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Claustrofobia, come riconoscerla e vincerla

Se è lieve basta respirare a fondo. Altrimenti…

Non sopportare gli spazi chiusi e stretti. Più angusti sono, peggio è. L’ansia cresce, l’angoscia ci assale. In metropolitana, in un cunicolo, in ascensore o in uno stanzino poco illuminato… E’ la claustrofobia. Colpisce molto più di quanto si immagini. Ed è molto difficile da sostenere.

 

I sintomi della claustrofobia
Il fatto che non vi siano vie di fuga – porte aperte, finestre – terrorizza chi soffre di claustrofobia. Il claustrofobico teme di non poter più uscire, che non ci sarà più aria a sufficienza e che ciò potrà addirittura causargli la morte. Insomma, un escalation di terrore che può culminare in veri attacchi di panico.
Ma quali sono i sintomi principali della claustrofobia?

 

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  • Sensazioni di soffocamento, oppressione, impotenza a fare qualunque cosa;
  • tachicardia;
  • sudorazione;
  • svenimenti e attacchi di panico (nei casi più gravi).

Le cause della claustrofobia
Claustrofobici si diventa per motivi diversi. Per esempio, perché si è stati una volta vittima di un attacco di panico, magari proprio in un luogo chiuso. Oppure a causa di un dramma familiare vissuto nell’infanzia, che non si è riusciti a superare. Chi ha paura in ascensore potrebbe nascondere un disturbo da ansia sociale: il fastidio di sentirsi osservato dagli altri in un luogo angusto.

 

Che cosa fare in caso di claustrofobia
La claustrofobia si può affrontare in due diversi modi, a seconda che sia più o meno grave.

  • Se il disturbo non è grave, si può ovviare a una crisi claustrofobica respirando piano e profondamente prima di entrare in un luogo chiuso: in questo modo ci si distrae e si “dimentica” del timore che manchi l’aria.
  • Se invece la claustrofobia è a un livello più grave, in caso di panico è sempre bene rivolgersi a uno psicoterapeuta: vi suggerirà un ciclo di psicoterapia cognitivo-comportamentale, eventualmente abbinata a farmaci antidepressivi o serotoninergici.

 

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Redazione Staibene

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