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Come insegnare positivamente la disciplina

La disciplina aiuta il bambino a svilupparsi in modo mentalmente, emotivamente e fisicamente sano

Come insegnare positivamente la disciplina

Insegnare positivamente la disciplina ai figli non è facile perché occorre che i genitori stessi abbiamo ricevuto una buona educazione alla disciplina. E non sempre è così . La disciplina non soltanto correggere un comportamento sbagliato: è anche aiutare il bambino a svilupparsi in modo mentalmente, emotivamente e fisicamente sano. Noi ci occupiamo della sua crescita fisica, poi seguiamo i suoi primi passi introducendo un criterio di ordine e ritmo nelle sue giornate; più avanti, lo prendiamo letteralmente per mano e cerchiamo di essere noi stessi un esempio. Solo in età scolare il bambino può utilizzare il racconto o i suggerimenti delle sole parole, senza aver sempre bisogno dell’esempio materiale e puntuale. Non basta correggere un comportamento errato e aspettare che il bambino ripeta l’azione giusta: i genitori devono abituarsi a ripetere innumerevoli volte la medesima correzione ogni volta che sarà necessario senza che per questo il bimbo se ne ricordi in seguito. Affetto e calore vanno uniti a fermezza e coerenza: la maggior parte dei bambini risponde positivamente ad un po’ di disciplina e a una vita familiare scandita da ritmi regolari. Per questi ultimi intendo i comportamenti abitudinari del mattino, del pomeriggio e della sera, che presto vengono assimilati con piacere dal bambino: l’ora di colazione, l’ora per uscire a passeggio, l’ora di pranzo, quella per riposare, quella per giocare, quella di fare il bagnetto. I bambini hanno bisogno di un modello cui attenersi ed uno stile di vita regolare. Inoltre i ritmi domestici finiscono per essere interiorizzati come regole e ciò contribuisce a eliminare molte difficoltà, molte lotte e molte discussioni sul mangiare, fare il bagno o l’andare a letto. Gli psicologi affermano che ai bambini, per crescere sani ed emozionalmente equilibrati, occorre che il mondo esterno abbia una struttura, un ambiente strutturato facilita anche l’apprendimento, in quanto in esso c’è tempo per tutto. Potete incoraggiare questo concetto con i comenti: “ora è il momento di giocare”, “ora puoi fare quello che vuoi”, “ora è il momento di mangiare”, “ora è il momento di fare il pisolino”, “ora è il momento di fare il bagnetto” ecc. Potete utilizzare tutti questi momenti della vita quotidiana del vostro bambino come un’opportunità di insegnamento.

Incombenze quotidiane

Fin dalla prima infanzia assegnate a vostro figlio un piccolo compito quotidiano, per abituarlo alla responsabilità, alla puntualità, al rispetto per le persone e per le cose. Potete chiedergli di fare cose semplici, come innaffiare una pianta, dar da mangiare gatto o ai pesci, leggere il barometro, caricare la sveglia. Quando il bambino è un po’ più grandicello, potete fissare delle attività diverse secondo i giorni della settimana. Proponete, ad esempio, una passeggiata nel parco il lunedì, la piscina il martedì, compiti e acquisti il mercoledì, riunione in casa con gli amici il venerdì, riservando magari di stabilire al giovedi particolari attività e giochi da svolgere in casa, come dipingere, lavorare la creta, riparare piccoli oggetti. Naturalmente, ci sono i ritmi dell’anno e le feste distribuite durante i dodici mesi. I compleanni sono quelle più ovvie , poi ci sono Natale e Pasqua, le vacanze estive: ma in verità potete festeggiare quello che volete. Potete decidere di celebrare l’inizio di ogni stagione, intraprendendo una serie di attività in qualche modo legate a questi cambiamenti naturali, come disegnare l’aspetto che assume il mondo. Potrete proporre così l’osservazione degli alberi, con e senza foglie, dei diversi colori delle stagioni, del clima che cambia, o introdurre attività stagionali (pupazzi di neve d’inverno, piccolo giardinaggio in primavera, nuoto e passeggiate sportive d’estate).

Andare a letto e alzarsi

Il momento in cui andare a letto non va rigidamente inteso come un’ora cui attenersi scrupolosamente: dovrebbe essere comunque accompagnato da una serie di preparativi d’abitudine, stabilendo una sorta di rituale che il bambino ricorda e che aspetta come una felice conclusione della giornata. Prima di dormire, ad esempio, sapere che ha un’oretta di cose gradevoli da fare con la mamma e il papà, basta a indurre quiete, calma, tranquillità e finalmente sonnolenza nel bambino: vi siederete così sul bordo del lettino per raccontargli una storia prima che si addormenti o per cantargli una canzoncina e poi aiutarlo a sdraiarsi nel letto, in modo che si addormenti confortato dalla rassicurante presenza della mamma. Se renderete gradevole l’ora della nanna, dedicandole un po’ di tempo e di attenzione, vedrete che probabilmente attorno ai sei anni, vostro figlio graviterà verso il letto di propria volontà non appena si sentirà stanco, senza che voi dobbiate forzarlo e senza far capricci o cercare di tirar tardi. Quando il bambino è molto piccolo, tutto alla sera, dalla cena in poi, è una preparazione al sonno. Cercate dunque di creare un’atmosfera quieta: mettete in ordine la sua stanzetta, fategli un bagnetto rilassante o comunque lavatelo, vestitelo con un morbido pigiametto: trasformate queste azioni in altrettante occasioni per stare teneramente insieme. Proponete qualche giochino quieto, parlate a basso tono e canticchiate qualche canzoncina che gli piace. Così facendo, il sonno arriverà facilmente. Abbassate la luce (esistono apposite “lucine”), sussurrate frasi affettuose e suadenti per una decina di minuti, e il vostro bambino sarà pronto a dormire. Se è importante andare a dormire nelle migliori condizioni, lo è altrettanto svegliarsi allegramente. Il risveglio deve essere un momento felice e vale dunque la pena di dedicare un po’ di tempo e di attenzione anche ad esso. Se disporrete i suoi abiti accanto al letto, il vostro bimbo comincerà a vestirsi da solo, fin da piccolo. Potete preparare fin dalla sera prima anche gli attrezzi sportivi, i libri di scuola, la colazione ecc., così da potervi dedicare di più a vostro figlio per rendergli piacevole e confortante il risveglio. Nella maggior parte delle famiglie, il vero problema del mattino è quello di far presto, ciò che immancabilmente spinge i bambini a muoversi sempre più lentamente mettendo di malumore l’intero nucleo. Se non avrete fretta, il risveglio non sarà traumatico: ricordate che i bambini hanno bisogno di tempo per passare dal sonno alla coscienza nel modo più tranquillo possibile. Al risveglio il vostro bambino può conservare una specie di “coscienza notturna” ed essere, per dieci-quindici minuti, incapace di rispondere alle domande o affrontare un’attività sostenuta o di ricordarsi di far cose come lavarsi i denti. Cercate dunque di evitare di far domande al bambino e di chiedere di effettuare delle scelte. Dovete anche cercare di abituarlo a una routine mattutina, come per esempio alzarsi per prima cosa dal letto , poi andare in bagno, lavarsi i denti, sciacquarsi la faccia, pettinarsi i capelli, vestirsi, far colazione.

L’ora del pranzo

Mangiare insieme è un’importante attività ed è una delle migliori occasioni per riunire tutta la famiglia e per insegnare al bambino come interagire con un gruppo. State attenti però che non si trasformi in un campo di battaglia o una scusa per creare il caos, ma che venga osservato un certo codice comportamentale: nessun membro della famiglia, ad esempio, potrà arrivare a tavola, afferrare qualcosa e scappare via mangiando. La cosa più importante è che i pasti intervengano a ore regolari, sottolineando il ritmo della vita familiare. Si deve insistere nell’ottenere un certo comportamento all’ora dei pasti, in modo che siano un’esperienza calma e armonio per tutta la famiglia, soprattutto i bambini piccoli hanno bisogno di mangiare in un ambiente tranquillo e quieto, senza essere disturbati dalla radio, dalla televisione o da qualcuno che fa baccano giocando. Se il bambino diventa rumoroso o comincia a scagliare i suoi giocattoli, portatelo fuori immediatamente, non nella sua camera da letto, che imparerebbe ad odiare, ma in una stanza dove possa giocare in piena libertà. Vi accorgerete che, se vi comportate così fin dalla prima volta che vostro figlio fa i capricci, probabilmente cambierà subito atteggiamento e tornerà dopo pochi minuti, perché non vorrà perdersi ciò che avviene all’interno della famiglia. Non cercate di impostare una conversazione da adulti all’ora dei pasti, perché i bambini debbono potervi partecipare, e si sentiranno estromessi. Dovete scegliere argomenti e stili espressivi tale che l’ora di pranzo diventi con naturalezza anche quella per ascoltare, condividere le esperienze, conversare tutti insieme, imparare ad offrire il proprio contributo al gruppo e adattarsi agli altri. Abituate i bambini a rispettare la fine dei pasti: non permettete loro di alzarsi senza chiedere il permesso; naturalmente, non aspettatevi che lo facciano fino all’età dei quattro o anche cinque anni. Esigere che il bambino chieda di potersi alzare alla fine del pasto non è una vecchia abitudine superata, ma un modo utile per renderi conto di chi abbia realmente finito di mangiare.

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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