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Allarme tinture per capelli: il rischio allergie in 2 casi su 3

Raddoppiate in 7 anni le intolleranze alla tinta. Ecco cosa fare dal parrucchiere

“Chi bella buon comparire un poco deve soffrire”, recita l’adagio. Ma quando si parla di  capelli tinti, un’occhiata un po’ più attenta alle tinture occorrerebbe darla per evitare dermatiti da contatto, gonfiori del viso e guai che a volte possono dritti dritti all’ospedale.
A lanciare il sasso nello stagno è stato  inizialmente il Comitato scientifico per i prodotti destinati ai consumatori che ha denunciato come il 50% delle tinture per capelli vendute nell’Unione europea può provocare reazioni allergiche. 

Poi è intervenuta la Società Italiana Farmacologia nella sezione che si occupa di  cosmeto-vigilanza ed ha svelato una  realtà che pochi conoscono: i due terzi delle tinture dei capelli attualmente in commercio ed usato da parrucchieri e barbieri contiene una sostanza chiamata parafenilediammina (PPD) che è frequentemente causa di allergie.

 
Secondo quanto riportano Liberata Sportiello* e Lidia Sautebin, ricercatrici del Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e °Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico , si conferma e si accentua l’allarme  lanciato qualche anno fa dal Comitato scientifico per i prodotti destinati ai consumatori, che prendendo in esame 46 prodotti venduti nei Paesi dell’Ue, aveva rivelato  che era “solo” il 50% delle tinture vendute nell’Unione europea che può provocare reazioni allergiche, laddove con il tempo quel 50% secondo le ricercatrici è salito al 66%.

In quel caso gli esperti avevano riscontrato in oltre la metà del campione analizzato la capacità di provocare allergie prolungate della pelle, sia per chi riceveva la tintura sia per chi la applicava. Dieci prodotti hanno causato reazioni in modo severo, 13 in modo forte e quattro in modo moderato.

 
Il pericolo associato all’uso di tinture per capelli contenenti PPD è stato confermato recentemente in un articolo pubblicato sul British Medical Journal scritto dai dermatologi del St John’s Institute of Dermatology e del St Thomas’ Hospital di Londra (McFadden JP et al. Allergy to hair dye. BMJ 2007; 334:220).

Secondo gli autori dell’articolo, la PPD ed altri composti appartenenti alla famiglia delle ammine aromatiche sono i reagenti più utilizzati nelle tinture permanenti per capelli ed il loro uso è cominciato oltre 100 anni fa. Più di due terzi di tali tinture attualmente contengono PPD. La sua efficacia è dovuta soprattutto al basso peso molecolare, alla capacità di penetrare nel fusto e nel follicolo del capello, di legare le proteine e di formare rapidamente polimeri in presenza di un catalizzatore o di un agente ossidante. Tuttavia, proprio queste proprietà lo rendono anche un allergene da contatto e dei più pericolosi . ( Warbrick EV, Dearman RJ, Lea L. Local lymph node assay responses to para-phenylenediamine: intra- and inter-laboratory evaluations. J Appl Toxicol 1999;19:255-60.)

Gli autori sottolineano che l’uso della PPD è divenuto nel tempo un problema sempre più serio, tanto è vero che esso è stato proibito, nelle tinture per capelli, durante il secolo scorso, in alcuni paesi europei come Germania, Francia e Svezia . ( Fregert S. Chemischer Nachweis von Paraphenylendiamin in Haarfarbemitteln. Hautarzt 1972;23:393-5).

La legislazione europea, attualmente, invece, tollera un limite entro il 6% nella composizione della tintura (entro il 3% quando aggiunto ad una soluzione ossidante richiesta per ottenere la colorazione). La difficoltà nel sostituire una sostanza così pericolosa dipende dal fatto che non esistono alternative altrettanto valide o diffusamente riconosciute.

Il lavoro sottolinea che un paziente con allergia da contatto causata da una tintura per capelli spesso presenta una dermatite al viso o all’attaccatura dei capelli, ma si possono verificare anche casi più gravi. Infatti, alcuni pazienti hanno manifestato un gonfiore al viso talmente evidente che inizialmente è stato trattato come angioedema ed, in taluni casi, è stata necessaria anche l’ospedalizzazione. (Sosted H, Agner T, Andersen KE, Menne T. 55 cases of allergic reactions to hair dye: a descriptive, consumer complaint-based study. Contact Dermatitis 2002;47:299-303).

L’allergia da contatto alla PPD e ad altre ammine aromatiche correlate è valutata mediante patch test, usando l’1% di PPD in vaselina. Questa sostanza è inserita in gran parte delle serie standard per i patch test usati per valutare un’eventuale allergia da contatto in pazienti affetti da eczema. Tali esami possono, tuttavia, non riuscire a rilevare eventuali reazioni allergiche ad altre sostanze che sono contenute nelle tinture per capelli .

Il dato allarmante, come spiegato dai dermatologi, è che la frequenza con cui si manifestano le reazioni positive alla PPD durante i patch test è in aumento. E ciò è ulteriormente confermato da una recentissima indagine retrospettiva eseguita in una clinica di Londra su soggetti adulti affetti da dermatite da contatto, secondo la quale la frequenza di tali reazioni è raddoppiata negli ultimi sei anni fino al 7.1%.

Tale aumento, però, non può essere attribuito solo all’esposizione occupazionale, come nel caso dei parrucchieri, né alla pratica sempre più diffusa (soprattutto in vacanza) di tatuaggi non permanenti all’hennè, che contengono alte concentrazioni di PPD , né tanto meno ad un numero maggiore di pazienti sud-asiatici, particolarmente sensibili alle tinture per capelli. Tale aumento potrebbe anche essere dovuto ad un numero sempre maggiore di soggetti che fanno uso di tinture per capelli ed, inoltre, al fatto che il ricorso a questi prodotti avviene sempre più precocemente.

Che fare in caso di reazioni allergiche a una tintura?


Se nelle ore successive a un trattamento colorante si manifestano cefalea, gonfiore agli occhi, prurito e arrossamento del cuoio capelluto, è consigliabile andare subito dal medico o al pronto soccorso. Nei giorni seguenti sarà opportuno sottoporsi ai test allergologici. Il rischio di reazioni allergiche aumenta in presenza di forfora, dermatiti o eccessiva esposizione al sole.

Come ridurre il rischio di reazioni allergiche?


La prima volta che si fa una tintura è meglio farsene applicare un pochino su un ciuffo, magari della nuca, controllando che non appaiano prurito o rossori." Chi è allergico o soffre di problemi al cuoio capelluto può usare le tinture che si vendono in farmacia», spiega Fabio Rinaldi, dermatologo a Milano e presidente dell’International Hair Research Foundation. «Sono in genere più delicate di quelle fatte dal parrucchiere: non contengono ammoniaca e hanno dosi di coloranti inferiori».

Redazione Staibene

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