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Bambini e linguaggio, perché alcuni parlano prima e meglio

scuola

I bambini ed il loro linguaggio, ovvero perché alcuni bambini parlano  subito, appena  superato l’anno di vita ed altri invece parlano piàù tardi, è  un mondo che  spesso i genitori non conoscono, e, nell’ignoranza, potrebbero proprio essere loro i genitori la causa o l’opporuniotà per avere piccoli più loquaci ed intelligeti.

Una ricerca pubblicata di recente sulla riivista Psychological Science ha davvero costuituito un punto di svolta nel dibattito sull’argomento, perchè ha smantellato luoghi comuni e svelato grandi novità.

Intanto  è stato chiarito il nesso tra loquacità, appredimento dei bambini  e strato sociale della faliglia.

Una dele convinzioni più radicate, anche dalla ricerca,  era finora che i bambini nati  da famiglie in povertà, all’età di 4 anni  hanno scoltato 30 milioni di parole in meno dei loro coetanei figli di famiglie  “ricchhe”. Circostanza che  era stata correlata ad un bagaglio linquistico peggiore nel momento  dell’accesso alle scuole primarie e  ad un profitto scolastico inferiore.

Da tali evidenze, anche documentate con  numerose ricerche, è nata una letteratura sociologica, che ha per lunghi anni ispirato  critiche   “ da sinistra”, tese a sostenere la colpa della società che crea disuguaglianze di reddito le quali si traducono in condizioni di inferiorità e subalternità  cognifitive ed intellettive. I  figli dei ricchi, in sintesi,  sono migliori erchè sono ricchi; mentre i figli dei poveri , essendo tali sono condannati a restare poveri.

Una delle evidenze emerse dallo studio, pur non negando il vantaggio  di partenza dei figli agiati rispoetto a quelli disagiati, introduce un elemento nuovo che riequliibra la situazione e dà anche ai genitori poveri, l’opportunità di rendere i loro bambini competitivi con quelli più fortunati anche senza avere parità di reddito.

La ricerca in questione ha infatti scoperto che l’effetto sull’apprendimento linguistico non è dato solo e tato dalla quantità di parole che i bambini imparano dai genitori, ma dalla qualità del dialogo. E’stato dimostrato sperimentalmente cioè che l’interazione del dialogo tra il bambino e l’adulto-genitore-educatore ha un effetto diretto sull’area del cervello denominata di Broca, la regione più strettamente correlata all’area del lingaggio.

Per arrivare a queste conclusioni è stato  condotto un test su 36 bambini, dai 4 ai 6 anni con quesiti verbali mentre  una risonanza magnetica funzionale registrava l’attività del loro cervello durante i test; ed  risultati sono stati mssi a confronto con un gruppo di bambini di controllo.

Ebbene, queste le evidenze:

  1. i bambini dei figli più benestanti usano più parole:
  2. sono però le interazioni , cioè il numero di dialoghi genitore- bambino che “ accendono” le aree del cervello dei bambini che governano la capacità cognitiva ( ascoltare, capire,elaborarer, reagire, parlare).

I ricercatori sono così andati alla controprova ed hanno appurato infatti che  alcuni genitori con basso reddito avevano con i loro bambini un numero di  interazioni / dialoghi con i figli gran lunga superiore a quello di genitori ad alto reddito; ed in questa circostanza i loro figli avevano una capacità di apprendimento superiore ai figli dei ricchi.

La spiegazione? I ricercatori hanno concluso che la comunicazione reciproca promuove più connessioni neurali nel cervello dei bambini in quell’area del cervello  chiamata di Broca; quando quell’area del cervello è più attiva, il linguaggio dei bambini è migliore; poiché è il dialogo adulto genitore ad attivare quell’area del cervello, da quest’ultimo dipende  come parlano i nostri figli e la loro capacità di imparare a scuola.

Il reddito, alla fine, conta ma la vera differenza la fanno i genitori.

Bruno Costi
direzione staibene.it

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