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Compiti in vacanza? Meglio di si o di no? Il parere degli esperti

Compiti in vacanza? Meglio di no. Non servono a recuperare eventuali ritardi. E tolgono serenità al bambino. Ecco invece cosa fare.

Con buona pace dei genitori più attenti all´impostazione tradizionale, imporre ai bambini di fare i compiti a casa durante le vacanze,  è sbagliato. Parola di un esperto come Italo Farnetani, pediatra e docente a contratto dell´Università di Milano-Bicocca.

Ma per un parere contro ci sono anche pareri pro.: come quello per esempio del prof  Giorgio Israel, per quarantadue anni docente di Matematica all’Università La Sapienza di Roma e membro della prestigiosa Académie Internationale d’Histoire des Sciences.

 

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Tutti i motivi del “No”
“I compiti a casa durante le vacanze sarebbero da vietare”, dice Farnetani, “perché non si recuperano certo i troppi giorni di pausa pasquale propinandoli ai bambini. Meglio sarebbe ridurre la vacanza a tre giorni, lasciando bambini e ragazzi liberi di scoprire o ritrovare le tradizioni e i riti familiari”.

“Se, infatti, dal punto di vista della cronobiologia sappiamo che dalle 15 alle 17 prevale la memoria a lungo termine, e dunque questa sarebbe l´ora giusta per fare i compiti a casa, farlo durante le vacanze non consente di recuperare i giorni di lezione persi. Inoltre in questi giorni speciali i compiti si fanno un po´ nei ritagli di tempo tra un impegno e l´altro: prima di pranzo, dopo una gita, o la visita a casa di amici e parenti.

Insomma, manca la regolarità e i compiti diventano solo un obbligo che non compensa l´interruzione, troppo lunga, del ritmo dell´apprendimento, togliendo serenità a grandi e piccoli”.

 

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Tutti i motivi del Si

“Penso che lasciare nell’ozio i ragazzi è sbagliato, soprattutto di questi tempi – risponde il prof. in  una intervista a La Stampa: Sono invasi dall’informatica, stanno tutto il tempo con il cellulare in mano. Se si eliminassero anche i compiti per le vacanze passerebbero tutta la giornata su Whatsapp. E poi leggono pochissimo”.

“Io penso – prosegue –  che il tipo standard di compiti per le vacanze che di solito danno gli insegnanti non vada bene. Ad esempio per la matematica rifilare ad un ragazzo cento espressioni noiose, monotone e meccaniche da fare durante l’estate è sbagliato, come anche le versioni o gli esercizi di grammatica e sintassi. Diventa una specie di punizione”.

L’idea che per tutta l’estate non si faccia niente è assurda, perversa e pericolosa. Qualcosa bisogna far fare, ad esempio leggere tre o quattro libri. Magari concordati con l’insegnante, in modo che l’alunno legga qualcosa che gli piace, con la richiesta di scrivere un riassunto e un commento che testimoni la lettura. Anche libri divulgativi semplici, ma che siano scritti da uno specialista. Deve essere qualcosa che richieda un minimo di impegno e di sforzo, che non sia come leggere un fumetto, il cervello va tenuto in allenamento. I ragazzi non leggono niente, devono riabituarsi. Non hanno cognizione della letteratura, della storia…”.

 

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Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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