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Hai ragione chi urla o chi parla con calma? La risposta della scienza

La risonanza magnetica dimostra come il cervello umano sia attratto da chi parla con rabbia

 

Ha ragione chi urla di più o chi parla con tono pacato? A decidere chi vince tra  i due contendenti è il cervello; ma non di chi parla, bensì di chi ascolta. Ed i risultati di  studi scientifici compiuti dall’Università di Ginevra su un campione di utenti,  sembrerebbero dimostrare che  l’istruzione, la maturità, la cultura di chi ascolta fa la differenza. Nel senso che  chi urla  ottiene la ragione se chi ascolta è più ignorante; ma al contrario  viene giudicato in torto e provoca il rigetto se chi ascolta è più istruito. In ogni caso, nell’uno come nell’altro caso, alzare la voce attira più attenzione.

I ricercatori dell’Università svizzera  si sono occupati della questione con una ricerca che ha coinvolto  32 partecipanti, convinti a sottoporsi ad un test per verificare  la reazione del loro cervello di fronte a differenti impulsi  vocali da parte di altri.

 

Quanto ti arrabbi quando guidi? Scoprilo con IL TEST

 

Lo scopo era accertare come  l’essere umano  affina  le proprie reazioni di fronte ad eventi che il cervello interpreta come anormali. Sia che provengano dal vedere qualcosa, sia  dal sentire qualcosa. Due differenti modalità di  percezione dell’ambiente e delle minacce per l’uomo,  in quanto una di esse agisce anche senza l’altra (il pericolo viene ascoltato dall’orecchio umano anche quando l’occhio non lo vede).

Gli esperimenti sono stati condotti su volontari ripartiti in pari numero fra uomini e donne, di circa 24 anni, ai quali  sono state fatte ascoltare alcune frasi registrate dette con tono neutro oppure irato. Le registrazioni “campione” erano controllate in modo tale che non fossero diverse in termini di intensità sonora e di frequenza con cui venivano pronunciate le parole.

 

Chi urla è più ascoltato

Ebbene, i risultati della risonanza magnetica funzionale hanno indicato che – indipendentemente dall´orecchio e dalla sequenza con cui venivano ascoltate le voci – le parole dette con tono arrabbiato attivavano la parte mediana del solco temporale in entrambi gli emisferi. Questo succedeva anche quando al volontario venivano fatte sentire contemporaneamente due voci, ciascuna in un orecchio, e gli si chiedeva di concentrarsi su quella neutra e di non prestare attenzione a quella arrabbiata.

Si è scoperto così che il tono alto della voce viene percepito come un tono arrabbiato ed aggressivo dal cervello, il quale reagisce aumentando l’attività del cosiddetto solco temporale, un’area chiave per la comprensione del linguaggio parlato. E il tutto avviene anche se chi ascolta tenta di concentrarsi sulle parole dell´interlocutore meno agitato, perché invece finisce, senza volerlo, per rivolgere l´attenzione a quello adirato.

 

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Dunque  chi parla a voce alta………

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Redazione Staibene

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