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Smartphone: arriva il “Vamping”, la malattia degli “iperconnessi”

Troppo Pc, smartphone, tablet, socialnetwork creano una pericolosa dipendenza che porta alla depressione

Gli effetti di Internet sul comportamento

Le relazioni web mediate, lo dimostrano numerosi studi, aumentano aggressività e disinibizione sessuale. Il web è come una grande platea, un continuo ritrovo sociale dove si ha l’occasione di re-inventarsi a proprio piacimento. Le regole per farlo, tuttavia, sono precise. Bisogna apparire spensierati, vivere con l’acceleratore sempre premuto. “Magari metti due amici fichi, con i muscoli e qualche tatuaggio e delle amiche carine. Come sfondo un bar alla moda che dimostri che sei parte del giro giusto”- spiega lo psicologo. Per le ragazze questo si traduce in vestiti succinti, linguaggio spinto: una presunta“libertà” da costumi e regole che di fatto è un set di regole altrettanto costrittive.

Facebook crea l’attraente “illusione di gestire le emozioni a proprio piacimento”. Certo, basta un semplice gesto per fare il log out. Ma le persone con cui si interagisce, spesso, si incontrano il giorno dopo. A quel punto, le parole scritte il giorno prima, senza pensarci due volte – forti della protezione di uno schermo – acquisiscono concretezza, creano delle aspettative. Se si è protagonisti di azioni di cyberbullismo (e spesso chi è in cura al Gemelli ne è anche vittima, sottolinea Tonioni) e non si vuol perdere la faccia, bisogna dargli seguito nella realtà.

 

La terapia. 

“Negli Usa i pazienti sono obbligati a curare una gallina: un animale ipercinetico. Diverso dal computer che è immobile. In Cina sono picchiati , ci sono stati anche due morti. In Olanda li portano a passeggiare nella natura”, racconta Tonioni. Qui al Gemelli la terapia consiste in due appuntamenti settimanali: una seduta individuale ed una di gruppo. Negli incontri collettivi “si agisce sul sintomo, nel caso degli adulti sono le ore di connessione mentre per gli adolescenti è il rapporto con le emozioni”, spiega l’esperto del Gemelli.

Spesso al gruppo ci si giunge col tempo. I ragazzi che arrivano all’ambulatorio non sanno più gestire il contatto visivo, tanto meno un confronto diretto con più individui della loro età. “Due ragazzini”, racconta, “si sono seduti accanto per diverse sedute senza mai guardarsi ma fissando la psicologa come se fosse uno schermo”. Dopo sei mesi, due di loro giocavano a carte, in attesa di cominciare l’appuntamento. “Questa è una buona cosa”, sorride Tonioni.

 

La terapia dei genitori.

Per lo stesso motivo, in terapia per IAD , vanno prima le mamme e poi – se si riesce ad “intercettarli” – i giovani internet addicted. Le madri si preoccupano più dei padri, ci racconta la Dottoressa Daniela Maiuri che segue i gruppi di terapia collettiva per genitori, tutti i giovedì. “Arrivano agitati, in ansia. Non sanno che fare, vogliono che gli diciamo come devono comportarsi”. Quando siamo andati all’Ambulatorio. il gruppo era composto da tre donne e un uomo: tutti genitori di maschi.
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Redazione Staibene

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