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Carattere : come imparare a dire di no (senza rimorsi)

Come e dove trovare la forza per opporre un rifiuto

Ognuno ha il suo carattere, c’è chi è istintivamente chiuso e prima ancora di ascoltare una qualsiasi richiesta sa già che la rifiuterà. E chi inveceà di fronte ad una esigenza qualunque che viene manifestata con una richiesta anche se oberato o impossibilitato, non sa rifiutarsi nA? pronunciare la fatidica frase: no.

Cosa si nasconde dietro questa attitudine? Dire di no. Rifiutarsi. Opporsi. Al capoufficio che vi chiede di fermarvi un’ora in più senza perA? pagarvi gli straordinari. Alla suocera che si autoinvita per il pranzo. Ai figli che pretendono il telefonino.

Quante volte sarebbe utile saper dire “no” e invece proprio non ci riusciamo: un po’ per cortesia, un po’ per diplomazia, debolezza, carattere? Invece opporre un rifiuto fermo sarebbe proprio necessario. Già, ma dove e come trovarne la forza?

 

 

Retaggio dellA?infanzia

Tutto dipende dall’educazione ricevuta nell’infanzia. Se da piccoli siete stati abituati a conformarsi al volere altrui, se avete subito “ricatti affettivi” ( comportati bene, altrimenti la mamma sta male’ ), ottenendo abbracci e coccole come ricompensa, è molto probabile che anche voi troviate difficile dire di no in certe situazioni che pure lo richiederebbero.

Da adulti, trovate normale che per ottenere stima e considerazione sia necessario anzitutto rinunciare ai vostri desideri. E invece, non è così.

 

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Via l’insicurezza

Come reagire? Il primo passo è prendere consapevolezza del problema. Poi si può passare al cosiddetto rifiuto mascherato, vale a dire “vorrei farlo, ma non posso . Cosà si comincia a lavorare sull’autostima, per allontanare il senso di insicurezza.
Non è facile nà rapido, anche perchè il rischio di cadere nella trappola della gratificazione è alto: una persona che dice quasi sempre solo sà è ben voluta e soprattutto fa comodo a tutti. E di là allo sfruttamento (in famiglia, tra gli amici, sul lavoro) il passo è più breve di quanto si possa immaginare.

 

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Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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