• Questo sito contribuisce alla audience di il Messaggero

1.494 visite

Bambini e social network: come regolarsi?

Si abbassa sempre di più la fascia di età dei bambini che navigano in Internet: il ruolo dei genitori e i consigli per sbagliare il meno possibile

Si abbassa sempre di più la fascia di età dei bambini che navigano in Internet e intere classi virtuali delle scuole elementari sono ormai ritrovabili in rete sotto forma di "gruppi".

I pericoli di una navigazione in Internet, spiegano gli esperti dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, sono numerosi e tutt´altro che trascurabili, come spesso emerge dai casi di cronaca che vedono i minori oggetto di attenzioni morbose da parte degli adulti o che trovano nella rete argomenti e percorsi che incidono negativamente sullo sviluppo della loro personalità, che mettono a repentaglio la salute dei più giovani e talvolta la stessa vita.

Il ruolo dei genitori



La tentazione di controllare i figli attraverso i social network è per molti genitori quasi irrinunciabile. C’è chi attiva il proprio profilo e poi chiede l’amicizia al figlio, chi cerca di utilizzare le chiavi d’accesso al profilo del figlio per conoscere il suo mondo, i suoi contatti, i suoi interessi.

Neuropsichiatri e psicologi dell´Ospedale Pediatrico Bambino Gesù si trovano spesso a dover rispondere alle domande dei genitori su quali siano le modalità di osservazione, controllo e intervento per impedire ai propri figli brutti incontri in rete e brutte esperienze come loro diretta conseguenza.

Leggi anche: Arriva il Vamping, la nuova patologia HI Tech

Ma esiste un´età minima per attivare un profilo? Qualcosa si muove da parte delle istituzioni e degli stessi sviluppatori dei social network: fra queste, l´attivazione di un tasto "segnalazione di abusi" di facile uso e immediatamente accessibile – che permetta agli utenti di segnalare con un click contatti o comportamenti inappropriati – la classificazione automatica come "privati" dei profili completi online e degli elenchi di contatti di utenti registrati come minorenni, l´impossibilità di compiere ricerche sui profili privati di utenti minori, su siti Internet o tramite motori di ricerca.

Ma questo è solo un aspetto della questione. L´altro, e ben più rilevante, è che non c’è niente di meno efficace di un divieto, specie per un adolescente. Entrare nel profilo di un figlio è come sbirciare nel suo diario segreto. In rete soprattutto i ragazzi esprimono emozioni, pensieri, gusti, affidando ai social network anche sfoghi personali, ma che, nel proprio immaginario, devono restare preclusi alla sfera dei genitori.

Leggi anche: L’esperta:"Così il PC diventa una droga"

Un altro rischio è la virtualizzazione del rapporto figlio-genitore in cui si dialoga in rete ma si resta in silenzio a tavola.

La soluzione al problema



L´approccio migliore è la creazione di una relazione solida tra genitore e figlio, che permetta all’adolescente di affrontare ogni argomento, eventuali ansie, paure e preoccupazioni derivanti da contatti e richieste giunte tramite Internet e i social network. Ciò significa instaurare una rapporto di fiducia tra genitore e figlio, che faccia sentire l’adolescente accolto e non giudicato, in modo da consentire anche richieste di aiuto nella consapevolezza di potersi sentire protetto e difeso dai propri genitori, anche se si tratta di dover riferire cose non piacevoli e da cui si viene normalmente messi in guardia.

Leggi anche:  Il Cyberbullismo in rete si combatte così

Redazione Staibene

I campi con il simbolo * sono obbligatori. Non pubblicheremo il tuo indirizzo email

E' possibile usare questi tags e attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

}