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A volte un film, cura più di un farmaco: è la cinema-terapia

Vedere un film può aiutare a risolvere ansia, stress, tensioni e disturbi dell’umore in genere. Perchè la cinematerapia fa bene alla salute e come si svolge una seduta.

Curare un disturbo psicologico grazie a un film,ovvero il cinema come terapia o cinema-terapia. Andare al cinema a vedere una certa pellicola, per risolvere problemi con se stessi e con gli altri, stati di ansia e depressione, disturbi dell’umore in genere.

È questa l’ipotesi suggestiva che – pur affondando le sue radici nell’antropologia personalistica esistenziale ideata dal professor Antonio Mercurio quasi 40 anni fa – fu avanzata per la prima volta negli Anni 90 dallo psicanalista americano Gary Solomon, che consigliava ai suoi pazienti alcuni film in funzione dei loro problemi e disagi.

 

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Era nata la cinematerapia, che nel corso degli anni ha trovato sempre più sostenitori, anche molto autorevoli. Al punto che l’Istituto di neuroscienze di Firenze, per esempio, la usa come terapia per i pazienti che soffrono di depressione, ansia e disturbi dell’umore.
Dev’essere chiaro, però, che la cinematerapia non ha un obiettivo solamente consolatorio o di conforto, per chi decide di sottoporsi ad essa. I suoi effetti sono diversi a seconda dei soggetti, della loro situazione personale presente e passata, dei problemi che stanno attraversando e di quei disturbi dell’umore che intendono risolvere.

 

 

Gli effetti della cinematerapia sulla salute

Che la cinematerapia abbia davvero effetti sulla salute è confermato da uno studio americano, condotto dall’università del Michigan, che ha verificato come assistere alla proiezione di un film sia addirittura in grado di far variare il livello di ormoni. Film duri come “Il Padrino” fanno aumentare il valore del testosterone (ormone maschile), mentre quelli commoventi come “I ponti di Madison County” fanno salire il progesterone (ormone femminile).

La scelta dei film da sottoporre ai “pazienti” non è casuale per lo specialista in cinematerapia, perché le pellicole vengono individuate seguendo un criterio preciso: devono raccontare il cambiamento di un personaggio con cui chi assiste alla proiezione deve potersi confrontare o nel quale deve immedesimarsi. Poi l’esperto in cinematerapia solleciterà gli spettatori a soffermarsi su alcuni elementi e abolirne altri. Si tralascia l’aspetto critico e si punta, invece, sulle emozioni.

La storia a cui assiste sul grande schermo produce in chi la guarda effetti molto simili a quelli dell’ipnosi: visualizzazioni mentali come quelle generate dalle parole immaginifiche pronunciate dall’ipnotista. A differenza dell’ipnosi, al cinema non viene alterato lo stato di coscienza; ma la carica emotiva di una storia cinematografica è tale da modificare lo stato psicofisico di chi si cala nella vicenda, nella colonna sonora e nelle riprese.

Riemergono quindi dall’inconscio diversi elementi che fino a quel momento erano rimasti sepolti e dimenticati. In questo modo si realizza una sorta di catarsi, vale a dire una purificazione della psiche che il più delle volte può rivelarsi decisiva per la risoluzione dei propri problemi e per risollevare l’umore.

 

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(segue)

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Redazione Staibene

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