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Cancro, ecco la classifica delle carni più rischiose

carne alla brace

L’OMS ha aggiornato  l’elenco delle carni che se mangiate  spesso,  possono provocare il cancro al colom alla prostata, allo stomaco . Una rivoluzione nella nostra tavola che riguarda una buona fetta della spesa quotidiana. Ecco cosa cambia.

Che  bistecche, salsicce,  cotolette e simili fossero cancerogene se mangiate in quantità esagerate era noto  fin dal 2007 quando fu pubblicato il primo rapporto  del World Research Found che raccomandava di non mangiare più di 300 grammi a settimana di carne rossa cotta, circa 450 grammi di carne fresca.

Con la  ricerca pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità il 26 ottobre 2015, IARC Monographs Volume 114: Evaluation of consumption of red meat and processed meat però il livello d’allarme sulle carni rosse , fresche e lavorate, compie un alto di qualità perché,  con i risultati di 800 studi di 22 esperti in 10 Paesi, vengono inchiodate alla oggettività dei statistici inequivocabili che fanno chiarezza sul rischio con 4 verità:

1)      le probabilità di provocare il cancro delle carni lavorate è del 95%, cioè è quasi una certezza;

2)       le probabilità  della carne rossa fresca è minore, intorno al 50%

3)      le probabilità  di generare il cancro nell’uomo aumentano se la cottura della carne avviene a temperature molto alte o con cotture alla brace che, oltre alla temperatura, aggiungono alla carne la componente del nero carbonizzato e dell’affumicato;

4)      infine – ed è l’aspetto più importante per i cittadini – la probabilità di ammalarsi di cancro accade  se la quantità di carne mangiata è abbondante, ovvero se si mangia carne rossa tutti i giorni per  100 grammi  o carne lavorata ( salsicce, insaccati, carne inscatolata)  tutti i giorni per 50 grammi al giorno. Una situazione  che va verificata  di Paese in Paese, perché per esempio in Italia, dove grazie alla dieta mediterranea il consumo di carne medio è  di 100 grammi  2 volte a settimana e 25 grammi al giorno di carne trasformata, siamo  mediamente al di sotto della soglia di rischio.

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Carni ad alto rischio cancro

L’Organizzazione mondiale della Sanità ha classificato le carni in due gruppi collocando nel gruppo A le carni per le quali il rischio  di provocare il cancro è  elevato.

Si tratta delle carni processate e lavorate, affumicate, inscatolate cioè cotte e sottoposte a processi industriali con nitrati e nitriti usati per la conservazione.

Ecco le principali:

1)      wurstel

2)      Prosciutto cotto e crudo

3)      culatello

4)      carne in scatola

5)      pancetta e guanciale

6)      Fegato in scatola

7)      Salami e affettati simili

8)      sughi conservati

9)      salsicce

Leggi anche: Le salsicce aumentano il rischio di problemi cardiaci

Queste carni rischiano di provocare il cancro principalmente al colon – retto ; rischio che aumenta del 18% se ne mangiamo  50 grammi al giorno. Secondo l’oncologo Umberto Veronesi ” la significatività statistica di questa analisi permette di  dire che “l’affermazione la carne lavorata può provocare il cancro al colon ha il 95% di probabilità di essere vera.

La capacità di provocare il cancro di queste carni è simile a quella  di altre 118 sostanze maligne tra le quali:

1)      alcol

2)      arsenico

3)      asbesto

4)      gas di scarico delle auto

5)      raggi x

6)      tabacco

7)      plutonio.

Tuttavia, precisa Kurt Straif il curatore del Rapporto elaborato dall’IARC, l’Agenzia specializzata dell’OMS, benché la potenzialità di provocare il tumore sia elevata quanto quelle sostanze,  il pericolo che proviene dalla carne è molto più basso, dati i bassi consumi di carne rispetto a quelli di sostanze analogamente pericolose.

Ogni anno, dice Straif,  il cancro provocato dal fumo provoca  1 milione di vittime, l’alcol  ne provoca 600 mila, l’inquinamento 200 mila e la carne 35 mila.

 

Carni a  medio rischio cancro

Nel secondo gruppo di alimenti, l’OMS ha classificato invece le carni  che hanno un rischio medio di provocare il cancro. Il Gruppo A2 contiene le carni rosse fresche per le quali – dice l’OMS – esiste una evidenza meno stringente del rapporto tra consumo e malattia rispetto alle carni  rosse lavorate.

Le carni   rosse fresche, che se mangiate frequentemente comportano un rischio medio di provocare il cancro sono:

1)      Carni di muscolo di bovino

2)      vitello

3)      maiale

4)      agnello

5)      montone

6)      capra

7)      cavallo

8)      sia macinata che congelata

Per queste carni fresche  a rischio medio,  l’OMS comunica che se mangiate in consumi elevati sono probabilmente cancerogene; detto con il linguaggio  usato dall’OMS  per esse “ esiste un’evidenza sufficiente che causino il tumore nell’uomo al colon retto ed in misura minore allo stomaco, alla prostata e pancreas.

La capacità di provocare il cancro di queste carni è simile a quella  di altre 75 sostanze  catalogate dall’OMS nel secondo gruppo di  sostanze dannose  per le quali esiste una evidenza limitata che causino il cancro negli uomini, ma un’evidenza sufficiente che lo causino tra gli animali . Fra queste, a titolo di esempio figurano:

1)      steroidi anabolizzanti

2)      fumo da legna

3)      bitume

4)      piombo

5)      insetticidi

 

Le carni  senza rischio di provocare il cancro

L’Oms ha infine classificato alcune carni  nel terzo gruppo di sostanze per le quali gli studi scientifici non hanno preso in considerazione o dimostrato relazioni fra il loro consumo e la possibilità di aumentare il rischio di cancro. Sono carni bianche  in pratica sostanzialmente sicure.

Si tratta di:

1)      Pollami

2)      Struzzo

3)      Cacciagione

 

Che cosa succede dopo l’allarme sulla carne rossa cancerogena

Ora la palla passa ai governi di ogni Paese del mondo che in relazione alle abitudini alimentari  delle loro popolazioni stabiliranno linee guida differenziate. E’ evidente che laddove i consumi di carne rossa lavorata o fresca sono più alti, come per esempio nei “paesi ricchi”, le raccomandazioni saranno più stringenti mentre per “paesi poveri” che non hanno risorse per acquistare carni rosse e suppliscono con proteine vegetali, le raccomandazioni non hanno praticamente alcuna necessità.

In Italia c’è una situazione rassicurante. I consumi di carne degli italiani sono fra i più bassi tra i paesi “ricchi”: 78 chili all’anno, meno della Francia (87 kg) dell’Australia (120 kg)e degli Stati Uniti ( 125 kgi l’anno).

Ciò grazie alle abitudini alimentari  nazionali fondate sulla dieta mediterranea nella quale la carne ha uno spazio limitato a vantaggio di carboidrati, frutta e verdura.

Il Ministero della Salute italiano  ha incaricato  una commissione tecnica di esaminare la situazione alla luce della novità dell’OMS e stilare  linee guida aggiornate per dare alla popolazione indicazioni certe su quanta carne  è opportuno mangiare per non correre rischi.

 

Cosa cambia nella nostra dieta

Per noi italiani che adottiamo la dieta mediterranea potrebbe cambiare ben poco a tavola, ma da oggi acquisiamo una maggiore consapevolezza dell’importanza di una dieta variata.

L’articolo di Lancet, la rivista specializzata che ha pubblicato la ricerca dell’OMS ricorda che la carne rossa “ contiene proteine di alto livello biologico e nutrienti  importanti come vitamina B, ferro e zinco”.

Eliminarla  del tutto  non è consigliabile. Secondo il presidente dell’Istituto superiore di Sanità Walter Ricciardi dal punto di vista della salute “ non cambia niente, gli italiani sappiano che nion è necessario cancellare del tutto alcuni alimenti; vanno solo inseriti all’interno di una piramide alimentare. Alla base ci sono frutta e verdura cereali, cioè fibra, che vanno consumati più spesso”.

Quanto alla carne Ricciardi è chiaro:

Carne rossa: 2 volte a settimana;

Carni lavorate: come i formaggi, una volta ogni tanto

Carni bianche:  spesso  al posto di quella rossa.

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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