate e costose, ma esiste la possibilità di costruire in modo artigianale un apparecchio che garantisca ugualmente l’efficacia della terapia. Sono sufficienti lampadine colorate da 150 watt che verranno applicate su un portalampada mobile da posizionare sull’area da trattare. In alternativa si può ricorrere a schermi colorati termoresistenti di plastica o di vetro da sistemare di fronte a una normale lampadina. Se l’area da curare è ristretta, sarà necessario limitare il raggio d’azione e concentrare la radiazione cromoterapica solo sulla parte interessata, circoscrivendo la fonte luminosa mediante ripari laterali che riducano la dispersione.

L’azione terapeutica avviene attraverso la luce colorata e non per il calore (radiazione infrarossa) emesso dalla lampadina. E’ importante, quindi, che la parte del corpo interessata venga irradiata ma non riscaldata.
I tempi di irradiazione sono variabili a seconda del tipo di colore, dell’intensità della luce, della distanza e dell’area da trattare. In generale l’esposizione può andare da pochi minuti fino a un’ora, tutto dipende dalla patologia e dalla scelta terapeutica dello specialista.

Cromopuntura. E’ una tecnica messa a punto dal dottor Peter Mandel. Si pratica applicando la luce colorata su punti precisi della pelle, che si trovano lungo le “vie dell’energia” utilizzate dall’agopuntura cinese. Applicando una determinata luce colorata sui punti energetici individuati, il colore – o meglio la sua lunghezza d’onda – per un effetto di risonanza dà ordini agli organi di coordinazione endocrina del cervello il quale, ricevendo informazioni corrette (e non errate a causa della malattia) le rimanda al corpo ripristinando l’equilibrio e quindi risolvendo il disturbo. In pratica la cromopuntura non si limita a curare il sintomo, ma cerca di ristabilire l’equilibrio energetico di base.
Lo strumento messo a punto dal medico tedesco consiste in una lampada a forma di penna sulla quale vengono applicate colonnine di vetro di diversi colori. In alternativa è possibile usare una lampadina tascabile sulla quale vengono applicati foglietti colorati che filtrano la luce. Il tempo di esposizione è al massimo di un minuto.

Cromodieta. Le piante sono una delle tante forme di materializzazione dei colori. Esse, attraverso il processo di fotosintesi clorofilliana, assorbono la luce e la trasformano in sostanze organiche che l’uomo assume cibandosi delle piante stesse o dei loro frutti. Quando il corpo assimila i cibi, li riporta alla loro condizione originaria di energia, cioè di luce e di colore. La cromodieta consiste nell’assunzione del colore attraverso i cibi. Nella scelta va tenuto presente l’aspetto della frutta e della verdura mature, mentre per le carni il colore che va considerato è quello che si vede quando è fresca e cruda. Nei succhi di frutta, così come in altri prodotti che potrebbero essere stati manipolati dall’uomo, bisogna fare riferimento al colore del frutto maturo e non a quello del succo.

Cromomassaggio energetico. In molte culture passate e contemporanee e presso numerosi popoli primitivi, l’applicazione di terra e pigmenti colorati di origine vegetale o minerale sulla pelle ha un significato rituale, simbolico, magico e curativo, di riconoscimento sociale e di comunicazione. Proprio sfruttando gli studi compiuti su questi argomenti, si è pensato di utilizzare anche in ambito terapeutico il colore applicato sulla pelle, sotto forma di pigmenti naturali veicolati negli oli da massaggio. Se i pigmenti da utilizzare non fossero facilmente reperibili, si può ricorrere a colori non tossici per la pelle come, per esempio, quelli usati per i trucchi teatrali, purché di facile manipolazione e rimozione.

 

Il colore giusto per ogni occasione

Un’azione così banale e istintiva come scegliere un vestito, può nascondere importanti motivazioni, perché colore e stato d’animo sono in stretta relazione.

Per sostenere uno sforzo intenso ma di breve durata come un esame, un colloquio una competizione sportiva, è bene vestirsi di rosso perché dà energia e calore, stimola la mente, lo spirito, la combattività. Per uno stress che si prevede di lunga durata è consigliato l’arancione, il colore antifatica per eccellenza, fa sentire bene, pieni di voglia di vivere e di ottimismo.
Quando ci si sente agitati basta indossare qualcosa di verde che trasmette calma, equilibrio e tranquillità. Per essere rilassati e aperti agli altri è meglio optare per l’azzurro o il blu. Siete malinconici? Niente di meglio che un abbigliamento giallo, tira su e dà la carica per affrontare prove intellettuali o affettive, perché fortifica nervi e cervello.
Il grigio? Fa passare inosservati. Se si è tristi meglio non vestirsi di marrone: non si farebbe altro che peggiorare la situazione. Per evitare i contatti ravvicinati l’ideale è il nero, mentre vestendoci di bianco comunichiamo agli altri: “sono trasparente, puoi leggere dentro di me”. Per mostrarsi cordiali, distesi, amabili il colore ideale è il rosa.

 

Il percorso della luce nel nostro corpo

Gli impulsi luminosi, una volta che hanno colpito la retina, si trasformano in impulsi nervosi che vengono trasmessi dal nervo ottico alla corteccia cerebrale visiva – situata nei lobi posteriori del cervello – dove avviene la percezione visiva.

Gli stimoli luminosi esercitano la propria influenza anche sull’ipotalamo, quella parte del cervello in cui avviene la regolazione dell’orologio biologico del corpo, delle funzioni sonno-veglia, dell’alimentazione, della temperatura corporea e via dicendo. L’ipotalamo agisce sulle ghiandole endocrine del cervello (ipofisi ed epifisi) che governano le funzioni dell’organismo attraverso la produzione di ormoni i quali, a loro volta, stimolano altre ghiandole endocrine.
La luce artificiale non riesce ad assolvere a tutte queste funzioni perché non contiene lo spettro completo presente in quella naturale, questa è la ragione per la quale le persone che trascorrono troppo tempo in casa o che vivono a latitudini in cui il sole non si vede per lunghi periodi dell’anno sono più soggette a depressione. Del resto esiste anche una forma di depressione stagionale che, durante l’inverno, quando la luce è minore, colpisce anche le nostre latitudini.

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Redazione Staibene

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