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Balbuzie, cosa fare e cosa evitare

La balbuzie è un motivo di discriminazione, ironie, ansia e stress. Ma è soprattutto una patologia che può essere affrontata,Come affrontare il problema senza traumi per i piccoli balbuzienti.

balbuzie

La balbuzie è un motivo di discriminazione, ironie fuori luogo, ansia e stress. Ma è soprattutto una patologia che può essere affrontata, circoscritta in modo da non farle provocare danni eccessivi in chi ne soffre. Un problema che colpisce un milione di italiani, 250 mila dei quali bambini, un numero che dà l´idea di quanto sia sbagliato sottovalutarlo.

 

 

Tra i 2 e i 5 anni
La ripetizione di sillabe o parole intere, il prolungamento di alcuni suoni, le pause. E, in alcuni casi, veri e propri spasmi prima di parlare, sintomo di uno sforzo comunicativo visibile attraverso la tensione dei muscoli. È in questi modi, a volte combinati tra loro, che si esprime la balbuzie.
Il problema si presenta in genere in un´età compresa tra i 2 e i 5 anni, anche se nella maggior parte delle famiglie il problema non viene identificato prima dell´età scolare, come spiega la dottoressa Donatella Tomaiuoli, direttrice del Centro di ricerca e cura balbuzie e docente del corso di laurea in Logopedia dell´Università “La Sapienza” di Roma.

 

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Consigli per genitori
La preoccupazione a quel punto può essere tanta, soprattutto se il piccolo, a scuola come a casa, tende a chiudersi in se stesso o a far parlare mamma e papà al suo posto per non essere preso in giro: ecco quindi che bisogna il più possibile relativizzare il problema (pur senza sottovalutarlo) e non far sentire il bambino un “osservato speciale”. “Evitiamo di terminare le frasi al suo posto e cerchiamo di non attirare l´attenzione sul suo modo di parlare non efficace”, spiega la dottoressa Tomaiuoli, “quando parla concentriamoci più su quello che dice che su come lo dice”.
È utile poi, in un approccio ormai multidisciplinare alla balbuzie, rivolgersi a un logopedista, che aiuterà il piccolo a parlare meglio, e magari anche a uno psicologo o a uno psicoterapeuta che si occuperanno invece delle problematiche legate all´emotività.

 

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Lo sforzo è importante
Fondamentale, in ogni caso, è aiutare il bambino ad uscire da quella che Giovanni Muscarà, fondatore dell´International Stuttering Centre con sedi a Roma e Londra ed ex balbuziente, definisce “zona di comfort”: “Bisogna fargli fare proprio ciò che gli viene più difficile, come rivolgersi agli altri per chiedere informazioni o andare al mercato “.
In alcuni centri, come quello di ricerca e cura balbuzie a Roma, si fa “allenamento” a parlare in pubblico, si impara il doppiaggio e si fa teatro.

 

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Consigli per gli insegnanti
Infine, per i piccoli balbuzienti c´è il mondo della scuola da affrontare, il rientro tra i banchi in particolare può essere un momento molto traumatico che gli adulti in primo luogo devono imparare a gestire.
Per questo il centro ha realizzato un decalogo dedicato anche agli insegnanti: tra le regole quella di aspettarsi dallo studente balbuziente lo stesso rendimento degli altri e non dirgli mai “stai calmo” o “rallenta”, educare tutta la classe all´ascolto e dare l´esempio nella comunicazione.
Spesso un insegnante che parla velocemente fa pensare al bambino di avere fretta, per cui durante un dialogo o un´interrogazione egli cercherà andare più veloce che può. Con gli studenti che balbettano è necessario invece parlare con calma, facendo buon uso delle pause.

 

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Redazione Staibene

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