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Come resistere alla dipendenza da telefonino in ferie

Senza il cellulare, 6 italiani su cento soffrono di sindrome da astinenza. Ma si può guarire. A patto che…

Toglietegli tutto ma non il telefonino. Non ne farebbero mai a meno neanche a tavola, di notte o addirittura in chiesa. Chi sono? Le vittime della “telefonino-dipendenza”, coloro i quali, privati del cellulare, entrano in crisi, con sintomi tipici di una vera e propria sindrome d’astinenza: tristezza, noia, crisi d’ansia e inappetenza. Una forma patologica che colpisce 6,5 italiani su 100, soprattutto donne, 25-35enni e giovanissimi.
Nel nostro Paese, non solo ci sono sempre più telefonini (62 milioni di cellulari, più di uno a testa), sono in costante evoluzione i cellulari-maniaci. Il cellulare “non lo si usa tanto per necessità o per gestire gli impegni di lavoro” spiega Cesare Guerreschi, fondatore e presidente della Società italiana di intervento sulle patologie compulsive (Siipac), ma da mezzo di comunicazione diventa oggetto sostitutivo della realtà, unico rapporto con il mondo, indispensabile ‘filtro’ tra chi lo usa e gli altri”.

 

La sindrome da astinenza
Cosa si nasconde dietro questa sindrome di astinenza? Spesso un enorme bisogno di tenere sotto controllo qualcuno, come nel caso di partner gelosi che vogliono controllare l’altro o di genitori ansiosi con i figli.

Per capire se si è affetti da tale sindrome, La Sipac ha messo a punto un test di auto-diagnosi in 10 domande . Una volta verificato di essere dipendenti, non bisogna tentare di risolvere il problema da soli ma occorre affidarsi ad un esperto, sotto la cui guida si affronterà una “disintossicazione” progressiva. E dal momento che, il più delle volte, a questa dipendenza si associa un disagio depressivo, si affronterà il problema con un approccio integrato che preveda psicoterapia e, nel caso, farmaci ad hoc.

Redazione Staibene

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