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Cambiare carattere: le 4 bugie che diciamo a noi stessi per non farlo

Cambiare carattere si può? Ecco le risposte di psicologi e mental coach. Le 4 bugie che diciamo a noi stessi per non farlo e le 2 ragioni che fanno crollare l’autostima.

cambiare carattere

Cambiare carattere si può o il carattere timido, aggressivo, egoista o arrogante è scritto nel dna dalla nascita e nessuno può cambiarlo?

Il quesito è di quelli che ci poniamo tutte le volte che timidi come siamo, proviamo ammirazione ed invidia per quell’amico spigliato che ”si butta” in ogni situazione o affascina tutti con le sue parole; o tutte le volte che dobbiamo affrontare una prova difficile, come iniziare una dieta, cambiare lavoro, rispondere per le rime, e diciamo a noi stessi “non sono capace non ce la faccio”; oppure ancora quando ci facciamo prendere da uno scatto d’ira e ci accorgiamo di aver fatto del male ingiustamente a qualcuno e vorremmo non averlo fatto.

Il punto è che spesso vorremo essere diversi da come siamo e a vole capita, molto più spesso di quanto non si creda, che siamo alla ricerca di un modello di riferimento che è lontano da ciò che sentiamo.

Ebbene, sappiamo che rispondere alla domanda “il carattere si può cambiare?” per chi legge questo post potrebbe avere effetti diversi: si potrebbero trovare conferme alla proprio disfattismo o, al contrario, trovare la forza di alzare la testa e provarci.

 
Cosa dicono gli esperti

 

Ed allora cominciamo ad orientarci nei meandri del carattere di ognuno di noi .

La prima cosa da dire è che esistono due scuole di pensiero:
quella degli psicologi, che sostengono che il carattere è immutabile ma possiamo cambiare alcuni comportamenti che ci fanno sentire inadeguati;
e quella dei mental coach, nuova figura di allenatori mentali, molto presenti nello sport professionistici, i quali invece sono assolutamente convinti che il carattere di cambia, soprattutto nelle situazioni in cui l’inadeguatezza è conseguenza di un distorto concetto di autostima.

La prima conclusione comunque è che, se viviamo una situazione di disagio e vorremmo essere diversi da come siamo o appariamo, nulla è immutabile, cambiare si può.

 

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Perchè a volte ci sentiamo inadeguati

 

Per capire la fonte della inadeguatezza che a volte sentiamo riferita a noi stessi prendiamo a prestito le parole di Giovani Gabrielli, un rappresentante della categoria dei Mental Coach.
Egli sostiene che alla base c’è un problema di autostima, ovvero qualcosa che nell’età evolutiva critica per la formazione del nostro carattere, tra i 3 ed i 10 anni, un genitore, un nonno, un’insegnante, una baby sitter, insomma chiunque abbia avuto l’opportunità di trascorrere del tempo con noi bambini ha detto, fatto qualcosa che, anche inconsapevolmente, ha inciso sulla nostra autostima.

Per fare qualche esempio, deve aver pronunciato troppo spesso la fatidica frase: “se non fai questo, mi dispiace, se fai quest’altro tutti si metteranno a ridere ecc.) Oppure frasi come: “ guarda quel bimbo come è bravo, pulito, educato e tu invece no”.

Gabrielli sostiene che si tratta di approcci sbagliati perchè possono essere la causa del crollo dell’autostima in un bimbo, proprio nel momento in cui sta formando la propria individualità, il suo essere da adulto.

 

Le 2 cause che fanno crollare l’autostima

 

Gabrielli ha dunque codificato le 2 principali cose che fanno crollare l’autostima, sia di un bimbo che di un adulto , sia pure in modi diversi:

  • 1) Sentirsi in competizione con gli altri – E’ una situazione molto frequente perchè tipica della società in cui viviamo che è molto competitiva. La competitività, attenzione, non è un disvalore ed è la molla del miglioramento quando serve a rinfiorzare le nostre capacità individuali, ma enfatizzarla dal punto di vista caratteriale come fosse l’unica verifica della propria capacità finalizzarla esclusivamente a sconfiggere gli altri è sbagliato. Dunque non si può giudicare un bimbo e farlo sentire bravo se arriva primo e fallito se si calssifica ultimo, se risponde a tutte le domande della maestra o non risponde a nessuna; se è più furbo di un altro bimbo o più tontolone. Così come per un adulto non si è una nullità se non ci si fa notare dal capo e si è un esempio se il capo si ricorda il nostro nome.

Bisogna in sintesi smettere di sentirsi in competizione con gli altri e competere per mostrare la propria superiorità sugli altri, ma fare le cose per noi, ed essere in competizione solo con noi stessi. Qualche esempio: “Ieri sono riuscito a fare fin qui, ma oggi con un po’ di pazienza in più, preparazione in più, leggendo meglio sono riuscito a fare un po’ di più ed ho migliorato me stesso.

 

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  • 2) Sensi di colpa-  Anche il senso di colpa è un connotato della nostra cultura. Spesso i bambini lo imparano dal Catechismo, o dai genitori quando questi usano espressioni o metodi sbagliati che potremmo definire ricatti affettivi. Tipica è la frase: “se non mangi la pappa, non mi vuoi bene”; oppure se non dormi/dici le parolacce, fai capricci mamma piange”.
    O negli adulti, “se non riesci a consegnare il lavoro entro domani penalizzi tutto il team di lavoro”, oppure: “se non ti fermi in ufficio oltre l’orario, sei un lavativo”.

Il metodo per valutare se stessi è un altro: è mettere in campo tutte le risorse che abbiamo a disposizione. Quindi rispondere a queste domande: Ho fatto tutto quello che potevo fare per raggiungere il risultato ? Non ho lasciato nulla di intentato ? O potrei prepararemi meglio? Consultare qualcuno in più? Ricontrollare le cos fatte da altri? Se non si è lasciato nulla di intentato e si è fatto tutto l possibile, anche un riosultato negativo sarà accolto come una delle eventualità della vita non certamente come una nostra mancanza.

 

 

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Cambiare i comportamenti non il carattere?

Gli psicologi sono i fautori della tesi deterministica; il carettere in sostanza è quello che è, e cambiarlo non si può, ma possiamo cambiare alcune nostre attitudini.
Dice la psicologa Silvia Guglielmetti : “Molte volte ci piacerebbe essere diversi da quello che siamo. In realtà, è importante imparare a conoscersi, prendere consapevolezza dei propri limiti ma anche delle proprie risorse e impegnarsi nel miglioramento di quei comportamenti che la fanno vivere male. L’obiettivo non è cambiare il proprio “carattere” ma cambiare quei comportamenti inadeguati su cui si può lavorare, anche con l’aiuto di uno psicoterapeuta”.

Più categorico è Giuseppe Del Signore, anche lui psicologo: “Cambiare il proprio carattere non è assolutamente possibile, soprattutto volendo “diventare” o “ostentare” qualcosa di diametralmente opposto a come si è realmente. Se pensa di essere molto timidi e con poca autostima, potrebbe essere utile lavorare su questi aspetti,per comprendere qualcosa in più su di sè e del rapporto con gli altri.

Più possibilista è un’altra sicologa, Raffaella Orlando la quale sostiene: “è possibile potenziale le proprie capacità e potenzialità latenti e lavorare, all’interno di un setting terapeutico, sulle motivazione alla base della mancanza di sicurezza ed austostima.

 

 

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Le 4 bugie che ci diamo per non cambiare

 

 

Ma è possibile fare un check up fai-da-te per capire se la colpa è dentro di noi o se l’impossibilità di cambiare il nostro carattere è davvero totale?

Ci soccorre Gabrielli, il Mental Coach, il quale ritiene che molto spesso siamo noi a non voler cambiare anche se pensiamo il contrario ; e per autovincerci raccontiamo a noi stessi delle bugie belle e buone con le quali vogliamo trovare una scusa alla nostra apatia.

Ed allora basta individuare quali sono queste bugie e se ci riconosciamo in più di una di esse, avremo la diagnosi: possiamo cambiare e la cosa dipende solo da noi.

Ecco quali sono le 4 bugie che raccontiamo più frequentemente a noi stessi per non cambiare il nostro modo di essere.

  1. Non è il momento giusto –
    E’ la scusa più frequente. Se ce lo diciamo da tempo e siamo sinceri con noi stessi, scopriremo che per noi non è mai il i tempo giusto, abbiamo trovato sempre una motivazione per indurci a rinviare lo sforzo di cambiare.
    Invece bisogna rivalutare il proverbio: non rinviare a domani ciò che puoi fare oggi.
  2. Comincio quando voglio –
    E’ la stessa debolezza osservata da un punto di vista diverso. Non riteniamo di essere inadeguati ad iniziare adesso, ma diciamo a noi stessi che, siccome possiamo farlo in ogni momento, lo faremo più in là. Invece in questo caso bisogna prendere a prestito il testo di un brano di Claudio Baglioni: “la vita è adesso” e cogliere l’attimo.

 

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  1. Non fa per me –
    E’ la bugia che sottintende in giudizio su noi stessi che è “non sono capace”. I cambiamenti non sono possibili solo se verifichiamo concretamente che ciò che facciamo per cambiare fallisce. Ma mai alzare troppo le aspettative: non si cambia tutto e subito, ma a piccoli passi, poco per volta. E basta annotare su un taccuino i piccoli cambiamenti fatti per poi guardarsi indietro rileggendo gli appunti e scoprire che ne abbiamo fatta di strada. Un esempio: l’attività fisica: annotate le scale fatte a piedi ogni giorno progressivamente: primail 1° piano, poi il secondo, poi 3 piani, poi 4 ; oppure a quale fermata dell’autobus siete scesi prima di quella giusta per proseguire a piedi: 1 fermata, poi 2 poi 3. Oppure la dieta: annotate la riduzione dei biscotti, dolci, pop corn ecc che mangiate davanti alla tv di 1, poi di 2 poi di 3 poi del tutto.
  2. Devo cambiare – Qui subentra un po’ il concetto di colpa. Dire a noi stessi “Devo” significa un po’ darci la colpa del “non riesco. Dire invece a noi stessi “Voglio” significa mettere in primo piano non qualcosa che è al di fuori di noi, ma dentro di noi, la nostra volontà.

 

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